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Allergie alimentari: serve l’immunoterapia?

Allergie alimentari: serve l'immunoterapia?

Pensiamo a un bambino con problemi di allergie alimentari. È tanto sensibile che gli basta ingerire una minima quantità di un tal cibo per rischiare una reazione anafilattica e, per quanto faccia attenzione a evitare l’allergene, c’è sempre la possibilità di un contatto accidentale. Che cosa si può fare per lui?

«In questi casi può giovare l’immunoterapia desensibilizzante», dice Alessandro Fiocchi, responsabile della Struttura Complessa di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «Consiste nella somministrazione sotto controllo medico di piccole quantità dell’alimento, incrementando progressivamente il dosaggio. Il risultato è che il piccolo acquisisce maggiore tolleranza: continuerà ad essere allergico, ma non rischierà più una reazione grave per un contatto minimo».

Come funziona la terapia desensibilizzante o vaccino

Il bambino viene ricoverato in ospedale per una decina di giorni, durante i quali assume più volte al giorno piccole quantità dell’allergene. «Le prime somministrazioni provocheranno reazioni anafilattiche», spiega Fiocchi. «Ecco per quale ragione il trattamento richiede uno stretto controllo medico. Mai tentare il fai da te in questo campo: è pericolosissimo. Bisogna rivolgersi a un centro specialistico tra quelli che offrono questo servizio, registrati dalla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica».
Terminata questa prima fase più delicata, il piccolo torna a casa dove i familiari, in contatto con lo specialista, proseguono la somministrazione quotidiana di dosi crescenti, incrementandole molto lentamente. «Quando ricompaiono sintomi importanti, vuol dire che è stata raggiunta la soglia massima di tolleranza, che varia da persona a persona», dice l’allergologo. «Da quel punto in poi, il bambino dovrà continuare ad assumere ogni giorno la dose massima tollerata. Se interromperà la terapia di mantenimento anche per pochi giorni, la tolleranza acquisita verrà meno e tornerà alle condizioni iniziali, perché gli effetti del trattamento non sono permanenti, né modificano la storia naturale della patologia».

Per quali alimenti si può prescrivere

La terapia desensibilizzante in teoria è efficace su tutte le allergie alimentari. «Ma poiché l’allergia al latte e quella all’uovo si risolvono spontaneamente dopo i primi anni di vita, non vale la pena sottoporre a un trattamento così stressante un bambino sensibile a questi alimenti. Meglio aspettare», dice Fiocchi. «Di solito vi si ricorre per l’allergia alle arachidi o al pesce, che guariscono spontaneamente con l’età solo nel 30% dei casi».

Allergie alimentari: perché si interviene solo in casi selezionati?

Il 10% dei piccoli sottoposti a terapia desensibilizzante è costretto a rinunciare dopo le prime somministrazioni perché le reazioni sono tanto gravi da risultare pericolose anche sotto osservazione medica.
«È un trattamento molto impegnativo, indicato solo in pochi casi selezionati», dice Fiocchi. «Non devono essere sottoposti a terapia desensibilizzante i bambini con sintomi lievi e quelli che al contrario reagiscono in modo eccessivo alle prime dosi somministrate, quelli destinati a guarire spontaneamente col tempo e i piccoli allergici a un alimento poco comune, che è facile escludere dalla dieta».

di Cristina Valsecchi

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