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A che età un bambino può mangiare le vongole?

Poiché si tratta di alimenti altamente allergizzanti, occorre andarci cauti. Ecco quando si possono iniziare ad introdurre nella dieta dei bambini

A che età un bambino può mangiare le vongole?

Le vongole, proprio come le cozze, i calamari, ma anche i crostacei, sono degli alimenti ricchi di iodio, zinco, ferro, vitamina B12 e sono altamente proteiche. Sono anche cibi altamente allergizzanti (contengono molta istamina) e ne consegue che la maggior parte dei pediatri consiglia di introdurli nella dieta dei bambini dopo i 3 anni, quando il sistema immunitario è completamente sviluppato ed è più bassa la probabilità di una reazione allergica.

Non solo allergie…

I frutti di mare espongono chi li mangia non solo a eventuali reazioni allergiche, in caso di sensibilità, ma anche a infezioni alimentari (sono molto inquinati). Si possono, per esempio, contrarre l’epatite o la salmonella, che in età infantile possono essere pericolose per il bambino.

Vero è che oggi le vongole che arrivano sulle nostre tavole sono quasi tutte di allevamento e perciò sono prodotti ben controllati e difficilmente si incorre in pericoli di questo genere. È importante, comunque, fare molta attenzione alla conservazione (evitare gli sbalzi termici e soprattutto vietato congelare) e alla cottura (mai dare al bimbo pesce crudo). Inoltre, se il bambino ha già manifestato delle intolleranze a diverse cibi per precauzioni è meglio tenerlo alla larga da questi prodotti, nonostante mostri un certo interesse anche dopo i 3 anni.

Quali sono i sintomi delle tossinfezioni?

I sintomi sono i più comuni, dal dolore addominale al vomito, dalla diarrea al gonfiore diffuso. Si possono manifestare subito dopo aver mangiato i molluschi, soprattutto se la reazione è allergica, come con 24 ore di ritardo in caso di infezione intestinale. Il consiglio è quello di andare immediatamente al pronto soccorso per evitare lo choc anafilattico e la disidratazione.

Dopo i tre anni…

Se il bimbo ha superato il terzo compleanno senza intolleranze alimentari, potete provare a fargli assaggiare le vongole e le cozze. Come si fa? Proprio come in fase di svezzamento, si deve iniziare con una piccola quantità. La prima volta propone due o tre conchiglie, la seconda qualcuna in più (non superate mai le 15). Inoltre, si raccomanda che i frutti di mare siano comunque elementi di basso consumo: non si devono mangiare tutte le settimane. Non sono calorici, come abbiamo anticipato prima, sono proteici ma contengono anche parecchio colesterolo e non sono adatti in caso di ipercolesterolemia.

Ai bambini date solo frutti di mare comprati in pescheria o nella grande distribuzione (anche già surgelati) e cuoceteli per almeno 15 minuti, affinché la temperatura raggiunta in pentola sia sufficiente per abbattere gli agenti patogeni, virus o batteri. La stessa cosa vale se la donna è in gravidanza: è già una fase delicata, conviene evitare il pesce crudo, i funghi, i molluschi e i crostacei e, se proprio non riuscite a trattenervi, puntate sulla qualità del prodotto, la certificazione e la cottura.

Valentina Rorato

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