apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Fame nel mondo, 12 cose da sapere

Fame nel mondo, 12 cose da sapere

È uno dei giorni più celebrati in tutto il mondo. Lo si commemora infatti in 150 Paesi e pone al centro da sempre la lotta alla fame globale. Stiamo parlando del 16 ottobre, data in cui ricorre la fondazione della Fao (Food and agriculture organization) e in cui cade la Giornata mondiale dell’alimentazione. In Italia le celebrazioni ufficiali saranno anticipate al 14 ottobre, sul tema: “Il clima sta cambiando. L’alimentazione e l’agricoltura anche“. Cosa significa? Che i mutamenti climatici – al centro della prossima Conferenza dell’Onu, in programma a Marrakech dal 7 al 18 novembre – impongono uno sforzo di adattamento anche all’agricoltura. Che da un lato deve modificare la sua produzione, dall’altro deve abbatterne l’impatto ambientale. Risparmiando la risorsa idrica, per esempio, sempre più rara. E aiutando le popolazioni più povere ad affrontare le conseguenze più disastrose dell’effetto serra.

Su questi temi le Nazioni Unite hanno lanciato da tempo il programma alimentare mondiale Wfp (World Food Programme), che si occupa di assistere le popolazioni nelle varie crisi mondiali e di sostenere la ricostruzione post emergenza con programmi di sviluppo ad hoc. Come quello per l’alimentazione scolastica, che ogni anno fornisce cibo a 80 milioni di bambini in 82 Paesi. Per saperne di più: www.it.wfp.org. Proprio l’Onu fornisce una serie di cifre per spiegare, numeri alla mano, il fenomeno della fame nel mondo. Ecco alcune delle più significative, sintetizzate in 12 punti.

1. Oggi soffrono la fame 795 milioni di persone su una popolazione complessiva globale di circa 7 miliardi: significa che un uomo su nove nel Pianeta non ha di che sfamarsi, nonostante vi sia abbastanza cibo per tutti. Attenzione, però: nel 2050 saremo 9,8 miliardi e per sopravvivere avremo bisogno di un incremento del 70% della produzione agricola.

2. La stragrande maggioranza delle persone affamate vive in Paesi in via di sviluppo: 513 milioni in Asia e nel Pacifico, 224 milioni in Africa, 34 milioni in America Latina e nei Caraibi, 14 milioni negli Stati più ricchi del Globo.

3. Fra le cause più frequenti della fame: guerre, disastri naturali, povertà endemica. Anche le crisi economiche e finanziarie incidono.

4. Fame e malnutrizione rappresentano il primo rischio per la salute nel mondo: più di malaria, Aids e tubercolosi messi assieme.

5. La fame ha un costo economico anche per gli Stati – un bimbo affamato diventerà un adulto che guadagnerà in media dal 5 al 10% in meno di un suo coetaneo ben nutrito – e rappresenta una perdita secca, che può raggiungere l’11% del prodotto interno lordo.

6. Molte famiglie povere spendono per alimentarsi quasi tutto il loro budget mensile (70-80%), al contrario di quelle più ricche, che destinano a tale scopo circa il 20% del proprio reddito.

7. Circa l’80% della popolazione mondiale non usufruisce di alcuna protezione sociale. Su queste persone, perciò, le catastrofi naturali o le crisi economico-finanziarie hanno effetti devastanti, sprofondandole nella miseria.

8. La fame che i figli ereditano da una mamma malnutrita è uno dei maggiori impedimenti allo sviluppo del bambino. E la malnutrizione materno-infantile è la causa diretta o indiretta di quasi la metà dei decessi fra i bimbi sotto ai 5 anni: sono 3,1 milioni ogni anno.

9. Servono fra le 2000 e le 2500 calorie giornaliere per condurre una vita sana e attiva. Quelle assunte in eccesso dagli italiani, oggi, sarebbero più che sufficienti a eliminare la fame in Etiopia.

10. Aiutare le donne significa garantire a tutta la famiglia l’accesso al cibo. Numerosi studi dimostrano che gli alti tassi di malnutrizione sono collegati alle diseguaglianze di genere. Come ha sempre dichiarato il banchiere dei poveri Muhammad Yunus, inventore del microcredito con la sua Grameen Bank, un dollaro prestato a una donna è un dollaro investito nella salute, nell’istruzione e nell’alimentazione della famiglia.

11. Secondo il Wfp sono necessari 3,2 miliardi di dollari l’anno per assistere i bimbi affamati del mondo, di cui 1,2 miliardi da destinare a 23 milioni di bambini africani.

12.  Ben 67 milioni di bimbi non vanno a scuola: le famiglie povere sono spesso costrette a farli lavorare nei campi. Un pasto quotidiano garantito, però, rappresenta un forte incentivo alla frequenza scolastica. Bastano 20 centesimi di euro al giorno per fornire una tazza di porridge, riso o legumi a un bambino. E con 40 euro lo si sfama per un intero anno di studi.

FB.

Commenti