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Il pollo italiano cresce ad antibiotici? Non è vero!

Il pollo italiano cresce ad antibiotici? Non è vero!

Tra le leggende metropolitane che riguardano il cibo e l’alimentazione ne esiste una che sostiene che negli allevamenti di polli vengano usati gli antibiotici per favorire la crescita degli animali. Una credenza che non ha fondamento, ma che ronza nella mente di sette italiani su dieci, secondo i risultati di un recente sondaggio condotto a livello nazionale.

Solo dietro ricetta medica
In realtà negli allevamenti avicoli del nostro paese gli antibiotici si utilizzano solo a scopo curativo, quando si rivela necessario per la salute dell’animale, a seguito di una diagnosi esotto diretto controllo del veterinario. Secondo Guido Grilli, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Patologia Aviare prima di ricorrere all’antibiotico si adottano altri metodi preventivi, a cominciare dai sistemi di biosicurezza, dai vaccini e, solo se strettamente necessario perché l’animale è malato, si ricorre alla terapia antibiotica.  L’antibiotico, come nel caso degli uomini, è l’ultima risorsa, ma l’utilizzo preventivo o addirittura quello volto a favorire la crescita sono vietati dal 2006 in Europa. A garanzia del consumatore, poi, negli allevamenti italiani, quando gli animali devono assumere questi farmaci, viene imposto un “periodo di sospensione”, cioè un tempo di attesa che consenta al farmaco di essere smaltito.

Sempre meno farmaci in allevamento
In generale, comunque, negli allevamenti italiani di polli e tacchini il ricorso agli antibiotici è in costante diminuzione. Merito del Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario e la lotta all’antibiotico-resistenza in avicoltura, elaborato in modo volontario da UNAITALIA, in rappresentanza delle filiere avicole, in collaborazione con la Società Italiana di Patologia Aviarie, sotto la supervisione del Ministero della Salute. L’obiettivo era di ridurre del 15 per cento (rispetto al dato 2011) il consumo totale di antibiotici entro il 2015, e di arrivare a meno 40 per cento nel 2018. Ma in anticipo si è già raggiunto il tetto previsto per il 2018, con una riduzione dell’indicatore di consumo per l’anno 2015 rispetto al 2011 del 39,95 per cento. Del resto, i controlli sanitari confermano che nei polli italiani non ci sono residui di antibiotici. Numeri che smentiscono un pregiudizio e invitano le mamme alla fiducia.

 

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