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Il pollo e la sicurezza a tavola

Il pollo e la sicurezza a tavola

Se c’è un settore in cui l’Italia è autosufficiente è quello avicolo. Significa che il pollo che arriva in tavola è nazionale al 99 per cento e, per questa ragione, è sicuro. Basta leggere l’etichetta per scoprire tutta la storia del pollo, che, dalla produzione dei mangimi alla trasformazione, è legata al nostro paese. Dal 2015 una normativa europea impone di indicare l’origine della carne fresca, ma le carni bianche hanno cominciato prima, e volontariamente fin dal 2005, ad applicare questo sistema. Sull’etichetta è indicato il paese di allevamento e macellazione e quello di nascita degli animali (origine: Italia).

Un settore consolidato e forte
Una conferma ritenuta fondamentale per un settore economico di primo piano. È sufficiente scorrere qualche dato di carattere economico per capire come mai i polli che comperiamo sono nati nel Belpaese. In Italia, secondo gli ultimi dati, esistono 18.500 allevamenti che impiegano 38.500 addetti, con produzione e occupazione in gran parte concentrati in 6.000 allevamenti professionali con almeno 250 capi, cui si affiancano un gran numero di realtà di tipo rurale distribuite sul territorio nazionale. Le imprese industriali impegnate in questo settore sono 1600, con circa 25mila addetti diretti e sono localizzate principalmente in queste regioni: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Marche.

Una filiera che garantisce sicurezza
In Italia il pollo è sicuro ai massimi livelli perché si segue un approccio europeo chiamato “From farm to fork”, cioè dalla fattoria al piatto, con un complesso sistema integrato di controlli che garantiscono l’igiene del processo e un elevato standard di sicurezza. Vengono analizzati i mangimi, gli allevamenti, le fasi di trasformazione, il confezionamento e addirittura la logistica. Cautele necessarie, per garantire qualità e freschezza ad un prodotto tanto amato dalle famiglie degli italiani.

Quattro piccoli trucchi
Ma oltre alla lettura dell’etichetta, il consumatore ha altre armi da utilizzare per capire se la carne di pollo è fresca oppure no? Secondo gli esperti e i produttori ci sono almeno quattro indicatori. Anzitutto bisogna prestare attenzione al colore della pelle e alla morbidezza. Il colore della pelle varia a seconda della razza ma anche dal tipo di alimentazione del pollo; in ogni caso la pelle stessa non deve essere né asciutta né ispessita. La cresta, quando è presente, deve apparire rossa. Più in generale la carne deve essere morbida, lucida e leggermente umida. Ancora conviene dare un’occhiata al petto. Si tratta di uno dei tagli più apprezzati in cucina, per la sua versatilità e proprietà nutrizionali, ma è anche uno di quelli che mostra di più eventuali limiti nella freschezza. Le ossa del petto, come la pelle, devono essere elastiche; anche in questo caso la pelle deve inoltre essere sottile e fresca. Ancora, per capire cosa stiamo acquistando dobbiamo fidarci del naso: un odore troppo pungente e rancido metterebbe in difficoltà anche le narici meno sensibili e gli stomaci più forti. Infine, una carne non abbastanza fresca in cottura appare troppo asciutta, priva di umori, non succulenta e rivela una tendenza all’amaro. Evitate di portarla in tavola e tornate in negozio a lamentarvi!

 

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