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5 errori da non fare con figli maschi

5 errori da non fare con figli maschi

Se con le figlie femmine è facile commettere errori che possono imprigionarle in certi stereotipi di genere, impedendo lo sviluppo di tutte le loro potenzialità, a educare i figli maschi può accadere altrettanto. Ecco allora cosa è bene non fare se  l’obiettivo a cui si guarda è quello di crescere figli capaci di scegliere, di amare (prima di tutto se stessi), di trovare con facilità la loro strada, di avere  una buona vita affettiva nel significato più ampio del termine.  Con noi Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, papà di quattro figli, autore del libro Baciare, dire, fare. Cose che ai maschi nessuno dice (Feltrinelli).

1. Dire sempre e solo che è “forte”

«La tendenza comune» dice il dottor Pellai, «è quella di gratificare i maschi solo per certe peculiarità: la potenza, la forza, la capacità di fare da soli senza chiedere aiuto. Questo è un primo errore che  l’affermazione  “i maschi non piangono” , ancora utilizzata, stigmatizza e accentua». La ragione è semplice:  poiché è nella natura umana anche essere vulnerabili, anche avere bisogno di appoggiarsi a qualcuno, anche piangere, appunto, spiegare ai maschi che certi sentimenti sono impropri  nel loro genere di appartenenza significa in qualche modo costringerli a rinunciare alla ricchezza rappresentata da tutta la gamma delle emozioni.

2. Non dargli la possibilità di essere tristi 

«Riconoscere anche ai maschi che essere in grado di provare tutte le emozioni aggiunge valore alla loro persona e non certo ne toglie. è importante per favorire la crescita di uomini veri, cioè completi sotto ogni profilo», spiega il dottor Pellai. «E’ dunque un bene permettere ai maschi di dare spazio a sentimenti come la malinconia e il timore, come lo è evitare con cura di trasmettere il messaggio che è la rabbia l’unica emozione negativa a loro concessa». I maschi hanno diritto, come le bambine, di essere tristi, di avere paura, di sentirsi fragili e smarriti. E’ questo il modo per non indurli a credere che qualsiasi disagio psicologico avvertano debba essere espresso attraverso atteggiamenti aggressivi e violenti.

3. Chiacchierare solo di calcio e auto

Così come con le bambine bisognerebbe evitare di parlare solo di vestiti e di aspetto fisico anche con i maschi è opportuno diversificare i contenuti delle conversazioni. «E’ più che giusto chiacchierare di argomenti che suscitano l’interesse dei figli, maschi o femmine che siano»,  sostiene lo psicoterapeuta. «Tuttavia è possibile che con i maschi si sia tentati di parlare sempre di sport o di auto perché si presuppone che solo questo susciti il loro interesse. Può accadere cioè di pilotarli letteralmente, partendo da un presupposto che può essere sbagliato». Ecco allora che almeno qualche volta conviene indirizzare la conversazione verso argomenti unisex, come per esempio la geografia, il mondo degli animali, i personaggi dei libri.

4. Non prepararli alla pubertà

«Strano, ma vero: il 95 per cento dei maschi arriva alla prima polluzione notturna senza sapere di cosa si tratta e, quindi, molti ragazzi rimangono confusi, disorientati e spesso incapaci di chiedere aiuto agli adulti, per approfondire il tema dello sviluppo e della sessualità», afferma il dottor Pellai. «E’, dunque, un grave errore non preparare i maschi a quello che accadrà loro, non spiegare bene i cambiamenti fisici che li attendono e le manifestazioni che ne conseguiranno, prima tra tutte appunto l’eiaculazione spontanea durante il sonno«. Eppure questo sbaglio viene commesso da moltissimi genitori non solo, come si potrebbe pensare, per un generico senso del pudore che suggerisce di evitare argomenti delicati, ma anche perché viene ignorata la necessità di affrontare la questione. «L’ideale sarebbe che fosse il papà  a spiegare che cosa succederà e perché», dice lo psicoterapeuta. «Anche la mamma può però trovare le parole giuste». Quello che più conta è non solo a spiegare “tecnicamente” l’evento ma anche sottolineare la sua importanza in senso positivo, in quando segna l’ingresso in una delle tappe più importanti della crescita: la pubertà.

5. Lasciarli soli con la tecnologia

Vale per tutti i figli, ma per i figli maschi, se possibile, ancora di più: mai lasciarli soli a navigare in internet. «Il rischio è duplice: che sviluppino una vera e propria dipendenza poi difficile da risolvere e che si imbattano nella pornografia», avverte il dottor Pellai. E la pornografia è pericolosa perché può indurre a credere che la sessualità non coinvolga i sentimenti, ma sia solo pulsione ed eccitazione. Può suggerire l’ingannevole idea che il femminile sia costituito solo da “seni e glutei”,  con quel che di pessimo ne può conseguire per la vita affettiva e di relazione. Al riguardo, anche l’esempio è importante: se si vuole che un figlio maschio raggiunga un ottimo grado di evoluzione personale è irrinunciabile che il papà dimostri rispetto per la figura femminile, con gli atteggiamenti prima di tutto ma anche evitando quei luoghi comuni che possono suggerire che le donne siano persone in qualche modo di serie B. Così i figli maschi possono diventare persone di grande spessore emotivo, a tutto vantaggio della realizzazione di sé.

Laura de Laurentiis

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