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Allergia al gatto: cosa fare con i bambini?

Starnuti, lacrimazione, occhi arrossati, palpebre gonfie, prurito: di solito i sintomi di un’allergia agli animali sono facilmente riconoscibili perché molto chiari e pressoché immediati dopo il contatto con il ‘fattore scatenante’, il nostro amico a qattro zampe

Allergia al gatto: cosa fare con i bambini?

È un fenomeno relativamente diffuso: da studi americani risulta che, su 10 soggetti allergici, 3 sono sensibilizzati nei confronti degli animali con pelo. «L’animale che più di altri scatena queste reazioni è il gatto», spiega Maria Pia Guarneri, responsabile dell’Ambulatorio di Allergologia Pediatrica dell’Ospedale San Raffaele di Milano. «A seguire il cane, il cavallo, il coniglio e altri animali come furetti e criceti». Cosa fare, allora, in caso di allergia al gatto o simili?

Che cosa scatena il fastidio?

«Gli allergeni sono soprattutto di origine salivare, oppure prodotti dalle ghiandole sebacee», risponde la specialista. «Quando l’animale
si lecca, si depositano sul pelo, dove si seccano e desquamano con la cute. A questo punto le particelle di ‘forfora’, che soprattutto nel gatto sono leggere e volatili, si disperdono e vanno a depositarsi nell’ambiente circostante e sui vestiti dei conviventi, provocando l’allergia in chi ne è predisposto».

A volte i sintomi sono intensi

In caso di allergia al gatto, la più comune delle manifestazioni è quella di una classica oculo-rinite: starnuti, ostruzione nasale, occhi arrossati, lacrimazione. «Ma ci sono bambini che possono avere risposte più severe, con un coinvolgimento delle vie respiratorie più basse e lo sviluppo di sintomi tipici dell’asma: tosse secca, sibilo, affanno», continua Guarneri. «In genere, la sintomatologia è scatenata da un contatto diretto, come accade, per esempio, quando il piccolo prende in braccio l’animale e lo accarezza. Nei soggetti più sensibili basta che il bambino entri in un ambiente in cui in precedenza c’è stato un amico a quattro zampe o incontri persone che convivono con questi ed ecco che può avere una reazione allergica, anche intensa».

Per una diagnosi certa servono test specifici

Come comportarsi in caso di allergia al gatto o agli animali domestici più in generale? «Dopo un’accurata visita in cui si raccolgono informazioni sui sintomi, la conferma diagnostica avviene con i test allergologici: i prick test, con cui è possibile osservare la reazione della cute nei confronti di estratti purificati di allergene dell’animale. O anche mediante un prelievo del sangue in cui si ricerca la presenza di IgE specifiche verso gli stessi», spiega l’esperta. «Se l’allergia è confermata, deve essere impostata una terapia farmacologica antiallergica, con antistaminici, spray nasali, colliri». Occorre per forza lasciare l’amico peloso? «Diciamo che la misura più efficace sarebbe, in effetti, l’allontamento della causa che scatena l’allergia», risponde Guarneri. «Si tratta, però, anche della soluzione più dolorosa: il legame affettivo stabilito con l’animale con cui si convivedi solito è molto forte e l’idea di un distacco può provocare una profonda sofferenza. Questo induce molti genitori a cercare strade alternative, che possano portare a una soluzione di compromesso».

Animali domestici e allergieCosa c'è da sapere

Allergia al gatto: strategie di prevenzione

«Un primo accorgimento è quello di lavare spesso il nostro amico a quattro zampe», afferma la specialista. «Essendo il manto un ‘serbatoio’ di allergeni, lavare l’animale serve a diminuirne la quantità. Certo può non essere facile: per ridurre la carica allergenica in modo significativo sarebbe necessario un bagno una volta alla settimana e non tutti gli animali amano l’acqua.
Un’altra strategia è quella di tenere il più possibile separati il piccolo e il suo amico: quest’ultimo, soprattutto, non deve mai avere accesso alla cameretta del bimbo. Infine, è indispensabile osservare la massima igiene dell’ambiente e delle persone: usare aspirapolveri ad acqua con l’apposita funzione ‘pet’ per garantire un’aspirazione potente; purificare l’aria con depuratori dotati di filtri ad alta efficienza; lavare le mani dopo aver toccato l’animale; cambiare i vestiti quando si rientra dopo la passeggiata con lui. Sono tutte misure che possono risultare più o meno efficaci, in base alla costanza con cui si adottano e al grado di sensibilizzazione agli allergeni».

In attesa che arrivi il cucciolo

Che fare se in famiglia non c’è ancora un animale, ma si sta pensando di accoglierne uno? «Se si teme che il bambino possa avere problemi, vale la pena consultare un allergologo pediatra, che dopo una anamnesi mirata, eseguirà uno screening allergologico per valutare la situazione», suggerisce Maria Pia Guarneri. «Essere figli di genitori allergici, in particolare agli animali, aumenta infatti il rischio che si possa sviluppare il disturbo. In tale situazione sarebbe auspicabile che il piccolo effettuasse test allergologici che escludano sensibilizzazione nei confronti dell’animale con cui si decide di convivere, ma anche agli acari della polvere, che tendono ad annidarsi nel suo manto». A questo punto, se tutto va bene, si può dare il benvenuto al nuovo compagno, in piena tranquillità.

di Francesca Mascheroni

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