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Allergie di stagione: cosa c’è da sapere

A partire dalla diagnosi: da fare passo dopo passo!

Allergie di stagione: cosa c'è da sapere

«La prima cosa che mamma e papà devono fare, se sospettano che il loro bimbo soffra di allergie di stagione, è rivolgersi allo specialista allergologo, con la prescrizione del pediatra di famiglia», suggerisce Marzia Duse, presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica.

«L’allergologo visita il piccolo paziente, parla con i genitori, raccoglie la sua storia clinica e prescrive i test cutanei, i cosiddetti prick test, che permettono di stabilire a quali allergeni è sensibile il bambino», spiega Elio Novembre, direttore dell’Unità Operativa di Allergologia dell’Ospedale Meyer di Firenze.

Se i sintomi sono severi e compromettono la qualità di vita del piccolo, lo specialista può proporre l’immunoterapia desensibilizzante. «In tal caso, bisogna sottoporre il paziente a un altro esame: un’analisi del sangue per stabilire a quali epitopi dell’antigene è sensibile», dice Duse.
«Gli epitopi sono piccole parti della molecola dell’antigene che possono essere riconosciute dagli anticorpi del soggetto allergico. Sulla base del risultato di questo esame si può prevedere con una discreta attendibilità se la terapia desensibilizzante avrà successo e dunque decidere se intraprenderla o meno».

Allergie di stagione: quando è colpa del farmaco

«Le allergie ai medicinali sono rare ma pericolose», osserva Alessandro Fiocchi, responsabile del Servizio di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico del Bambino gesù di Roma. «Nella maggior parte dei casi, quando la famiglia segnala al pediatra una sospetta reazione allergica del bambino a una medicina, si tratta di un falso allarme: gli accertamenti escludono l’allergia e il sintomo rilevato è dovuto a una causa diversa. Quando invece l’allergia c’è, di solito è grave e può rappresentare una minaccia seria».

Che fare, quindi, se un bimbo è allergico a un farmaco? «In linea di massima, si evita di somministrarglielo», risponde Elio Novembre. «Al giorno d’oggi abbiamo un’ampia scelta di soluzioni. Per esempio, se il bambino è sensibile a un determinato antibiotico, se ne sceglie uno diverso».

Si ricorre alla terapia desensibilizzante solo quando non se ne può fare a meno, quando il paziente ha bisogno proprio di quella medicina e non può sostituirla con altre. «In tal caso, la terapia va fatta obbligatoriamente in ospedale, in un ambulatorio dedicato a questo tipo di intervento, perché il rischio di una reazione grave è elevato», dice Fiocchi.

«Inizialmente si somministra una dose minima del farmaco cui il paziente è allergico, per poi aumentarla e indurre tolleranza», spiega Marzia Duse. «Gli effetti della desensibilizzazione, però, sono temporanei».

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