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Allergie: il ‘vaccino’ che aiuta i bambini

Con l’arrivo della primavera possono rendere la vita davvero difficile. Ecco come combatterle (non solo con gli antistaminici)

Allergie: il 'vaccino' che aiuta i bambini

Si avvicina la stagione dei pollini e per i bimbi allergici, sempre più numerosi, si prospettano settimane di asma, rinite e congiuntivite. Gli antistaminici e gli altri farmaci sintomatici non sono le uniche armi disponibili per combattere questo tipo di allergie. C’è un’altra strada che può liberare dalla malattia allergica a lungo, a volte per sempre: i cosiddetti vaccini anti-allergici.

Così si ‘educa’ il sistema immunitario

«Il nome corretto è immunoterapia desensibilizzante specifica. Consiste nella somministrazione a piccole dosi degli allergeni responsabili del disturbo», spiega Elio Novembre, direttore dell’Unità Operativa di Allergologia dell’Ospedale Meyer di Firenze. «In questo modo si abitua il sistema immunitario: col tempo si induce una tolleranza immunologica di lunga durata nelle persone sensibili».
Negli ultimi anni, grazie ai progressi della farmacologia molecolare, i vaccini contro le allergie sono diventati sempre più mirati ed efficaci. «Ma devono essere prescritti in modo appropriato: i pazienti che possono trarne giovamento devono essere selezionati rigorosamente, identificando con precisione gli allergeni responsabili dei loro disturbi. A volte non è facile, per esempio in presenza di allergie multiple», dice Marzia Duse, presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica.

Chi ne può giovare?

Gli adulti, i ragazzi e i bambini a partire dai 3 anni di età. «Ma di solito aspettiamo i 6 anni, quando i sintomi della malattia allergica si sono stabilizzati», spiega Elio Novembre.
In commercio si trovano vaccini efficaci contro le reazioni respiratorie a diversi allergeni. «In primis ai pollini, agli acari, alla forfora di cane, gatto, cavallo», dice Alessandro Fiocchi, responsabile del Servizio di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «E contro le reazioni al veleno degli imenotteri, cioè alla puntura delle api e delle vespe». Meno efficaci sono quelli per la dermatite allergica. «Perché le manifestazioni cutanee sono caratterizzate da una componente infiammatoria che, una volta attivata, il vaccino non riesce del tutto a spegnere, pur desensibilizzando il sistema immunitario dall’allergene», spiega Marzia Duse. Bisogna considerare la gravità dei sintomi. «Se sono lievi, tollerabili, conviene trattarli all’occorrenza con farmaci sintomatici. Non vale la pena intraprendere la terapia desensibilizzante, che è lunga ed è piuttosto impegnativa», dice Fiocchi. «Si tratta di assumere gocce o pillole tutti i giorni alla stessa ora, oppure di andare 6-8 volte all’anno in ospedale a fare le iniezioni».

Che cosa si intende per allergia?Scoprilo qui

Allergie: una lunga cura

Alcuni vaccini orali vanno assunti quotidianamente per tutta la durata della terapia, altri una volta a settimana, oppure tutti i giorni, ma solamente nelle settimane che precedono la stagione dei pollini. Per ottenere risultati duraturi, bisogna seguire la terapia per un minimo di 3 anni. «Talvolta ne occorrono 4 o 5», dice Marzia Duse. “Ma se dopo un anno non ci sono benefici, meglio lasciar perdere. Al termine del trattamento, l’allergia non c’è più, oppure i suoi sintomi sono fortemente attenuati. Il soggetto desensibilizzato può rimanere in questa condizione per sempre, oppure può tornare a manifestare allergia dopo 10 o 15 anni. In tal caso, di solito è sufficiente ripetere la terapia per un anno, come una sorta di richiamo vaccinale».

Gocce, pillole o iniezioni

La via iniettiva sottocutanea e la via orale, ad assorbimento sublinguale, sono le due possibili modalità di somministrazione dei cosiddetti vaccini anti-allergici. «Le iniezioni», spiega Alessandro Fiocchi, «vanno fatte nell’ambulatorio dello specialista allergologo, perché introdurre l’allergene in modo così diretto nell’organismo comporta un rischio di reazione allergica grave ed è necessario che l’operazione si svolga sotto controllo medico».
Negli ultimi anni sono entrati in commercio diversi preparati che si somministrano per bocca: gocce o pillole da tenere per un paio di minuti sotto la lingua. Si sciolgono e il principio attivo viene assorbito dalla mucosa. Possono dare lievi reazioni infiammatorie locali, bruciori di stomaco o disturbi intestinali, ma non sono documentate reazioni gravi. Questi farmaci possono quindi essere somministrati anche a domicilio.
Dal punto di vista dell’efficacia sulle allergie, le due modalità sono equivalenti. «Di norma, per trattare i bambini si sceglie la via orale, per loro è più accettabile», conclude Fiocchi, «mentre ci sono ragazzi e adulti che preferiscono il disagio di andare in ospedale ogni tanto a fare le iniezioni al vincolo di prendere tutti i giorni il farmaco».

di Maria Cristina Valsecchi

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