apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Antibiotico: glielo diamo o no?

In teoria tutti sono d’accordo: i farmaci vanno usati solo se proprio servono altrimenti fanno danni. Ma come ci si regola se di mezzo ci sono i bambini?

Antibiotico: glielo diamo o no?

Quando un bimbo sta male «è logico che i genitori chiedano al pediatra di farlo stare meglio il prima possibile e, se sono convinti che l’antibiotico sia la soluzione lampo, vogliono un antibiotico», osserva Mattia Doria, pediatra di famiglia della ASL 3 Serenissima del Veneto e presidente del Centro Studi Veneto per la Formazione e la Ricerca in Pediatria. «Spetta al pediatra, perciò, spiegare che nell’80% dei casi le infezioni delle vie respiratorie nei piccoli sono virali e che dare l’antibiotico non aiuta a stare meglio. Anzi: espone a effetti indesiderati tra cui la comparsa di infezioni batteriche resistenti agli antibiotici».

Ci vuole buona mira

Gli antibiotici sono un’arma formidabile, ma bisogna saperle usare. Sono molecole prodotte da microrganismi per farsi guerra tra loro, isolate e replicate dai farmacologi. Agiscono perforando la membrana esterna delle cellule batteriche, manomettendo il loro metabolismo oppure bloccando la loro capacità di riprodursi e proliferare.
Per utilizzare quest’arma, però, occorre buona mira, perché gli antibiotici nel complesso sono efficaci solo contro i batteri e perché ciascuno di loro è attivo in modo specifico contro determinati microrganismi.
«Per trattare un’infezione batterica non va bene un antibiotico qualsiasi», precisa Maurizio De Martino, direttore della Clinica Pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze. «Il medico sceglie quello giusto servendosi dell’antibiogramma, un esame di laboratorio che valuta la sensibilità a questo o quel farmaco dei batteri patogeni raccolti con un tampone faringeo oppure dalle urine».

AntibioticiLe 5 regole d'oro

Antibiotico: il vantaggio di saper aspettare

Antibiotici dati a casaccio creano molti problemi nel futuro, in particolare la cosidetta antibiotico resistenza. I batteri, infatti, si riproducono a grande velocità e si adattano facilmente all’ambiente. Se vengono attaccati con un’arma poco efficace oppure l’attacco viene sospeso prima che siano stati tutti eliminati, quelli più resistenti sopravvivono e danno vita a una nuova generazione meno suscettibile al farmaco utilizzato.
Il problema diventa sempre più serio: la circolazione di batteri patogeni simultaneamente resistenti a più antibiotici allarma ormai
la comunità scientifica mondiale.

Che cosa aiuta a scegliere bene

«Idealmente, ogni pediatra di famiglia dovrebbe essere attrezzato per effettuare nel suo ambulatorio alcuni semplici esami per determinare l’origine di un’infezione, come il tampone faringeo oppure l’esame dell’orecchio con l’otoscopio pneumatico, per distinguere le otiti batteriche da semplici infiammazioni dovute a un’infezione virale delle vie respiratorie», spiega Mattia Doria.

«Talvolta, però, di fronte a segni clinici non facili da interpretare, il medico opta per una terapia empirica, cioè prescrive antibiotici anche senza avere la certezza dell’agente patogeno responsabile della malattia».
È una pratica che accelera le decisioni terapeutiche, anni fa più comune, ma vista la consapevolezza attuale sui rischi dell’abuso di antibiotici, oggi da evitare.
«Se il bimbo non sta troppo male, meglio aspettare qualche giorno e osservare le sue condizioni fino ad avere informazioni certe sulla natura dell’infezione», continua Doria. «Non bisogna neppure prescrivere antibiotici a scopo profilattico, per prevenire eventuali sovrainfezioni batteriche. Gli antibiotici servono solo a curare infezioni già in corso».

Qual è il margine di manovra dei genitori

«I medicinali utilizzati normalmente per trattare i sintomi delle infezioni nei bambini, vale a dire antipiretici e analgesici come il paracetamolo e l’ibuprofene, non creano problemi di interazione con gli antibiotici, quindi possono essere somministrati quando serve senza preoccupazione.
Naturalmente questi farmaci si somministrano a ragion veduta: con una temperatura sopra i 38° C – 38,5 °C presa all’ascella e rispettando le dosi prescritte», dice il pediatra. «Prima di dare al piccolo altri prodotti da banco, integratori o fitoterapici, è opportuno invece parlarne col medico curante».
Una particolare cautela si impone solo se il bambino soffre di una malattia cronica per cui deve assumere con continuità farmaci come immunosoppressori o neurologici, per fare una scelta mirata. Ma il pediatra già lo sa.

FarmaciCome somministrarli ai bambini

di Maria Cristina Valsecchi

Commenti