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Aspettare? Non fa per lui!

Chiedere ai bambini di attendere a volte è un’impresa. Se non hanno un obiettivo o un impegno, la loro pazienza viene meno. Così faticano a gestire i ‘tempi morti’, si innervosiscono e finiscono per protestare

Aspettare? Non fa per lui!

Alzi la mano chi s’è trovato, almeno una volta nella vita, in coda al super, in attesa dal medico, fermo al semaforo con bambino, efferato, annesso. Perché lui di aspettare non ha la benché minima voglia. E allora? Tre casi tipici che la nostra esperta risolve così.

Aspettare dal pediatra

L’appuntamento dal medico è previsto a un’ora precisa, ma ci sono dei ritardi… Il bambino comincia a scalpitare. «L’attesa crea una situazione particolarmente stressante perché il piccolo non sa bene cosa potrebbe accadere e, magari, ha anche dei ricordi negativi legati a quel luogo», spiega Elena Giulia Montorsi, psicologa e psicoterapeuta. «Ha paura e il desiderio è di scappare via».
Un buon sistema per tranquillizzarlo è impegnarlo in qualche attività. «Non ci si può aspettare che il bimbo giochi da solo mentre noi guardiamo il cellulare o sfogliamo una rivista: bisogna fare qualcosa con lui», continua l’esperta. «Si può inventare una gara con le macchinine che il pediatra ha nello studio o usare un oggetto portato da casa. Mentre si gioca, è bene parlare al piccolo. Non bisogna dirgli di non preoccuparsi: se il bimbo soffre per la visita, perderà fiducia in noi, visto che lo avevamo rassicurato. Conviene, invece, puntualizzare che gli restiamo accanto e, anche se qualcosa gli procurerà fastidio, sarà per il suo bene».

CapricciCapirli per affrontarli

In attesa mentre mamma è al telefono

Quando mamma o papà sono impegnati in una telefonata, i figli cercano di richiamare la loro attenzione. Se il genitore non risponde al volo, cominciano pianti e arrabbiature che creano insofferenza e fastidio nell’adulto, soprattutto se all’altro capo del filo c’è una persona ‘importante’. «Il genitore deve sempre tenere conto delle caratteristiche del figlio», dice la psicologa. «Alcuni bimbi interferiscono di rado. Quando lo fanno, è giusto ascoltarli, mettendo in pausa la telefonata: potrebbe esserci una reale necessità, di cui è bene occuparsi. Quando, invece, il bambino richiede attenzioni costanti, l’approccio cambia. Se è piccolo, si può mettere la chiamata in pausa, spiegare che mamma o papà sono impegnati e che, non appena avranno finito, faranno qualcosa di bello insieme». Con interferenze reiterate, bisogna invece contenerlo, consapevoli del fatto che sta solo cercando attenzione perché vuole essere il centro della vita della famiglia e non accetta intromissioni, tanto più da persone a lui estranee.

Aspettare al supermercato

Quando si arriva alla cassa del supermercato e occorre perdere un po’ di tempo in coda perché, ad esempio, è orario di punta oppure è sabato, il bambino potrebbe finire col mostrare insofferenza.  «Come prima cosa va detto, però, che i bimbi sono scaltri: si scatenano in capricci perché sanno bene con chi possono o non possono farli. Da quando sono piccoli, infatti, mettono alla prova le persone che si prendono cura di loro per vedere con chi riescono a spuntarla e con chi, invece, no», sottolinea Montorsi. «Al supermercato, poi, giocano sul senso di imbarazzo, di vergogna, persino di inadeguatezza dell’adulto di fronte agli altri». L’importante è non cadere nella trappola. Per questo, davanti alle ‘scenate’ del bambino non servono spiegazioni, né tante parole. Ciò che conta, e ripaga, è mantenersi impassibili e guardare il figlio come per dirgli: ‘Hai finito?’. Insomma è fondamentale mantenere i nervi saldi: il bimbo si abituerà a sopportare, senza imporre acquisti inutili e senza piangere.

di Caterina Belloni

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