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Baby yoga: namaste, alé!

A suon di 'Om', il baby yoga conduce i bambini in un viaggio avvincente alla scoperta di sé e degli altri, tra giochi d’equilibrio e concentrazione dai benefici indiscussi

Baby yoga: namaste, alé!

Assodato: lo yoga in età pediatrica (noto anche come baby yoga) è molto utile alla crescita e allo sviluppo sano dei bambini. Ne sono consapevoli i pediatri della SIPPS, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, che consigliano la pratica fin da piccoli. Lo sa il MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che lo supporta nelle scuole. Ne è certa Antonietta Rozzi, la sola docente occidentale ad avere una cattedra in materia yoga, all’Università di Bolzano, che sottolinea come «questa antica disciplina ascetica e meditativa orientale sia materia scolastica dal 1998. In Europa, l’Italia è stata la prima ad averla inserita tra le attività curriculari. Ma ancora non basta: per aiutare i piccoli nel loro percorso di maturazione fisica e mentale occorre far leva sui grandi: sensibilizzare i più scettici e far capire loro che i benefici, tantissimi, possono cambiare la vita di tutti. Naturalmente in meglio».

Baby yoga: yoga a tutti gli effetti

«È durante il delicato periodo dell’infanzia che affiniamo la relazione fondamentale tra la percezione di noi stessi e il corpo in cui siamo», chiarisce subito Antonietta Rozzi. «Proprio per questo motivo lo yoga diventa strumento prezioso per la crescita, dal momento che persegue gli stessi fini della pedagogia: quelli di accompagnare il bambino nel suo percorso, attraverso lo sviluppo delle sue potenzialità e di una personalità equilibrata, autonoma, libera da condizionamenti. Già a 5 anni, età in cui, per la precisione, non si pratica uno pseudo yoga, ma un baby yoga, cioè uno yoga a tutti gli effetti: stessi programmi, stesse tecniche, stessa metodologia dello yoga per noi adulti. A cambiare sono i tempi: ridotti per i bambini che, in quanto tali, non sono ancora padroni di tutte le loro funzioni motorie. Senza contare che ossa e cartilagini non sono del tutto formate. Per loro sono sufficienti pochi minuti di attività, fatta però con tutti i crismi».

I bambini fanno OmPerché sì

Lo yoga aiuta a sviluppare e mantenere una postura corretta

«Questo grazie agli àsana, posizioni o posture che insegnano a conoscere il proprio corpo e a svilupparlo in maniera armonica, magari non del tutto consapevole – stiamo sempre parlando di bambini – ma senz’altro attenta. E con lo sguardo sempre rivolto al gioco». Ci vuole, infatti, un pizzico di immaginazione (e tanto divertimento!) per assumere, ad esempio, la posizione dell’albero o dell’aereo, quella del fenicottero, del cane o del cobra… Da soli o con mamma o papà perché il bello dello yoga è che si può praticare anche insieme, raccontando una favoletta che abbia per protagonista il soggetto della posizione da assumere. «Il bambino è così portato a riflettere su quanto gli viene detto. E, calandosi nel contesto, assumerà più facilmente l’àsana proposto. Riuscirà persino a mantenerlo: bastano pochi secondi. Il tempo necessario, a questa età, per prendere coscienza del proprio corpo. Per maturare via via un buon grado di concentrazione – cosa di cui i bambini di oggi hanno bisogno – e cognizione di sé. Aspetto quest’ultimo dai risvolti sociali fondamentali: un bambino consapevole e attento, magari a non urtare il vicino quando per un àsana deve allargare le braccia, impara in fretta a calcolare, e a rispettare!, chi gravita nella sua orbita».

Lo yoga insegna a respirare

Anche nel baby yoga esistono vere e proprie tecniche di respirazione. Quella che le racchiude tutte è il pranayama: da prana, che significa fiato, respiro, vita, energia, forza, e ayana, vale a dire controllo, lunghezza, espansione. Il pranayama consiste, dunque, nel controllo e nell’estensione del respiro che aiuta noi adulti a gestire al meglio l’energia vitale. Per i bambini si traduce in giochi respiratori che avvengono in assoluta sicurezza. Senza, cioè, che il respiro subisca interruzioni o venga sospeso. Anche in questo caso il divertimento è assicurato. Diventa, cioè, spassoso per i più piccoli apprendere che il respiro può avere ritmi diversi: regolare quando si cammina, veloce o affannoso dopo una corsa o a seguito di un’emozione intensa. «Crescendo impareranno a capire che il respiro ha considerevoli effetti sullo stato emotivo. È, cioè, uno strumento efficientissimo da usare a proprio favore in qualsiasi situazione, luogo, momento».
Per la serie: “Prendi un bel respiro e tranquillizzati”. Un consiglio semplice, ma mai banale: migliore di un comune “non è successo niente”, che nega o sopprime un’emozione, o di un “vuoi una caramella?”, che fa del cibo la soluzione di un problema. Assolutamente da evitare!».

Più rilassati e sicuri con il baby yoga

E i bambini ne hanno bisogno. «Un giorno, a inizio lezione, uno di loro mi chiese: “Se facciamo i bravi ci fai rilassare?”. Come se il rilassamento fosse un premio. No! Il rilassamento deve essere un rito, a maggior ragione in una società frenetica come la nostra che impone competizione e pretende performance. Spesso siamo noi genitori a generare ansia nei nostri figli perché, più o meno consapevolmente, più o meno esplicitamente, riversiamo su loro le nostre aspettative. E loro, in tutta risposta, temono di deludere o di non farcela. Con le tecniche di rilassamento assicuriamo momenti di riflessione importanti in cui anche i piccoli imparano a mantenere uno stato emotivo stabile, a sopportare (e superare) meglio le emozioni negative, ad apprezzare quelle positive. Aumenta così l’autostima. Cresce pure la creatività: quando ci si rilassa e ci si ferma a pensare, idee e soluzioni affiorano spontaneamente». Come dire: lo yoga è l’ascolto di sé. Meglio se in un luogo di condivisione e amicizia dove sostegno e forza permettono ai bambini di sviluppare le competenze sociali in maniera ottimale. Senza vincitori né vinti: in questa disciplina l’agonismo non conta. A vincere è l’Om. E allora, Namaste. Benvenuti!

A che età cominciare

Tra giochi e favole – poco importa che arrivino dalla più classica delle tradizioni occidentali o siano tratte da leggende orientali – non è mai troppo presto. I “baby yogi” di oggi saranno adulti vincenti domani.

A 4-6 anni
L’insegnante racconta storie in cui i protagonisti sono per lo più animali. Mentre parla, i bambini assumono le posizioni degli animali citati. Ma gli àsana possono anche esprimere concetti. Quello del comfort o Sukhasana, ad esempio, consiste nel restare seduti con le gambe incrociate, mani giunte davanti al petto, con una sequenza di movimenti e una durata che sarà l’insegnante a suggerire nel rispetto dell’età del bimbo. Troppo facile? Provateci!

Dai 7 ai 9 anni
Gli àsana si fanno più complessi. L’albero o Vrkasana, che a 4-5 anni richiede di restare in equilibrio pochi secondi, piede sinistro sul destro senza alzare troppo la gamba, e braccia libere, adesso consiste nel portare una gamba al ginocchio con le braccia unite sopra la testa. Una posizione di equilibrio da tenere per almeno 10 o 15 secondi prima del consueto rilassamento finale.

Dai 10-11 anni
I bambini, ormai alla soglia della preadolescenza, hanno bisogno di sfide. Motivo per cui le sedute si fanno più stimolanti. Il gioco, sempre determinante, rende agevoli posizioni via via più articolate. L’albero allora consisterà nel portare il tallone all’inguine, con il ginocchio piegato bene aperto. La posizione andrà mantenuta il più a lungo possibile e il bambino verrà invitato a capire se vi siano differenze tra la sua parte destra e quella sinistra. Non sta in equilibrio? Lo si aiuterà ad accettare il “fallimento”. Anche questo è un insegnamento. Per tutta la vita.

Tre domande a… Francesca Senette*

Lei e lo yoga. Ovvero?
«Una grande storia d’amore. La più intensa che mi sia capitata, quella che almeno negli ultimi anni mi ha cambiato maggiormente. E tutto per caso. Ho sempre avuto la fissa per lo sport, quello “vero” dicevo io: palestra, zumba, pesi… Lo yoga? Troppo soft per una “tosta” come me. Poi, tre anni fa, la rivelazione dopo una lezione prova che mi ha fatto sentire davvero inadeguata. Uno choc per la mia (fragile) autostima».

E da allora?
«Pratico yoga 4-5 volte alla settimana, anche con i miei bambini. Per Tommaso, quasi 5 anni, è un gioco di emulazione. Io gli racconto delle storie e lui mi segue a suon di posizioni di animali. Alice, quasi 12, è più brava di me. Al di là dei risultati, amo assaporare con i miei figli la bellezza del silenzio, per far capire loro che solo così possiamo ascoltare ciò che sentiamo dentro».

È vero che lo yoga salva?
«Sì. E lo fa nella misura in cui porta a una piena e consapevole conoscenza di te stesso, dei tuoi limiti, delle tue potenzialità. Non scorderò mai una verifica dei verbi di mia figlia: diciamo “un po’ così”. A casa, invece, prove sempre perfette. Perché tanta differenza? Questione di ansia: se impari a gestirla, anche l’ostacolo apparentemente insormontabile si appiana. E ti restano le energie sufficienti ad affrontare molto altro».

* giornalista, conduttrice insieme a Renata Centi di Yo Yoga! su DeA Junior, autrice sempre con Renata Centi del libro Yoga Box, De Agostini.

di Chiara Amati

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