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Capricci ordinari

Capricci ordinari

Già, capricci ordinari. Sembra che ogni giorno ce ne sia uno. E ammettiamolo, sono il modo migliore per farci saltare i nervi, in genere quando meno ce lo possiamo permettere. Due esempi con tanto di soluzione.

Capricci ordinari: l’ho perso!

Che sia il peluche o altro, per il bambino è sempre una grave perdita. E, se non li ritrova, un dispiacere.

I bambini investono gli oggetti di un grande significato affettivo: anche i più anonimi, per loro hanno vita propria e perderli è come un piccolo lutto. «Anche perché la scomparsa di un oggetto mette i bambini nelle condizioni di accettare qualcosa che ancora non riescono: l’ignoto, la sparizione inspiegabile», spiega Elisabetta Rossini pedagogista, autrice, con Elena Urso, di I bambini devono fare i bambini, Rizzoli, 14 euro.
«Se l’oggetto è andato smarrito, meglio inventare una storia che gli restituisca una collocazione: raccontare che la macchinina è stato trovata da un altro bambino che se ne sta prendendo cura o che il peluche è tornato dalla mamma. Quel che più rattrista il bambino è che l’oggetto si senta solo».
Non fargli lezioni tipo: “Ben ti sta, così impari la prossima volta”, servono solo a mortificare e irritare il bambino e non fanno “prevenzione”», consiglia Elena Urso.

Ha smarrito TeddyRisolvi la situazione così

Capricci ordinari: dorme solo in braccio

E’ il problema di tutte le sere: di andare nel lettino non se ne parla. La nanna solo se stretto al petto.

Fino all’anno di età un bimbo non ha risorse per addormentarsi da solo nel lettino. E del resto si consiglia di lasciare i bimbi in una stanza separata solo da questa età.
«Perché si abitui alla novità devono essere pronti per primi i genitori perché, presa la decisione, non si deve tornare indietro», spiega Rossini: «Scegliendo un periodo
di vita tranquillo e usando un tono di voce pacato ma fermo, che anche il piccolo coglie, si spiega che d’ora in poi dormirà da solo, come è capace di fare».
Lo si corica, si segue un rito della buonanotte già collaudato (fiaba, coccola, ninna nanna), e ci si congeda da lui, che saprà di poter chiamare i genitori al bisogno.
È probabile che pianga e chiami più volte. Dopo un po’ di viavai, gestito con pazienza da mamma
e papà, capirà che di quei due si può fidare e s’addormenterà».

di Angela Bisceglia

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