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Capricci: non vuole vestirsi!

A volte convincere i bambini ad andare fuori casa è una vera impresa perché seminano ostacoli ovunque. Da superare con leggerezza. Così...

Capricci: non vuole vestirsi!

Quell’abito non mi piace. E così l’abbigliamento si rivela uno dei capricci più diffusi, specie tra le femminucce. Gonna e maglia non si abbinano bene, la giacca è scomoda, i capelli sono spettinati. Le proteste variano e, spesso, degenerano in un’arrabbiatura solenne. Ma il problema non è di stile. «Così facendo, i bambini cercano un pretesto per non uscire, visto che vorrebbero continuare a giocare e non essere coinvolti in attività da grandi», spiega Marta De Ponte, psicologa e psicoterapeuta a Nova Milanese (MB).
Per arginare questo atteggiamento, non serve a nulla discutere sul pregio di un capo o sul fatto che a sceglierlo sono stati proprio i bambini. Ci sono, invece, due abitudini da adottare per prevenire il problema. Innanzitutto, scegliere insieme la sera prima quali abiti indossare, così da non lasciare spazio alle proteste. «Poi, vivere con il bimbo la fase della vestizione, indossando maglia, calze, pantaloni o gonna nello stesso momento in cui lo fa lui, come fosse un gioco».

Non vuole uscire di casa

Si butta per terra, urla, si divincola. Il motivo? Non vuole lasciare i suoi passatempi nel luogo a lui più familiare e caro, la sua casa. «Capita soprattutto con i bambini più piccoli. Per loro, il più delle volte, uscire di casa significa abbandonare il nido protetto – dove evidentemente stanno facendo qualcosa che li diverte – per essere chiamati a partecipare ad attività meno interessanti», continua la psicoterapeuta. «Uscire è un cambiamento sgradito e l’espressione del disagio avviene proprio attraverso i capricci. Quando i bimbi si buttano a terra, pestano pugni e piedi e, in alcuni casi, arrivano a dare morsi, lo fanno per dimostrare un ostracismo totale».

La reazione dei genitori non deve essere di rabbia o di insofferenza perché, sia chiaro, questo comportamento è un modo, per il bambino, di dire che non gli va di lasciare le sue occupazioni. Per evitare che ciò accada, il piccolo va preparato, spiegandogli cosa
si andrà a fare e quali sono le diverse fasi organizzative. «Se si riesce ad avvisarlo in anticipo dei progetti e di come si realizzeranno, avrà il tempo di prepararsi psicologicamente al distacco e di accettarlo con meno recriminazioni
e proteste», dice l’esperta.

Capricci: il seggiolino auto no!

A tutti i genitori è capitato almeno una volta, ma per qualcuno si tratta di una spiacevole abitudine. Quando il piccolo si accomoda
sul seggiolino, cominciano i dolori. Si agita, scalcia, si alza, si sbraccia piange. Mamma e papà tentano di calmarlo o, a volte, di distrarlo. Con la loro insubordinazione, i bambini desiderano solo far capire che non vogliono stare legati perché sono scomodi e, soprattutto, vengono costretti a fare la cosa peggiore: rimanere fermi a lungo.

Sapendo che questa è la difficoltà principale quando si sale in automobile, conviene mantenere la calma e rimanere fermi nella propria posizione. Seggiolino e cinture sono una regola da osservare, senza contare che, per legge, non si possono evitare. «Su altri temi si può dialogare e mediare», conclude la psicologa, «ma la sicurezza sulla strada non si mette in discussione. Finché il bimbo non è seduto e legato, non si parte».

Le regole?Perché è bene darle

di Caterina Belloni

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