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Infettive: sono davvero di stagione?

Uno sfogo di puntini rossi in primavera fa pensare a una malattia esantematica. Già, ma quale ? Una guida per individuare e gestire al meglio le diverse infettive

Infettive: sono davvero di stagione?

E’ ora di coccole e riti della buona notte. Ma proprio mentre la mamma si appresta a sfilare al piccolo la maglietta per mettergli il pigiamino, solleva il piccolo con scatto fulmineo e lo scruta come si fa con un vetrino al microscopio. Perché là, su quel pancino, c’è una macchiolina sospetta. E subito scatta il controllo millimetrico di ogni lembo di pelle. Con un solo, temibile interrogativo: “Sarà una malattia esantematica?”. Dopotutto siamo in primavera, il periodo delle infettive, ci insegnano le nostre mamme.

Infettive: niente più stagioni

«Il vero segno distintivo delle cosiddette malattie infettive esantematiche non è la stagionalità, quanto la loro “espressione” sulla pelle», precisa Susanna Esposito, professore ordinario di Pediatria dell’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid). «È proprio questa, infatti, a far intuire ai genitori e a far capire al pediatra che si tratta di morbillo piuttosto che di varicella, di scarlattina piuttosto che di quinta o sesta malattia. Ad aprile o maggio come a settembre».
La professoressa Esposito continua spiegando che «è vero che esiste una certa stagionalità virale. Alcuni virus, cioè, circolano più in una stagione che in un’altra. Ma questo non impedisce che qualcuno si ammali di varicella o di scarlattina in periodi meno “propizi”». E siccome alcuni di questi germi sono molto contagiosi (ad esempio ancora quello della varicella), se il bimbo che s’ammala frequenta, al nido o alla materna, altri bimbi in un periodo in cui evidentemente sta ancora molto tempo al chiuso, la trasmissione del virus è di certo facilitata. «Ad attenuare l’idea che ci sia una stagione per le infettive è anche il fatto che, oggi, la loro diffusione è contenuta dai vaccini. Che ai bambini vanno somministrati!», fa eco il dottor Daniele De Brasi, pediatra presso l’AORN Santobono-Pausilipon di Napoli e responsabile della segreteria ACP Ospedale. «Spesso, infatti, si ha la percezione che queste malattie siano “facili” dal momento che, fino a una o a due generazioni fa, le abbiamo fatte tutti. In realtà possono dare complicanze serie o irreversibili».

Varicella senza segniFai così

Da tenere presente tutto l’anno

Per il dottor De Brasi «le infettive star di questo periodo sono varicella e scarlattina. La varicella può cominciare a manifestarsi già a gennaio, con picchi tra marzo e maggio. La scarlattina, invece, ci farà compagnia da qui fino a giugno. E tra ottobre e gennaio». Quinta e sesta malattia entrano adesso nel loro trimestre d’oro anche se, precisa De Brasi, «sono comuni tutto l’anno, con punte significative pure in autunno». Discorso un po’ diverso, invece, per morbillo e rosolia. «Il boom di queste esantematiche è tra inverno e primavera. Ma è un boom relativo: i casi, per lo più di morbillo, diagnosticati ogni anno sono relativamente pochi. E riguardano bambini in età scolare che, in genere, non hanno fatto il richiamo della trivalente previsto entro il sesto anno di vita». Quando ci dobbiamo preoccupare, infine, per parotite e pertosse? «La parotite esplode tra la fine dell’inverno e la primavera. La pertosse c’è tutto l’anno. Ma i rischi di contrarre queste due infettive sono bassi, sempre che i bambini siano stati vaccinati». «In ogni caso», rassicura in ultimo De Brasi, «non c’è da allarmarsi al primo puntino o alla ghiandolina ingrossata: la primavera è anche la stagione delle allergie. Ai genitori consiglio sempre di valutare bene i sintomi che il bambino presenta e consultare il pediatra: sarà lui a stabilire diagnosi e cura».

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Carta di identità delle infettive: quinta malattia

In genere subentra tra i 4 e i 10 anni. L’incubazione dura da 4 a 14 giorni, fino a un massimo di 3 settimane. Febbre assente o modesta: non supera i 38 °C. A volte compaiono raffreddore o mal di gola. Un arrossamento, simile a un eritema, si palesa da subito sulle guance. Le macchie, di 1 cm di diametro circa, hanno bordo arrossato e centro chiaro. Da 2 a 4 giorni dopo la comparsa del rossore sulle guance (il resto del viso resta pallido), l’esantema si estende ad arti, natiche ee un poco anche al tronco. Scompare entro 3 settimane. Al caldo o al freddo eccessivi, l’esantema può tornare dopo qualche settimana. Già con la comparsa dell’esantema, il bimbo può tornare in comunità. Si è contagiosi da 7 giorni prima della comparsa dei sintomi fino all’arrivo dell’esantema. Vista la mancanza di complicazioni e l’assoluta benignità, la quinta malattia non richiede terapie specifiche, né particolari esami diagnostici.

Quinta malattia in gravidanzaPrevenire è meglio

Sesta malattia

Si può contrarre in genere da 6 mesi a 2 anni. Il periodo di incubazione varia da 5 a 18 giorni. Si manifesta con febbre alta (39°C – 39,5°C) per tre giorni, apparentemente senza cause. Può dare convulsioni. La comparsa delle macchie comincia 3-4 giorni dopo l’arrivo della febbre. L’eruzione cutanea è rosso-rosata, sollevata o piatta e cambia in fretta. Comincia su torace e addome, per poi estendersi al collo, meno al volto e agli arti. Scompare nell’arco di 1 o 2 giorni al massimo. La sesta malattia rende il bambino molto irritabile e lamentoso perché disturba anche il sonno. Non serve tenerlo isolato. Il piccolo è contagioso da quando ha la febbre fino alla comparsa dell’esantema. In quanto a terapia, non ce n’è una specifica. Utile, casomai, paracetamolo o ibuprofene per abbassare la febbre qualora persistesse alta.

Sesta malattiaQuali rischi in gravidanza?

Scarlattina

Può interessare bambini da 2 a 10 anni. L’incubazione è piuttosto breve: in media va da 2 a 5 giorni. Si annuncia con febbre alta (39,5°C – 40°C), brividi, vomito, mal di testa, dolori addominali. L’esantema si presenta 12-48 ore dopo la comparsa dei primi sintomi. I puntini sono rossi, piccoli, separati. Se si preme sull’eruzione la pelle si schiarisce. I primi puntini compaiono nella zona del bacino e alla radice delle cosce. Poi si estendono fino al volto. La zona intorno alla bocca è risparmiata. La lingua si ricopre di una patina bianca prima, rossa poi. Dare cibi facili da deglutire. Il bambino è da tenere isolato fino al 2° giorno dall’inizio della terapia antibiotica. Contagio: da 1-2 giorni prima che si manifestino i sintomi a 48 ore dall’inizio della terapia. La scarlattina può essere confusa con altre malattie. Per questo è importante che il pediatra la diagnostichi per stabilire la cura: 10 giorni di antibiotico per bocca.

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Varicella

Da 4 anni, a volte anche prima. L’incubazione varia da un minimo di 7-10 giorni a un massimo di 21. Il bambino accusa malessere generale. La febbre può esserci, modesta o alta, o non subentrare affatto. Le papule escono entro 24 ore dalla comparsa del malessere. Papula rossa con vescicola prima, pustola poi. Dal volto e dal cuoio capelluto, l’esantema passa a tronco e arti. Le vescicole durano da 1 a 4 giorni. Poi si trasformano in pustole che, dal 5° giorno, seccano diventando croste. La varicella in genere dà prurito costante e il bambino si gratta in continuazione. Isolamento da 5 a 7 giorni dopo la comparsa della prima vescicola. Il bimbo è contagioso da 24 ore prima della comparsa dell’esantema fino alla caduta delle croste (da 5 a 7 giorni). Non serve una terapia specifica. A volte può essere utile un antivirale: è il pediatra a stabilirlo. Se il bambino fosse molto infastidito dal prurito si possono usare prodotti specifici.

VaricellaVaccino sì o no?

L’orticaria invece…

Sarà una malattia infettiva o semplice orticaria? Se lo domandano i genitori al primo comparire dell’eruzione sulla pelle dei bambini. Per non confondere malattie esantematiche e orticaria ci si può affidare, però, a vari criteri.
Primo: le malattie infettive hanno una precisa evoluzione dei sintomi clinici e alcuni sono così caratteristici che la loro assenza esclude l’esistenza di quella malattia infettiva. La varicella, ad esempio, inizia dal volto e progressivamente scende agli arti. I ponfi dell’orticaria, invece, non hanno una collocazione spaziale precisa. Possono migrare da una zona del corpo all’altra, senza rispettare nessuna scansione precisa.
Secondo: la grandezza delle papule. Gli esantemi hanno una caratterizzazione precisa e le papule rosse che li contraddistinguono sono pressoché uniformi per dimensione. Quelle dell’orticaria, invece, sono spesso a grappolo e molto variabili per dimensioni, da 1-2 mm a qualche centimetro, presenti anche in contemporanea.
Terzo: la durata della reazione. L’orticaria scompare nel giro di 24/48 ore.  Gli esantemi no, eccezione fatta per quello della sesta malattia.

OrticariaImpariamo a riconoscerla

 

di Chiara Amati

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