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Nanna: anche no, grazie!

Facile a dirsi. Ma che fare quando il bambino accampa mille scuse pur di rimandare il fatidico momento e la pazienza vacilla? I consigli dell’esperta

Nanna: anche no, grazie!

Non voglio mettere il piagiama

Quando arriva il momento di cambiarsi per andare a nanna sono molti i bambini che tentano la mossa dei vestiti per guadagnare ancora un po’ di tempo e rimanere svegli. Dicono che non vogliono indossare il pigiama perché è troppo scomodo, provoca prurito e dà fastidio.
Elencano una serie di difficoltà prive di fondamento perché, in realtà, cercano solo di temporeggiare e rinviare il momento del distacco
dal gioco e da mamma e papà. «In questi casi il genitore deve mantenere un atteggiamento fermo e usare un tono deciso», suggerisce Elena Urso, pedagogista a Milano. «Se è arrivata l’ora, il bimbo deve andare a letto e, nel caso in cui non voglia cambiarsi, conviene costringerlo ad andarci…vestito. Basteranno due notti difficili, per via degli abiti stretti che danno fastidio nel sonno e per la frustrazione dovuta al fatto che la protesta non è servita, a fargli cambiare idea».

Mi porti un bibcchiere d’acqua?

Quando è già sotto le coperte, spesso il bambino si ricorda di avere sete e chiede alla mamma di portargli un po’ d’acqua. «Dato che è piccolo, e potrebbe avere effettivamente bisogno di bere, il genitore non può ignorare la sua richiesta, ma deve prenderla sul serio», spiega la pedagogista. «Dopo che lo ha fatto, però, deve porre un limite chiaro, per evitare che il bambino presenti continue richieste».
A seguito della sete potrebbe, infatti, arrivare la fame. Ma mamma e papà sanno che si tratta di pretesti per rimandare il momento in cui spegnere la luce e allontanarsi dalla sicurezza che i genitori rappresentano. «Per ovviare al problema, conviene mettere il bambino
in condizioni di essere indipendente, lasciandogli un bicchiere d’acqua sul comodino, vicino al letto, e spiegandogli, in anticipo, che è pronto per la nanna e ha assolto a tutte le sue necessità». A quel punto non ci saranno più spazi di manovra. Dovrà, quindi, rassegnarsi ad appoggiare la testa sul cuscino e a cercare di prendere sonno.

Disturbi del sonnoRisolvili così

Ancora una pagina

Quando i piccoli cominciano ad appassionarsi alle storie, aiutarli ad addormentarsi leggendo un libro può essere vantaggioso, ma il rischio è che, sapendo che ai genitori il momento della lettura piace, i bimbi usino questa circostanza per ritardare l’orario, chiedendo ancora una pagina. Per evitare di cadere nel tranello, mamma e papà devono essere fermi e dare delle regole. «Si può decidere che si leggono due pagine, poi si chiude il libro e si rimanda la continuazione della storia al pomeriggio o alla sera successivi», insiste la pedagogista.
«Occorre che i limiti siano chiari sin dall’inizio e che non si receda, magari perché il libro è interessante e si è giunti a un punto cruciale». A detta dell’esperta, conviene mantenere un atteggiamento ‘zen’, senza perdere la calma anche davanti alle insistenze. Qualora ci fossero più figli, mamma e papà devono suddividersi il compito oppure conviene definire dei turni, con il genitore che legge un giorno a un bambino e
il giorno successivo all’altro.

Nanna: non ho sonno

Spesso i bambini piccoli non si accorgono di essere stanchi. Diventano frenetici, noiosi e piagnucoloni perché hanno sonno, ma non vogliono andare a dormire per non lasciare quel mondo di relazioni e giochi che li fanno felici. Per questo devono essere i genitori a definire l’ora della nanna e, una volta scelta, mantenersi inflessibili. Ci saranno proteste, lamenti, la dichiarazione di non aver sonno, ma non bisogna accoglierli, perché, fino alle elementari, i bambini dovrebbero dormire almeno dodici ore per notte. «I genitori devono ignorare le lamentele e rispettare il piano definito», sottolinea Elena Urso. «Possono spiegare al piccolo che, se anche non si addormenta subito, stando a letto si riposa comunque e può farlo con piacere se pensa a cose belle, alle storie che ha letto o ha sentito, alle persone che ama».
L’importante è non cedere perché, se lo si fa una volta, i bambini continueranno a chiedere di rimandare il momento di andare a letto, rendendo l’operazione davvero impossibile.

Cinque minuti per favore!

Se andare a nanna crea problemi e scatena lamenti, anche uscirne la mattina, per recarsi a scuola o all’asilo, può generare tensioni.
Così, al momento di alzarsi il bimbo protesta e chiede di stare sotto le coperte ancora un po’. «La sveglia non è piacevole per nessuno», argomenta la pedagogista, ma per risolvere il problema si può usare un piccolo trucco. Se al bimbo piace stare a letto dopo che è suonata, basta puntare l’ora cinque minuti prima del previsto e dargli così l’impressione di avere un po’ di tempo in più, senza che ci siano ripercussioni sugli orari». Secondo l’esperta, le tensioni del mattino si possono stemperare con una buona organizzazione da parte del genitore, che deve calcolare bene quanto gli serve per la preparazione e per gli spostamenti. «Si tratta di un momento importante della giornata, che è opportuno vivere serenamente e senza troppe ansie», conclude Urso. «L’ideale è che mamma e papà siano decisi, ma anche tranquilli».

Mi manca una cosa importantissima

Qualunque sia l’età dei bambini, il mattino si trasforma in una corsa contro il tempo. E spesso, in questa fase frenetica, loro trovano l’occasione per ritardare l’uscita da casa. Uno dei capricci tipici, ad esempio, riguarda la mancanza di un oggetto ritenuto fondamentale. Che sia il quaderno o il giocattolo di un amico poco cambia. Il bambino sostiene di averne bisogno, piange e si dispera e la tensione arriva alle stelle. «Per evitare che accada, occorre fissare la regola che la sera, prima di andare a nanna, si prepara tutto il necessario per il giorno successivo»,  spiega Elena Urso. «Si può anche prevedere, nel programma mattutino, un riepilogo degli oggetti indispensabili, ma fatto questo non ci sono ripensamenti e il bambino lo deve sapere. Quando si esce, non si torna indietro, a costo di andare fino all’asilo con il bambino che piange disperato». Perché, come conclude la pedagogista, una regola è una regola e rinnegarla rischia di farci diventare poco credibili. Rendendo alla fine più difficile farsi ubbidire.

Ho mal di pancia…

Occorre capire se si tratta di un vero malessere o di un disagio psicologico e agire di conseguenza. «Si può accettare di tenere il bambino a casa, specie se si lamenta spesso, e spiegargli che si dovrà andare dal medico», suggerisce Elena Urso. «Così lo si prende sul serio, cosa che lui apprezza, ma di fronte al dottore che trova il piccolo in salute, si avranno le armi per dirgli che non ci sono malattie». L’alternativa può essere quella di dare credito al lamento, spiegando al bimbo che andrà a scuola comunque e che, se all’uscita il dolore ci sarà ancora, si andrà dallo specialista. L’importante è non arrabbiarsi e non ironizzare sulla sensazione. «In questo caso si rischia di far scattare la frustrazione nel piccolo, che si sente ignorato e non creduto e allora inizia a fare capricci, rendendo tutto più complicato», sottolinea Urso. Se, poi, si sospetta che la causa del disagio sia psicologica, è utile cercare di capire di cosa si tratta per individuare il problema e tranquillizzare il bambino.

di Caterina Belloni

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