apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Parco giochi: divertirsi in sicurezza

È il luogo più amato dai bambini. A volte un po’ temuto dalle mamme, preoccupate che il piccolo possa farsi male. Ecco a che cosa prestare attenzione e come comportarsi se accade qualche imprevisto

Parco giochi: divertirsi in sicurezza

Portare i bambini al parco giochi si potrebbe definire un dovere sociale: bravissimi a ‘smanettare’ sul telefonino di mamma e papà, i nostri bambini digitali rischiano di diventare più impacciati quando si tratta di salire su uno scivolo o montare su un cavalluccio. Con il ritorno della bella stagione, allora, è bene dare ai nostri figli l’opportunità di riappropriarsi degli spazi all’aperto e di confrontarsi liberamente con i coetanei. E un parco giochi rappresenta il luogo ideale e più a portata di mano.
Certo, andarci può comportare qualche imprevisto, soprattutto se si tratta di uno di quei parchetti di città che non viene tenuto al meglio. «Evitare tutti i rischi è impossibile, non si può tenere il bambino in una campana di vetro», dice Antonino Reale, responsabile di Pediatria dell’Emergenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. «Ma non è neanche auspicabile, perché sperimentare piccoli incidenti gli sarà utilissimo per conoscere il pericolo e imparare a scamparlo». Ovvio, però, che mamma e papà devono vigilare per prevenire guai più seri.

Le precauzioni da parte dei genitori

La prima regola da seguire è scegliere un parco giochi il più possibile sicuro. «Senza essere esperti di normative, già da una prima occhiata ci si può rendere conto se vale la pena fermarsi o è meglio cambiare area», spiega il pediatra. «Un buon parco giochi, ad esempio, deve avere un pavimento sufficientemente morbido, in grado di ammortizzare l’impatto di una eventuale caduta; inoltre
non deve presentare parti rotte o barriere di protezione divelte».
Sarebbe ideale se fosse chiuso da una recinzione, in modo da evitare che, dopo l’orario di chiusura, possa essere mal frequentato. E poi, è bene guardare anche le condizioni di pulizia, che permettono di capire se il giardinetto è curato o è in stato di abbandono.
È giusto lasciare al bambino la libertà di muoversi per poter sperimentare spazi e giochi, ma sempre con il nostro occhio vigile. «Controlliamo che salga su strutture adatte alla sua età (a 2 anni non può andare sull’altalena senza seggiolino), che le usi nel modo giusto (sullo scivolo si sta seduti e non in piedi!) e che non si sporga troppo da un castello o da un’altra struttura elevata. La maggior
parte degli incidenti è dovuta proprio a un utilizzo errato delle attrezzature da parte dei bambini», avverte Antonino Reale.

GiocattoliOcchio all'etichetta

Parco giochi: può giocare nella sabbiera?

Manipolare la sabbia o la terra è molto divertente per il bimbo e, una volta portato al parco giochi, non è possibile frenare il suo entusiasmo. È anche vero, però, che il terreno è un luogo ideale per la proliferazione di germi e anche di ossiuri, parassiti presenti in escrementi di animali o di persone infette. «Il contagio avviene per ingestione, per questo bisogna raccomandare al bambino di non portare le manine alla bocca finché sta giocando», dice il pediatra. «Una buona regola di prevenzione consiste nel tenere corte le unghie, perché qui lo sporco si accumula più facilmente». «In ogni caso, una eventuale contaminazione da virus o batteri si risolve normalmente con qualche giorno di diarrea o vomito e nulla di più. Un po’ più fastidiosa l’infezione da ossiuri, che si manifesta con prurito intenso nella zona anale: per debellarla il pediatra, dopo aver accertato il contagio con un test specifico, prescriverà un farmaco antiparassitario».

Se si fa male

È facile che, giocando, il bambino si procuri una sbucciatura e che esca un po’ di sangue. Che fare? «La pelle costituisce una barriera protettiva nei confronti dei germi presenti nel terreno o sulla stessa superficie cutanea: quando si verifica una escoriazione, questa protezione viene meno e certi germi, entrando nel circolo sanguigno, possono causare infezioni anche importanti», spiega l’esperto. «Per questo la prima cosa da fare è rimuovere residui di terreno e di sporcizia dalla ferita, sciacquando a lungo la zona con acqua corrente; successivamente, si può lavare meglio con un normale detergente e poi disinfettare con eosina (nota come mercurio cromo) o iodopovidone (betadine), molto più efficaci dei classici alcool e acqua ossigenata».

Se, invece, la ferita è profonda o si teme che siano penetrate schegge di legno o di altro materiale, meglio recarsi dal medico di famiglia o al pronto soccorso, dove si elimineranno eventuali residui e si deciderà se somministrare un antibiotico di protezione per prevenire infezioni.
Se si ferisce con un gioco arrugginito può prendere il tetano? «È luogo comune che il tetano si prenda dal ferro arrugginito: in realtà il luogo ideale per la sua proliferazione è il terreno, soprattutto se sono presenti cavalli, che ospitano abitualmente il batterio nel loro intestino. Quindi bisognerà prestare molta attenzione se il piccolo si ferisce in un parco dove ci sono cavalli, perché il tetano è un’infezione batterica molto pericolosa», specifica Reale.

Se il bambino è regolarmente vaccinato non corre alcun pericolo. «L’antitetanica rientra tra le vaccinazioni obbligatorie e le prime tre dosi si effettuano già nel primo anno di vita. Quindi se è stato seguito il calendario vaccinale non c’è nulla da temere», prosegue l’esperto. «Se il piccolo non è stato correttamente vaccinato, invece, in caso di ferita occorre portarlo al pronto soccorso, dove verrà effettuata un’accurata pulizia della lesione e si valuterà l’opportunità di somministrare il vaccino o, nei casi più seri, specifiche immunoglobuline antitetaniche».
E se si punge con una siringa? Il timore è il rischio di contagio da HIV o epatite B e C. «Per fortuna, non sono stati riscontrati casi di trasmissione di malattia dopo punture accidentali», conclude Reale.

di Angela Bisceglia

Commenti