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Pet therapy, il cucciolo che ti cura

Certo che coccolare cani, gatti, leprottini fa bene all’animo! Ma, oggi, medici e associazioni offrono ai bambini terapie con un ampio parco di quattro zampe come interlocutori. Ecco quando è una cosa seria

Pet therapy, il cucciolo che ti cura

Gli animali domestici come dottori o perlomeno come terapisti, prima di tutto dei bambini (e degli anziani). È questa l’intuizione che sta dietro alla espressione pet therapy, che definisce situazioni molto diverse tra loro. Attenzione, però, non basta la generica compagnia di un animale a garantire benefici psichici e fisici. Vanno seguiti standard precisi. Abbiamo chiesto di fare chiarezza, perciò, alla dottoressa Francesca Mugnai, massima esperta italiana di Pet Therapy in ambito sanitario, presidente di Antropozoa Onlus e Responsabile della terapia con gli animali dell’Azienda Ospedaliero Universitaria “Meyer” di Firenze.
«Più che di pet theraphy, oggi si preferisce parlare di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA)», spiega l’esperta, che ha appena pubblicato Gli IAA nell’area pediatrica (Franco Angeli editore, 34 euro), per addetti ai lavori, ma non solo.
«In effetti si tratta di situazioni diverse – terapeutiche, riabilitative, educative, ludico-ricreative – che prevedono il coinvolgimento di animali domestici: cani soprattutto, ma anche gatti, coniglietti, asini, cavalli».
Non è una disciplina che viene offerta ovunque, in Italia, con la stessa facilità: molto presente al Centro e al Nord, lo è meno al Sud», rimarca la specialista. «Dal 2015, comunque, esistono delle Linee Guida Nazionali, stilate dal Ministero della Salute: siamo in una fase di regolamentazione, insomma, e questa è una cosa positiva».

Animale in casaPerché sì

Pet therapy: un aiuto tra i banchi

«Gli interventi possono essere molto diversi tra loro», spiegano Jessica Lamanna, psicologa e psicoterapeuta e Francesca Abellonio, medico veterinario, operatrici di ConTatto, équipe specializzata in programmi assistiti con gli animali tra Cuneo, Torino, Asti (www.contattopettherapy.com).
«Per il bambino è comunque un’occasione di crescita», spiega Lamanna. Accarezzare, spazzolare, giocare con un animale domestico stimola la creatività e la capacità di osservazione, insegna a rispettare il proprio turno, a “prendersi cura di”.
È anche un modo per socializzare, per aprirsi agli altri, al diverso da sé. Stimola la riflessione su concetti come rispetto, fiducia, reciprocità».
E se un bimbo ha paura? «Osserva a distanza, senza interagire», dice la psicologa. «Nessuno è obbligato a toccare l’animale o a partecipare alle attività, se non se la sente. È importante il rispetto dei tempi di ognuno».
Ma i cani sono sottoposti a un addestramento particolare? «Più che addestrato il cane viene educato a gestire varie situazioni a scuola,  tra cui i momenti di confusione», risponde Abellonio. «Se si lavora con i disabili, in ospedale o nelle case di riposo va abituato a muoversi tra sedie a rotelle e stampelle. Molto dipende dal carattere dell’animale: ci sono quelli più attivi e vivaci, altri più calmi e tranquilli, a seconda del progetto si sceglie quello più adatto. Durante la seduta il conduttore resta sempre a fianco del cane, per farlo sentire costantemente a suo agio. È essenziale, infatti, che anche il cane senta l’attività come piacevole».

Il servizio completo su Insieme di settembre da pagina 94. Buona lettura!

di Francesca Mascheroni

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