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Pipì a letto: il problema che non c’è

Che imbarazzo, bagna le lenzuola a 5 anni. Molti adulti lo pensano, incerti su come gestire la cosa. La soluzione? A portata di mano

Pipì a letto: il problema che non c'è

Che fretta mamma!

«Di norma il pannolino si toglie a due anni e mezzo», osserva Giorgio Giuseppe Selvaggio, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia Pediatrica dell’Ospedale Buzzi di Milano. «Prima di giorno e quindi di notte, quando i genitori al mattino si accorgono che è rimasto asciutto. Ma il bambino non impara a controllare la minzione notturna da un momento all’altro, gli incidenti all’inizio sono quotidiani e in seguito possono sempre capitare. Fino ai sei anni è normale, non si può parlare di enuresi notturna». E neppure allarmarsi se capita a una bimba. È vero che nei maschi è una situazione due volte più frequente, ma, «il peso che si dà alla cosa, dove per cosa si intende pipì a letto, dipende dalle aspettative degli adulti. Se anche loro da piccoli bagnavano il materasso, lo accettano come un dato di fatto. Altrimenti, si preoccupano», dice l’urologo.

Tacere non aiuta

Come comportarsi? «La questione va affrontata: i genitori non devono cambiare le lenzuola senza dire una parola al piccolo. È giusto che gli facciano notare quello che ha fatto», dice Caterina Teodori, psicologa pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze. «Fare finta di niente può ingigantire il problema, perché lo trasforma in un tabù, in qualcosa di cui non si può parlare. È, però, importante avere ben presente che il piccolo non si comporta così per dispetto», continua. «Sgridarlo non serve a nulla, se non a deprimere la considerazione che ha di sé e a renderlo ansioso. E un bambino preoccupato probabilmente farà di nuovo la pipì a letto. Bene, invece, partecipare alla sua gioia quando si sveglia asciutto. Non cambia nulla ai fini della pipì, ma giova alla sua autostima».

Pipì a letto: la dieta serve

Prima dei sei anni è presto rivolgersi al pediatra per occasionali episodi di enuresi. A meno che non si manifestino altri disturbi concomitanti: bruciore o fastidio, difficoltà a trattenersi anche di giorno, problemi comportamentali o cognitivi. Piccoli accorgimenti aiutano, però, il bimbo a migliorare il proprio autocontrollo. «Per esempio, ridurre il consumo di acqua e bibite alla sera», spiega l’urologo. «E incoraggiarlo a vuotare del tutto la vescica quando va al bagno prima della nanna. Anche la regolarità dell’intestino, da favorire con una dieta ricca di fibre, aiuta: la pancia piena acuisce lo stimolo della pipì di notte».

Enuresi notturnaCosa c'è da sapere

Che si fa con il pigiama party?

Se il bimbo viene invitato a dormire a casa di un amico, si declina per evitare occasioni di imbarazzo? «L’isolamento sociale è uno dei rischi maggiori del bambino che fa la pipì a letto», dice Caterina Teodori. «Io consiglio di non negargli queste esperienze, mandandolo
di preferenza a casa di parenti o di amici con cui si è in confidenza. Si spiegherà la situazione ai genitori dell’amichetto ospite e si troverà insieme una soluzione per ridurre al minimo l’imbarazzo in caso di incidente, come utilizzare con discrezione dei pannolini, oppure una copertura impermeabile per il materasso».

L’articolo completo su Insieme di settembre da pagina 34. Buona lettura!

di Maria Cristina Valsecchi

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