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Saggi di fine anno: come affrontarli

Che sia di nuoto o di danza, di teatro o musica, alla fine dell’anno è sempre show: almeno per noi genitori che dai nostri figli vorremmo sempre il massimo. Ma loro sono davvero felici?

Saggi di fine anno: come affrontarli

Alzi la mano chi non è mai stato coinvolto nei saggi di fine anno del proprio bambino. Quasi tutte le attività extrascolastiche ne prevedono uno e se a inizio maggio non ancora se ne parla, sono i genitori che, con finta nonchalance, cominciano a informarsi. Perché, vederlo in azione, su un palco o in palestra, è bello. E si è fieri di poter dire allo spettatore vicino: “Quello è mio figlio!”. Ma i bambini la vivono allo stesso modo?

Occasione di crescita

«Per i piccoli i saggi di fine anno rappresentano un vero debutto nella società dei grandi, con molti aspetti positivi», spiega la psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli. «Davanti a un pubblico, il bimbo ha l’occasione per misurarsi con se stesso, mostrare quel che ha imparato, mettere a frutto un lungo lavoro di squadra. Ovvio che questo comporta anche la paura di sbagliare, il timore di non essere adeguati o di deludere le aspettative: aspetti che possono giocare brutti scherzi anche a bambini più disinvolti e preparati».

Saggi di fine anno: obiettivo divertimento!

Il saggio deve essere concepito da tutti – genitori in testa – come un momento di festa, di aggregazione, di divertimento che appartiene al bambino: gli adulti possono condividerlo, ma non appropriarsene. Questo significa innanzitutto non immischiarsi troppo con l’organizzazione e non fare l’interrogatorio: “Ti stai preparando? Ti senti pronto? Che ruolo avrai?”. È il compito dell’istruttore: quello dei genitori – e parenti vari – è di fare gli spettatori della festa!

Non sono tutti in prima fila

«In un balletto o una recita, ad esempio, ci sono bambini che se la sentono di fare i protagonisti, altri che preferiscono stare in seconda linea», osserva Schiralli. «È un’esigenza che va colta e rispettata dal docente, ma soprattutto dai genitori, senza sminuire i ruoli meno in vista, senza fare confronti con i compagni ai quali sono stati assegnati ruoli più “importanti” e… senza andare a reclamare all’insegnante!».

Un successo

Fondamentale trasmettere al bambino il messaggio che i saggi di fine anno servono a misurare le abilità, ma non ha implicazioni affettive: non deve dimostrare nulla, quel che conta è che abbia avuto il coraggio di affrontare la sua prova. Per questo, dopo il saggio, gli si dirà “bravo” in ogni caso, senza sottolineare quel che ha sbagliato o che avrebbe potuto fare meglio.

Il tuo bambino sbaglia?Incoraggialo così

Effetto influenze

L’emozione crescente del bambino all’avvicinarsi dell’appuntamento fa parte del gioco e gli adulti non devono farsene contagiare. «Il bambino, come il passeggero di un aereo che, nel mezzo di una turbolenza, guarda subito la hostess per leggere nei suoi occhi se tutto va bene, percepisce il nostro stato d’animo e vi si adegua», fa notare Schiralli.

Saperci ridere sopra

Mentre si prepara, il vestitino si scuce o lo chignon si scioglie? Cerchiamo di rimediare, ma senza farci prendere dal nervosismo. L’arma migliore? Riderci su: una battuta al momento giusto allenta la tensione e insegna che la perfezione non esiste.

Il saggio social

Una cosa che può mettere ancor più ansia e far sentire i figli davvero sotto i riflettori, è riprendere i saggi di fine anno minuto per minuto. È bello avere un ricordo da poter rivedere anche a distanza di anni, ma per questo bastano qualche foto o brevi video dei momenti clou; per il resto è meglio godersi lo spettacolo in diretta senza distrazioni. «Con il filtro della telecamera si perde un elemento fondamentale per il bambino che è la condivisione dell’attenzione», spiega la psicologa.
«Ai bambini piace essere osservati mentre si scoprono competenti, non per niente, ad ogni progresso chiamano “mamma, guardami!” quasi a cercare nei suoi occhi una convalida dell’emozione che stanno provando in quel momento. Le riprese possono inibire ancor di più il bambino, che sente la responsabilità di un eventuale errore che verrà immortalato per sempre».

Come crescere un bambino non ansiosoLeggi qui

Per appronfondimenti, leggi Insieme di maggio da pagina 102.

di Angela Bisceglia

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