apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Sbagliare aiuta a crescere. Meglio!

Circondati da adulti premurosi, ai nostri bambini mancano le occasioni per mettersi alla prova. E, soprattutto, per sbagliare, per fare errori e avere la soddisfazione di superarli...

Sbagliare aiuta a crescere. Meglio!

La vita postata e fotografata sui social, in cui tutti sono sorridenti e in forma e solo ai bambini è concesso di essere pasticcioni o al massimo imbronciati, sta cancellando dalle nostre vite gli sbagli e i fallimenti. L’errore fa paura e lo si può commettere solo di nascosto. Per questo ha fatto tanto scalpore il discorso che J.K.Rowling, la “mamma di Harry Potter”, ha tenuto recentemente alla cerimonia dei neo-laureati all’università americana di Harvard.

La scrittrice ha parlato dell’importanza di sbagliare, proprio a quei ragazzi che stavano uscendo da uno degli atenei più prestigiosi del mondo. Ha ricordato quello che era successo a lei, a sette anni dalla laurea, quando nella sua vita tutto sembrava andare a rotoli: lavoro, famiglia, aspirazioni. Allora ha dovuto prendere coscienza dei propri errori, riflettere e trovare il coraggio di ricominciare, di impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi. Ed è riuscita a svoltare alla grande. Ma per arrivare a questo traguardo, occorre essere allenati fin da piccoli a sbagliare. Invece, i genitori oggi tendono a prevenire e proteggere anziché accollarsi il rischio che i figli sbaglino e ne paghino le conseguenze.

Guai a sbagliare! Mamme e papà che non mollano la presa

Difendono i cuccioli pensando che i bambini devono essere o, almeno, apparire sempre capaci. Agiscono così per troppo amore? O per paura del giudizio altrui? «Entrambe le interpretazioni sono valide. Ce lo hanno ricordato poche settimane fa le statistiche secondo cui nel nostro Paese si fanno pochi bambini, perciò per molte famiglie un figlio si trasforma in una creatura preziosa, un progetto di perfezione. E in questo contesto l’arte di sbagliare non è contemplata», spiega Alberto Pellai, medico, ricercatore all’Università degli Studi di Milano, psicoterapeuta dell’età evolutiva. «L’errore è visto come un fallimento dentro il percorso educativo. Una macchia. Qualcosa di negativo da evitare a tutti i costi per proteggere il bambino dall’umiliazione della sconfitta», dice.

IperprotezioneIl vero errore dei genitori

Li credono troppo fragili per farcela

I genitori, insomma, agiscono in buona fede per tutelare i figli che ritengono “ancora troppo fragili” per resistere all’impatto con un’esperienza negativa. «Si sovrappongono al bimbo perché pensano che non sia in grado di rielaborare un momento difficile come quello in cui realizza di aver fatto un errore, di non essere stato all’altezza della situazione, di sbagliare insomma», continua lo psicoterapeuta.
«Peccato che così gli adulti danneggino il bambino, non gli lascino l’opportunità di imparare dai propri errori, di riprovare con umiltà ed esercitarsi a far crescere la propria autostima. Una competenza che spesso è scambiata per quel senso di onnipotenza tipico dei bambini. Invece l’autostima non è la percezione di essere perfetti, ma la capacità di riconoscere i punti deboli e, di conseguenza, i punti di forza. Quelli che si sviluppano proprio dopo aver preso coscienza dei propri errori e aver imparato ad aggiustare il tiro».

Conta chi sa mettersi in mostra

Non è facile mandare i figli allo sbaraglio e lasciarli sbattere contro le delusioni, anche perché la nostra società tende a premiare sempre
i vincenti e il proprio valore è quello rispecchiato nel giudizio degli altri. Bisogna apparire sempre al meglio.
«È vero, l’esibizione, anche dei più piccoli è continua. Un esempio molto diffuso sono gli spettacoli di fine anno, in cui i genitori vengono invitati ad ammirare le capacità dei propri figli», dice ancora Pellai.

Le cadute? Solo a Paperissima

«Tutti filmano per postare la performance perfetta, invece sarebbe meglio guardare i figli negli occhi, non da dietro un obiettivo.
E imparare ad accettare anche le esibizioni meno riuscite, quegli errori che di solito, nei veri filmati, sono tagliati e considerati materiali
da backstage. O da Paperissima. Ma la vita vera è tutta un backstage, ricca di sbagli ed emozioni difficili».

di Patrizia Violi

Commenti