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Sesso: ai bambini spiegatelo così!

Sesso: ai bambini spiegatelo così!

Ma non saranno pochi, tre anni, per coinvolgere una bimba in un evento così ‘forte’? Non c’è il rischio di spaventarla, di turbarla? E senza arrivare a una scelta così estrema, qual è l’età giusta per spiegare ai piccoli da dove vengono, come sono nati, che differenza c’è tra un uomo e una donna, insomma, per spiegare il sesso ai bambini?
«Non c’è un’età minima in cui cominciare, perché la sessualità fa parte dell’identità di ciascuno fin dalla nascita, ma ovviamente tutto va fatto nei modi e con il linguaggio adatto a ogni tempo», spiega Rosalinda Cassibba, ordinaria di psicologia dello sviluppo dell’Università di Bari. «Nel primo anno di vita i genitori contribuiscono a formare questa identità più con i gesti che con le parole: di che colore è la cameretta che mamma e papà hanno preparato per accogliere la loro bimba? Rosa, perché sanno che sarà femmina? Al maschietto di pochi mesi comprano una bambola o una palla? Chi stira i panni in casa, solo la mamma, o a turno anche il papà? Azioni e abitudini della famiglia trasmettono al bambino il senso della sua appartenenza di genere, che cosa vuol dire essere maschio o femmina, che è una miscela di natura e cultura. Questa è già educazione al sesso».

Educazione sessualeCosa capita in Gran Bretagna

Le tappe dello sviluppo

I mesi passano, il bimbo cresce. Dopo l’anno acquista maggiore consapevolezza del suo corpo, sperimenta quel che può fare e quel che può sentire. «Mamma e papà hanno il compito di incoraggiarlo in questo processo di scoperta», dice Stefania Girelli, presidente dell’associazione L’Ombelico, che organizza progetti di educazione sessuale nelle scuole. «Se il piccolo ama gironzolare nudo per casa, non rimproveratelo, perché non si vergogni del suo bellissimo corpo. Potete spiegargli con delicatezza che alcune parti sono preziose, private e per questo di solito non vengono mostrate agli altri, ma non perché siano sporche o sconvenienti».
Anche se a questa età sono ancora i genitori che lo lavano, lo vestono e lo accudiscono, non è mai troppo presto per educarlo al rispetto
della sua privacy. «Quando vi accostate al suo corpo, spiegategli sempre con parole semplici quello che state per fare e perché», spiega Girelli. «Posso darti un bacino? Adesso mamma ti toglie il pannolino sporco e ti pulisce il sederino…».
A volte, il corpo di un bambino fa cose che i genitori possono fraintendere. «Per esempio, il piccolo può avere un’erezione», prosegue l’esperta. «Ma è un fenomeno fisiologico, sono prove di funzionamento, niente di più. Succede quando il piccolo è contento, quando è agitato, a volte quando è frustrato. Se è il bimbo stesso che attira l’attenzione su quello che sta capitando, spiegate con parole semplicissime: è il tuo corpo che è tutto contento. Oppure: sei agitato e anche il tuo corpo si è agitato. Poi passa».

Sesso: cominciano le prime curiosità

A due o tre anni il piccolo va all’asilo o alla materna, comincia a confrontarsi con i coetanei, a manifestare simpatie e antipatie.
«È il momento di dare un nome ai sentimenti e di insegnare un modo corretto e rispettoso per dimostrarli», dice Girelli. «Ti piace giocare con Giorgia? Sei contento quando ti sorride? Vuoi abbracciarla perché le vuoi bene, ma a lei non va di essere abbracciata. Fai una cosa diversa. Prendila per mano, oppure invitala a giocare. Ci sono altri modi per dirle che le vuoi bene!».
Inevitabilmente, poi, arriva il tempo delle curiosità. I piccoli sono maestri nell’arte di fare domande schiette, immediate, su tutto quello che li circonda, sesso incluso. È il loro lavoro: riuscire a dare un senso alla realtà. «Questa propensione deve essere incoraggiata, per creare un clima di fiducia in famiglia», osserva l’esperta. «Se il bimbo viene abituato a parlare di tutto serenamente, se le sue prime domande vengono accolte, impara che la curiosità è legittima e può rivolgersi a mamma e papà per qualunque dubbio. Si crea, cioè, un ambiente educativo che stimola le domande».

di Maria Cristina Valsecchi

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