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Sessualità: come parlarne ai bambini

A volte le domande dei figli arrivano come fulmini a ciel sereno e possono imbarazzare mamma e papà. Come uscire dall’impasse con naturalezza e favorire una buona educazione affettiva?

Sessualità: come parlarne ai bambini

Ma non saranno pochi, tre anni, per coinvolgere una bimba in un evento così ‘forte’? Non c’è il rischio di spaventarla, di turbarla? E senza arrivare a una scelta così estrema, qual è l’età giusta per spiegare ai piccoli da dove vengono, come sono nati, che differenza c’è tra un uomo e una donna, insomma, per parlare di sessualità ai bambini? «Non c’è un’età minima in cui cominciare, perché la sessualità fa parte dell’identità di ciascuno fin dalla nascita, ma ovviamente tutto va fatto nei modi e con il linguaggio adatto a ogni tempo», spiega Rosalinda Cassibba, ordinaria di psicologia dello sviluppo dell’Università di Bari. «Nel primo anno di vita i genitori contribuiscono a formare questa identità più con i gesti che con le parole: di che colore è la cameretta che mamma e papà hanno preparato per accogliere la loro bimba? Rosa, perché sanno che sarà femmina? Al maschietto di pochi mesi comprano una bambola o una palla? Chi stira i panni in casa, solo la mamma, o a turno anche il papà? Azioni e abitudini della famiglia trasmettono al bambino il senso della sua appartenenza di genere, che cosa vuol dire essere maschio o femmina, che è una miscela di natura e cultura. Questa è già educazione sessuale»… Quando, poi, cominciano le domande, quelle ‘vere’, urge mettere in campo le strategie giuste. Ad esempio queste.

Maschio, femmina o...Parliamone qui

E adesso che rispondo?

Ascensore affollato, mamma con bambino e donna con il pancione. Nel silenzio generale, il piccolo chiede, ad alta voce: «Mamma, come ha fatto il bambino a entrare nella pancia della signora?». Alzi la mano il genitore che non si è mai trovato ad affrontare una domanda difficile in un momento poco opportuno… Come uscirne?
«Vietato ignorare il bambino o zittirlo come se avesse detto qualcosa di brutto o di offensivo», risponde Cassibba. «Altrimenti il piccolo imparerà che alcuni argomenti sono sporchi, sbagliati, che non bisogna parlarne con i genitori e crescendo cercherà le risposte altrove», aggiunge Susanna Marongiu, ostetrica di un consultorio famigliare in provincia di Cagliari ed esperta in metodologia dell’educazione sessuale. «Se le circostanze impediscono di rispondere subito con libertà e tranquillità», sottolinea Stefania Girelli, presidente dell’associazione L’Ombelico, «meglio dirlo al bambino: ‘mi hai fatto una domanda bella e importante, ma adesso c’è confusione, c’è poco tempo e non posso risponderti per bene. Ne parliamo più tardi’. E, naturalmente, più tardi il discorso deve essere ripreso e non lasciato cadere».

Sessualità: da dove vengo?

Chi mi ha fatto? Mi hai fatto tu o papà? «Se a porre la domanda è un bimbo piccolo, di 4 o 5 anni, è inutile lanciarsi in una dettagliata spiegazione di anatomia e fisiologia», suggerisce Stefania Girelli. «Non gli interessa, non la capirebbe. Meglio usare immagini poetiche, immediate e profonde, parlando dei sentimenti ma anche del corpo, parlando della mamma ma anche del papà. ‘Io e papà ci amiamo tanto, ti volevamo e dal nostro amore, dall’unione dei nostri corpi ti sei formato tu. Sei cresciuto nella mia pancia e poi ti ho fatto uscire’ ». Si può anche accennare all’esistenza di un semino del papà e di un ovetto della mamma che si incontrano. I dettagli tecnici verranno dopo, con il passare degli anni, aggiungendo informazioni al primo nucleo di spiegazione. «Ecco perché bisogna evitare invenzioni inverosimili come il cavolo o la cicogna», osserva Marongiu. «Altrimenti, quando il bambino avrà accesso per altre vie alla risposta giusta, si chiederà perché i genitori gli abbiano raccontato delle storie».

Il momento della nascita

Come sono uscito dalla tua pancia? È il passo successivo, magari non immediato, ma inevitabile. «C’è chi preferisce tacere sulla dinamica del parto perché teme di spaventare il bimbo, soprattutto se è una femmina», dice Marongiu. «Ma è proprio il non detto che fa paura: se non se ne può parlare vuol dire che è una cosa brutta. Meglio dare una spiegazione superficiale ma corretta, senza scendere nei dettagli, ponendo l’accento sul fatto che è un fenomeno naturale, che fanno così anche gli altri mammiferi». Dire che ‘la pancia si apre’ può sembrare un modo asettico per spiegare l’evento, ma l’immagine è inquietante. «C’è un passaggio fatto apposta tra le gambe della mamma. Bisogna faticare un po’ e spingere, ma tutte le cose belle costano un po’ di impegno», propone invece Stefania Girelli.

Le differenze

Perché papà fa la pipì in piedi? Oppure: Tu non hai il pisellino come me? Può capitare che il bambino o la bambina veda un genitore nudo e faccia confronti con il proprio corpo. «Se l’adulto prova imbarazzo per la propria sessualità, intesa come nudità, è giusto ammetterlo in maniera serena», osserva Girelli. «Il pisellino è mio e non voglio che altri lo vedano o lo tocchino, quindi adesso lo copro. Poi ti spiego che cos’è».

di Maria Cristina Valsecchi

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