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Carabinieri a scuola. Due casi, un problema?

Carabinieri a scuola. Due casi, un problema?

 

Fra la scuola e tuo figlio metti un carabiniere. Non è uno slogan per incentivare la sicurezza dei minori, ma quanto accaduto ieri a Genova e a Bologna in due episodi diversi, che inquadrano però lo stesso problema: la mancanza di dialogo e fiducia fra genitori e insegnanti. A Genova il braccio di ferro per il panino a scuola – ovvero la possibilità di portare da casa il pasto  – diritto sancito da un paio di sentenze del Tribunale di Torino che però ha dato vita a svariate querelle e altrettante interpretazioni lungo lo Stivale, è sfociato in una denuncia all’Arma.

In una scuola del Levante, infatti, un bimbo per due giorni a fila è stato prima disincentivato e poi ghettizzato per questa scelta, su decisione del preside. Ieri lo hanno lasciato solo in classe a consumare la schiscetta, sorvegliato solo da una bidella, ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I genitori hanno rilevato in questa decisione un comportamento persecutorio del dirigente scolastico nei confronti del bimbo e l’hanno segnalato ai Carabinieri. A Bologna, invece, i militari sono stati allertati da un gruppo di genitori di una scuola di periferia, inferociti per l’atteggiamento molto duro di una maestra che, a loro dire, avrebbe maltrattato verbalmente a più riprese i bambini di una terza elementare, vietando loro persino di andare in bagno durante le lezioni.

Le situazioni, come si può notare, sono diverse, ma l’esito è lo stesso. E senza rivangare le malefatte di alcune maestre, come le violenze all’asilo Cip & Ciop di Pistoia o quelle, fresche fresche, scoperte alla scuola elementare di Partinico (Pa) – episodi turpi, che hanno spinto molti genitori a chiedere l’introduzione delle telecamere in classe – la sensazione è che il rapporto fiduciario fra famiglie ed educatori si stia sfaldando. È davvero così? “Io credo che non si debba esagerare la portata di questi fatti”, afferma il celebre psicoterapeuta Fulvio Scaparro, “quindi niente allarmismi, per carità. Però è vero che certe situazioni si verificano più spesso, ultimamente. E sono la spia di una mancanza di dialogo fra scuola e famiglia”.

Che cosa può fare un carabiniere, in questi casi? “Può mettere pace, mediare usando il buonsenso”, afferma Scaparro. “Un’attività che, fra l’altro, i militari dell’Arma svolgono spesso anche in altri contesti”. Ma il punto non è quello, ovviamente. Piuttosto, bisogna capire qual è la molla che scatena la frustrazione e la rabbia di un padre o di una madre, fino a spingerli a entrare in caserma. Lo specialista non ha dubbi: “È l’assenza di comunicazione che genera i conflitti, che spinge i genitori a maturare stereotipi e pregiudizi nei confronti degli insegnanti e dei dirigenti scolastici”. Fra i quali “vi è l’idea che chi fa questo mestiere lo abbia ‘scelto’ perché non è stato in grado di occuparsi d’altro. Ed è sicuramente un errore. Così come è sbagliato entrare nel merito delle metodologie didattiche“. Ci vuole rispetto dei ruoli, ragiona Scaparro. Ma anche la scuola deve fare la sua parte. Anzi, soprattutto la scuola. “Se fossi un preside”, continua lo psicoterapeuta, “sin dall’inizio dell’anno obbligherei gli insegnanti a tenere aperte le porte del dialogo con le famiglie. Questa è un’attività molto più importante dei consigli di classe”.

Il muro contro muro è deleterio e crea molti problemi al bambino, “costretto a vivere una situazione sgradevole”, ostaggio di un conflitto che non avrebbe mai voluto. Poi, certo, ci sono i casi limite di famiglie “che non rispondono alle sollecitazioni provenienti dalle scuole”, sottolinea Scaparro, “che non partecipano ai colloqui con gli insegnanti e utilizzano come fonte d’informazione solo i racconti del bambino, non sempre da interpretare alla lettera“. E ci sono, per fortuna, “anche molti istituti virtuosi, che perseguono il dialogo con i genitori. Questa è l’unica strada. Perché un fatto è certo: è il silenzio a generare fantasmi“. E i fantasmi, a volte, si materializzano nella divisa di un carabiniere. Ecco, sarebbe meglio non arrivare mai a questi punti.

Fulvio Bertamini

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