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Compiti delle vacanze, convinciamoli così

Compiti delle vacanze, convinciamoli così

Convincerlo a fare i compiti delle vacanze spesso è… il compito più difficile. Quali sono le strategie efficaci per spingerlo al cimento, spesso molto avversato? “In ambito educativo non è mai possibile generalizzare”, afferma la pedagogista Chiara Godina, “bisogna valutare caso per caso quali possano essere le modalità più opportune da mettere in campo. Un conto è se il bimbo ha avuto un rendimento scolastico ottimale, o comunque accettabile, e ha una ‘normale’ ritrosia a studiare anche durante l’estate. Diverso se già durante l’anno ha fatto fatica negli studi e papà e, magari, mamma gli sono stati molto ‘addosso’ per spingerlo a recuperare: in questi casi, stressarlo anche durante le vacanze potrebbe essere controproducente”. Ogni situazione fa storia a sé, insomma, e ogni mamma sa di cosa ha bisogno il suo bambino. Ciò non toglie che si possano migliorare gli aspetti organizzativi dello studio estivo.

“Mamma e bimbo potrebbero realizzare un bel tabellone insieme, da appendere nella cameretta del piccolo: un cartellone colorato diviso in colonne e contrassegnato da diversi ‘smile’, dal più sorridente al più triste, con cui connotare le singole materie”, suggerisce Godina. Dentro ogni colonna, poi, saranno annotati i compiti. “Gli insegnamenti che il piccolo affronta volentieri saranno accompagnati da un bel sorrisone, quelli che gli danno qualche grattacapo da un broncio”. Uno strumento di questo tipo restituisce un’immagine immediata delle sue difficoltà “e permette alla madre di bilanciare il carico di lavoro“, prosegue la pedagogista. “Se zoppica in italiano, per esempio, concediamogli tutto il tempo necessario per fare il tema e alterniamo l’impegno con compiti che svolge invece con facilità, divertendosi”. In questo modo il carico più oneroso risulterà notevolmente alleggerito.

Se poi le vacanze con la famiglia, al mare o in montagna, sono brevi, “diciamo 7-10 giorni”, continua Godina, “possiamo decidere che in quel periodo i compiti non si fanno. Altro discorso se la villeggiatura dura 3 settimane/un mese, o addirittura più a lungo. In quel caso, può essere utile individuare, nell’arco della settimana, periodi e giorni in cui sgobbare un po’ sui libri”. Senza darsi orari strettissimi, ovviamente: “Siamo pur sempre in vacanza. Però possiamo decidere, per esempio, che il martedì e il giovedì, di ritorno dalla spiaggia, si fanno i compiti. Anche in questa ipotesi, l’utilizzo del cartellone con gli smile può aiutare”. Insegnandoli, oltretutto, un metodo di studio, se ancora non l’ha fatto proprio. Il tabellone andrà rispettato “anche se risolverà correttamente il problema, o scriverà bene il tema, in poco tempo”, sottolinea Godina. “In questi casi, anziché spingerlo a sbrigare altro lavoro, premiamolo con un supplemento di divertimento, al parco o in spiaggia”.

“Se il bimbo, invece, ha faticato un po’ durante l’anno, potrebbe essere una buona idea studiare insieme a lui“, sostiene la pedagogista. Passare del tempo insieme, in fondo, è sempre bello e utile. “L’importante è che la mamma o il papà, in questi casi, si dedichino al piccolo in chiave esclusiva, o quasi: è ammesso sfogliare un giornale o un libro mentre fa i compiti, non certo svolgere le faccende di casa o guardare la televisione”. Se adeguatamente affiancato, il bambino si sente supportato dai genitori: questo gli infonde serenità e lo tranquillizza, consentendogli un miglior rendimento nello studio.

“Un’ultima suggestione potrebbe essere istituire un homework day“, conclude Chiara Godina. “Ovvero un giorno della settimana in cui i compiti si fanno in compagnia degli amichetti”. La location è secondaria: “Se si dispone di spazi sufficienti, possiamo organizzarla a casa o in giardino, ma anche una stanza all’oratorio o il campetto di calcio possono andare bene. Qualche mamma di buona volontà può occuparsi delle merende e si possono radunare anche bimbi di età diversa, come avviene nei campi estivi: l’importante è che stiano bene assieme. La compagnia dei pari può stimolare anche i bambini più svogliati, trasformando il compito in un gioco, o quasi”. Un’idea ludica che può centrare l’obiettivo.

Fulvio Bertamini

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