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Compiti delle vacanze: la strategia giusta

Compiti delle vacanze: la strategia giusta

Ma qual è il momento giusto per mettersi alla scrivania e cominciare a fare i compiti delle vacanze? Per evitare che il lavoro assegnato diventi l’incubo delle vacanze, è molto utile programmare lo svolgimento degli esercizi durante l’estate. Per prima cosa va individuato il numero di pagine (se al bambino è stato assegnato un libro) o il numero degli esercizi da svolgere ogni giorno. Una volta decisa la ‘quantità’ di lavoro, occorre dedicarsi ai compiti con una certa costanza, programmando un periodo di tempo preciso: a secondo dell’età del bambino, in un momento della giornata che può variare in base agli impegni e all’organizzazione familiare. «Conoscendo il proprio figlio», considera Monica Castagnetti, psicopedagogista, «ogni genitore potrà capire qual è il momento migliore per i compiti delle vacanze, quel momento, cioè, in cui è più facile che il piccolo resti seduto volentieri per un po’. Per alcuni si tratta della mattina, quando il clima è più fresco, per altri dopo pranzo, prima di ricominciare a giocare. Se il genitore affianca il bambino durante i compiti, è opportuno che il momento sia quello giusto anche per lui, così da poter restare accanto al figlio in tutta tranquillità, lasciando da parte le altre incombenze».

Occhio alla divisione del lavoro

La maggior parte dei bambini ha delle preferenze, degli esercizi che ama di più o che riesce a svolgere con maggiore facilità. Meglio, dunque, lasciar libero il bimbo di cominciare con le materie che preferisce o invitarlo a occuparsi sin dall’inizio anche di quello che gli piace meno? «Conviene invitare il bambino a riflettere, chiedendogli se è sicuro di voler arrivare agli ultimi giorni di agosto con tutte le attività di matematica o di grammatica da fare», suggerisce la psicopedagogista. «E spiegargli che se, ogni giorno, svolge qualche esercizio che gli piace meno, finirà tutto senza neanche accorgersi. Per un bimbo è molto importante l’aspetto emotivo: ecco perché è sostanziale incoraggiarlo, sottolineando che ha tutte le potenzialità per riuscire bene. Anche nei compiti che gli piacciono meno o gli sembrano più difficili».
La costanza è d’aiuto nello svolgimento degli esercizi per non rischiare di arrivare agli ultimi giorni dovendo fare le ‘corse’.
«Ma attenzione, il lavoro a casa non deve condizionare oltre un certo limite le esperienze del bambino e della famiglia. Che non succeda, ad esempio, di rinunciare a visitare una bella mostra o a partecipare a un evento interessante perché c’erano i compiti delle vacanze da fare»,
conclude l’insegnante.

Lavori in casaTutto ciò che i bambini possono fare

Compiti delle vacanze: se non li vuole fare

Come comportarsi se, nonostante l’incoraggiamento, il bambino non vuole saperne di fare gli esercizi e il momento dei compiti è sempre causa di liti e proteste? «In questo caso può essere il segnale di un disagio che va oltre il lavoro, di qualcosa che non va nel rapporto con la scuola in generale», spiega Monica Castagnetti. Occorre, quindi, parlare con il piccolo per cercare di capire che cosa lo disturba così tanto. Forse ha il timore di non essere capace, non si sente all’altezza? Durante l’anno scolastico ha avuto l’impressione di essere meno bravo o intelligente dei compagni? Se il genitore comprende che cosa lo preoccupa, può aiutarlo a risolvere il problema, rassicurandolo sulle sue potenzialità e incoraggiandolo, con parole come: “Ora ci esercitiamo insieme (nelle tabelline o nella lettura, in quello che il piccolo sente come punto debole): vedrai che diventerai bravissimo”.

di Giorgia Cozza

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