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Compiti delle vacanze: aiutiamoli così!

Alcune famiglie li trovano necessari, per altre sono solo un peso, ma al di là delle singole opinioni gli esercizi a casa sono da fare.  Come aiutare i nostri figli?

Compiti delle vacanze: aiutiamoli così!

Con la fine dell’anno scolastico, si riapre la diatriba: compiti delle vacanze sì o no? «Se assegnati nella giusta misura, i lavori a casa hanno una loro utilità», commenta Monica Castagnetti, psicopedagogista. «Durante la pausa estiva sono necessari per mantenere in allenamento determinate funzioni apprese nel corso dell’anno, come la lettura o lo svolgimento delle operazioni matematiche». Ma se il bambino non ha voglia di fare i compiti che gli sono stati assegnati? «Sarà l’occasione per sottolineare che non esiste solo il piacere, ma anche il dovere», suggerisce la psicopedagogista. «Le esercitazioni date a casa servono per imparare o per consolidare l’apprendimento, quindi vanno fatte. Chiarita questa premessa, il genitore è chiamato a rassicurare il bambino e a fargli sentire la propria vicinanza, aiutandolo a vivere serenamente anche questa esperienza».

Ancorati alla realtà

«Non sono favorevole a compiti delle vacanze compilativi, ripetitivi, che insistono su contenuti astratti anziché rinforzare le competenze del bambino», considera Sonia Coluccelli, insegnante di scuola primaria, formatrice per Fondazione Montessori Italia, coordinatrice della Rete scuole Montessori dell’alto Piemonte. «Diverso è il discorso per quanto riguarda l’utilità di esercitare capacità come la lettura o le funzioni matematiche, che il bambino dovrebbe poter allenare, però, soprattutto vivendo la realtà che lo circonda, per esempio leggendo una fiaba, la lista della spesa, le istruzioni di un gioco…».

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Compiti delle vacanze: quando sono tanti?

Ecco un punto centrale: come regolarsi se il bambino sostiene che i compiti delle vacanze sono troppi? «Il primo passo è verificare se effettivamente è così o se si tratta di una percezione errata», sottolinea Monica Castagnetti. «Può capitare, ad esempio,
che il piccolo si faccia spaventare dal numero di pagine del libro, quando invece molte parti sono semplici e veloci da svolgere. Toccherà, allora, al genitore tranquillizzarlo, spiegandogli che, suddividendo l’attività e completando alcune parti ogni giorno, riuscirà a tornare a scuola con i compiti fatti. Anche l’aspetto della pianificazione compete all’adulto che, dopo aver controllato il carico di lavoro, indicherà il ritmo da seguire (quante pagine ogni volta) per concludere il libro in tempo. Questo tipo di intervento è molto rassicurante per il piccolo, perché gli dà l’idea che la situazione è sotto controllo e che può farcela». Se, anche secondo il genitore, le esercitazioni assegnate fossero eccessive? «Al bambino si potranno presentare due opzioni: arrivare fin dove riesce e consegnare alla maestra i compiti non finiti oppure, se non se la sente di affrontare questa eventualità, mettercela tutta e con un po’ di aiuto terminare il lavoro», spiega Monica Castagnetti. «Non c’è nulla di male nell’affiancare (non sostituire!) il bambino: dargli una mano a colorare un disegno o a completare un esercizio, scegliendo attività non fondamentali per il ripasso, si può. E intanto si approfitta per scambiare due chiacchiere: fa sempre bene alla relazione».

Un salto di qualità

Le vacanze estive rappresentano il momento ideale per mettere alla prova le competenze maturate sui banchi di scuola e per approfondire e sviluppare le conoscenze acquisite. «In questo è irrinunciabile il ruolo della famiglia», sottolinea Sonia Coluccelli. «Insieme a mamma e papà, il bambino può esercitare le sue competenze, imparare cose nuove, trasformare la teoria in pratica. Siamo circondati da parole e da numeri: se agganciamo i contenuti astratti alla concretezza della vita quotidiana, l’apprendimento acquista un senso nuovo, più vero, utile e divertente».
Il collegamento tra teoria e pratica riguarda le competenze matematiche e linguistiche, ma anche materie come scienze, geografia, storia. «Una gita nella natura, la visita a un castello o a un museo sono tutte occasioni preziose per trasformare i concetti appresi
a scuola in qualcosa di concreto», sottolinea Monica Castagnetti.

di Giorgia Cozza

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