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Compiti: chi ha detto che servono i libri?

C'è un altro modo per fare i compiti delle vacanze. Ed è quello di prendere spunto dai viaggi che si fa insieme. Italiano, storia, matematica...: studiare non è mai stato così spassoso e coinvolgente!

Compiti: chi ha detto che servono i libri?

Nel periodo estivo, «la famiglia dovrebbe offrire al bambino esperienze autentiche, che gli permettano di utilizzare i contenuti appresi a scuola per comprendere meglio la realtà», commenta Sonia Coluccelli, insegnante di scuola primaria, formatrice per Fondazione Montessori Italia, coordinatrice della Rete Scuole Montessori dell’alto Piemonte. E autrice di Un’altra scuola è possibile? (Il leone verde, 16 euro).

«Qualche esempio pratico che rientra a pieno titolo nel capitolo compiti: mentre prepariamo insieme un dolce, chiediamo al piccolo di leggere le istruzioni dal libro delle ricette e di pesare gli ingredienti con una bilancia. Sarà un’occasione per esercitarsi nella lettura e per prendere confidenza con quantità, misure ed equivalenze. Per allenarsi nella scrittura, si possono scrivere le cartoline dal mare o dalla montagna a nonni, zii e compagni di scuola (i più grandi potranno magari cimentarsi con una lettera). Poi si può preparare la lista della spesa prima di uscire per fare acquisti. Una volta giunti in negozio o al mercato, chiediamo l’aiuto del bimbo per leggere e confrontare i prezzi dei diversi prodotti».
A proposito di lettura, c’è tutto un mondo intorno al piccolo che può essere utilizzato: i cartelli con il nome delle vie, le locandine dei quotidiani esposte fuori dalle edicole, i titoli del giornale. «Ai più grandicelli si può affidare anche l’incarico di leggere la fiaba della buonanotte al fratellino», considera Sonia Coluccelli. «O di leggere quell’articolo interessante al genitore che sta cucinando. Per chi ama scrivere, niente di meglio che inventare qualche bella storia di avventura».
Una full immersion nella realtà aiuta anche le competenze matematiche: le operazioni sono più divertenti se si sommano conchiglie e sassolini o se si contano le file degli ombrelloni e, poi, si moltiplicano per scoprire quante persone ci sono in spiaggia. E la geometria? Per calcolare l’area di un solido, conviene prima costruirlo: con forbici e cartoncino si gioca e si studia. Se non son compiti questi…

Alla scoperta della natura

Per i bambini che hanno iniziato a studiare scienze, la natura è un incredibile laboratorio a cielo aperto. È sufficiente un prato – con i suoi germogli, i fiori, le api che ronzano tra le corolle colorate, gli uccelli che volteggiano nel cielo – per ripassare e approfondire quanto imparato. «Per un bambino, poter osservare quello che ha studiato sui libri è straordinario», sottolinea Monica Castagnetti, psicopedagogista.
«È l’occasione per vedere con i propri occhi e toccare con mano quei concetti teorici appresi sui banchi. Una gita nel bosco, una passeggiata lungo un canale o un sentiero montano offrono l’opportunità di ragionare con lui sul mondo circostante. In assoluta creatività.
Il genitore può richiamare l’attenzione del bambino sul paesaggio e stimolare il suo interesse con delle domande: quel canale sarà artificiale? Che pianta sarà questa? Quanto sarà alta quella montagna? Dove arriverà questo fiume? In questo modo il bimbo avrà la possibilità di attingere a quanto studiato per rispondere e riflettere insieme all’adulto. Sarà entusiasta di poter riferire al genitore qualcosa che ha imparato a scuola».
Se durante la passeggiata il bambino ha raccolto alcune foglie, a casa potrà costruire un bell’erbario, come suggerisce Massimo Birattari, autore di Invece di fare i compiti (Rizzoli, 15 euro): sarà sufficiente incollarle sul quaderno indicando i nomi della pianta, quello comune e quello scientifico.

Si annoia in vacanza?Buon segno!

Compiti: così la storia diventa concreta

Anche la città, con le sue chiese, i suoi musei, i suoi monumenti, offre tante occasioni per imparare e scoprire cose nuove. «Per un bambino che ha iniziato a studiare storia, una gita in un museo, la visita di un monumento o di un castello forniscono l’occasione per constatare che questa disciplina non è contenuto soltanto nei libri, ma racconta l’esperienza di molti esseri umani vissuti prima di lui», sottolinea Monica Castagnetti. «L’importante, quando si organizza una gita di questo tipo, è calibrare i tempi e le distanze, perché venga ricordata come una bella avventura in famiglia e non come un’esperienza noiosa e stancante».

di Giorgia Cozza

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