apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Crescita: a che punto è il tuo bambino?

Fare confronti con i coetanei può venire spontaneo, ma i paragoni hanno un valore relativo. Quando, allora, è corretto parlare di bassa statura? E cosa si può fare per ‘invertire la rotta’?

Crescita: a che punto è il tuo bambino?

In termini di crescita, quel che conta è il percentile, dicono. «La comparazione con i coetanei è del tutto naturale», spiega Gabriella Pozzobon, pediatra esperta di auxologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza. «Tuttavia, per una valutazione più appropriata, bisogna prendere in considerazione quello che viene definito il ‘target genetico’, ovvero l’altezza della mamma e quella del papà, oltre allo stato di salute generale del piccolo, al suo peso e alla sua lunghezza al momento della nascita. Viene definito di bassa statura un bambino al di sotto del terzo percentile, l’unità di misura che si utilizza per valutare peso e altezza del piccolo rispetto alla sua età. Ma, ed è importante sottolinearlo, la bassa statura non è sempre sinonimo di malattia».

Dal pediatra per un bilancio di salute

Chi può aiutare i genitori a valutare se lo sviluppo del bambino è nella norma è il pediatra, con controlli regolari e periodici. Ogni quanto tempo sarebbe opportuno fare questo bilancio di salute? «Almeno una volta all’anno, meglio ancora se ogni sei mesi», risponde Stefano Stagi, ricercatore all’Università degli Studi di Firenze ed endocrinologo presso la Clinica Auxo-endocrinologia-ginecologia pediatrica Azienda Ospedaliera Anna Meyer di Firenze. «In questo modo, sarà possibile osservare chiaramente se il piccolo sta seguendo un corretto percorso lungo quello che noi medici chiamiamo tecnicamente il ‘canale di crescita’».

Crescita: un percorso a scatti

«È importante, inoltre, che il genitore sappia che lo sviluppo, statura inclusa, non è un fenomeno lineare, ma avviene a strappi», continua lo specialista. «Per esempio, ci sono bambini che crescono di più in estate, altri in inverno: questa stagionalità deve essere considerata. Una visione di insieme, con controlli a distanza di tempo, serve a inquadrare e ad attribuire il giusto valore a eventuali rallentamenti dello sviluppo. Purtroppo questo controllo generale, molto ben accetto dai genitori finché il bambino è piccolo, col passare del tempo tende a essere disatteso», osserva Stefano Stagi. «Si ricorre al pediatra solo quando il bambino è malato o ha qualche problema».

StaturaCosa c'è da sapere

Fino a quando ci si può alzare?

Il vecchio assunto secondo cui il maschio smette di aumentare di statura intorno ai 18 anni e la femmina verso i 16 è ormai da sfatare. «In realtà non esiste un’età precisa, dipende dal momento in cui è cominciato lo sviluppo puberale», spiega l’endocrinologo. «I ragazzi
di oggi tendono a diventare grandi precocemente, quindi anche la statura definitiva si evidenzia in anticipo rispetto a quanto accadeva alle generazioni passate. Per quanto riguarda le femmine, invece, dopo il menarca la crescita continua per un paio d’anni e può variare dai 4 ai 10 cm circa. Si cresce più nel primo anno successivo alla comparsa del ciclo mestruale, meno nel secondo».

Se si nota un rallentamento

Alcune volte, il bambino viene definito nato piccolo per età gestazionale: che cosa vuol dire? «Significa che alla nascita il neonato si presenta più piccolo di quanto ci si sarebbe aspettato», spiega Gabriella Pozzobon. «Le cause possono essere materno-placentari o fetali. Nella stragrande maggioranza dei casi, si ha un recupero di crescita nei primi due-quattro anni di vita. Se questo, invece, non dovesse avvenire, se cioè lo sviluppo non raggiungesse un percentile soddisfacente in tale arco di tempo, la situazione deve essere valutata». Un mancato recupero di crescita, un rallentamento o una persistenza di bassa statura, vanno sempre esaminati con attenzione
e segnalati al pediatra di famiglia. «Poi, non è detto che si debba intervenire», sottolinea la pediatra. «Sono necessari, tuttavia, il controllo nel tempo e una valutazione specialistica».

I motivi di un blocco

«Nel caso in cui la crescita rimanga ferma per oltre sei mesi o stenti a riprendere o, ancora, se persiste una severa bassa statura o una bassa statura rispetto all’altezza dei genitori, allora è opportuno iniziare a fare accertamenti più approfonditi», afferma Gabriella Pozzobon. «Il percorso può non essere semplice, anche perché le cause sono di vario tipo: ormonale, dovuta a un difetto di secrezione dell’ormone della crescita (Gh), isolata o associata alla mancanza di altri ormoni prodotti dall’ipofisi; sistemica (malattie infiammatorie croniche, autoimmuni); ipotiroidismo; malassorbimento, come in caso di celiachia; malattie genetiche quali sindrome di Turner o di
Prader Willi. Medico di famiglia ed endocrinologo pediatrico valuteranno insieme quali esami effettuare in base alla situazione».

di Francesca Mascheroni

Commenti