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Cyber bullismo, si abbassa l’età delle vittime

Cyber bullismo, si abbassa l'età delle vittime

Il fenomeno è in crescita e sempre più spesso coinvolge bambini anche molto piccoli. Il cyber bullismo, versione 2.0 della forma di violenza giovanile più conosciuta e diffusa nel mondo, è una vera e propria “emergenza sociale”: parole di Telefono Azzurro, che ha pubblicato un dossier sull’argomento, analizzando i casi gestiti dal proprio Centro nazionale di ascolto durante l’ultimo anno scolastico. Come quello di Alice, che ha contattato questo servizio perché si sentiva “un bersaglio senza difese”. E proprio “Bersagli senza difese? Non lasciamoli soli” si intitola lo studio, presentato in un momento storico cruciale, mentre mentre in Parlamento è in votazione una proposta di legge che ha l’obiettivo di contenere, almeno, le dimensioni del problema e con l’opinione pubblica ancora scossa dal suicidio di Tiziana Cantone, la 31enne stroncata dalla gogna mediatica scatenatasi dopo la pubblicazione online di un video porno.

Nell’anno scolastico 2015-2016 Telefono Azzurro ha gestito più di un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo attraverso la sua linea 1 96 96 e la chat dedicata: in totale sono stati 270, “un dato preoccupante”, sottolinea l’associazione, “perché rappresenta solo la punta dell’iceberg rispetto alla vastità del fenomeno”, che spesso resta sommerso. Più della metà delle situazioni segnalate è avvenuta al Nord (56,5%) e sono soprattutto le giovani donne nel mirino: infatti, mentre i ragazzi subiscono quasi unicamente bullismo tout-court, 1 ragazza su 6 è soggetta a cyberbullismo. L’età della vittime, per l’85% di nazionalità italiana, si sta abbassando e ormai raggiunge anche bimbi di 5 anni (22% dei casi, una cifra davvero inquietante). Le richieste di aiuto hanno inizio alle elementari e proseguono fino all’adolescenza. Il fenomeno è così diffuso che sta sfondando anche la barriera dei generi. E se è vero che i bulli in prevalenza sono maschi (60%), “amici” o conoscenti della vittima, in un caso su 4 la violenza ha matrice femminile e in uno su 6 agisce una diade. La stragrande maggioranza degli episodi avviene a scuola (82%) e online (7%).

Le conseguenze di questia forma di bullismo possono essere molto pesanti. Domina l’ansia diffusa, che può portare anche anche all’abbandono o alla dispersione scolastica, ad atti autolesionistici (nel 30% dei casi) o addirittura a pensieri o tentativi di suicidio (10%). Ma gli effetti negativi possono perseguitare le vittime a lungo, anche nel corso della vita adulta, espressi in forma di bassa autostima o maggiore tendenza alla depressione. I bulli, invece, possono andare incontro a una “evoluzione” – se così si può definire – del loro atteggiamento antisociale, che li può spingere a compiere atti vandalici, ad abusare di droghe o alcol, ad attuare comportamenti criminali. Quanto agli spettatori passivi delle violenze, a loro volta possono sviluppare sensi di colpa o di impotenza e, a lungo termine, scarsa empatia e incapacità di fidarsi degli altri.

Spesso capita che il bambino vittima di bullismo o cyberbullismo non abbia voglia di confidarsi con i genitori o con gli insegnanti, per vergogna o per timore di non essere creduto. Quali sono i segnali che dovrebbero far insospettire gli educatori? Secondo Telefono Azzurro, possono essere indicativi la paura o il rifiuto di andare a scuola, o di frequentare alcuni luoghi (dove è avvenuta la violenza); sentimenti quali tristezza, rassegnazione, tendenza alla solitudine; l’emergere di difficoltà relazionali o del desiderio di cambiare istituto o quartiere. Nel caso, occorre “che le vittime si sentano sostenute, credute e vengano aiutate con molta attenzione, competenza e sensibilità”, ha sottolineato il professor Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e presidente di Sos Telefono Azzurro onlus. Solo questo atteggiamento, infatti, può permettere loro di interrompere la spirale viziosa “di considerarsi bersagli senza difese, attivando così un circolo virtuoso di reciproco aiuto”. Caffo ha chiarito anche che il problema “non è del singolo, ma dell’intera comunità”, evidenziando il ruolo cruciale di genitori e insegnanti, che dovrebbero essere “preparati e formati sul tema della sicurezza in rete”.

Il cyberbullismo, si è detto, è solo un aspetto del bullismo, che può essere anche fisico, quando la coercizione avviene direttamente, oppure verbale, nelle forme dell’insulto o della denigrazione, o ancora indiretto, quando vengono propalate voci false che screditano una persona. Secondo gli specialisti, per essere catalogate in questo modo le attività prevaricatrici devono essere intenzionali, cioè avere l’obiettivo di offendere o danneggiare, persistenti nel tempo e devono esprimere un’asimmetria relazionale, con potere e forza nettamente sbilanciati a favore dell’aggressore. Una situazione che a sua volta tende a cristallizzare vittima e carnefice in ruoli rigidi, dai quali diventa difficile uscire. Come rivelano ricerche internazionale, finiscono più facilmente nel mirino dei bulli i ragazzi affetti da disabilità o con esigenze educative specifiche, chi esprime inclinazioni sessuali non convenzionali, chi fa parte di una minoranza etnica o culturale o di un determinato contesto socio-economico. Ma anche chi ha un’unica caratteristica particolare, tale da renderlo una mosca bianca (o una pecora nera) all’interno del gruppo dei pari.

Fulvio Bertamini

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