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Dislessia: quanto ne sai?

I disturbi dell’apprendimento possono essere ben nascosti e compensati. Ecco i suggerimenti di un esperto per riconoscerli e affrontarli

Dislessia: quanto ne sai?

DSA: una breve sigla che parla di apprendimento, ma anche di crescita e racchiude un mondo ricco e articolato, spesso ancora poco conosciuto. Se non in termini di dislessia. Cerchiamo di avvicinarlo con l’aiuto di Gianluca Lo Presti, psicologo esperto in Psicopatologia dell’Apprendimento, autore del libro ‘Nostro figlio è dislessico’ edito da Erikson.

Che cosa sono i DSA?

«L’acronimo significa Disturbi Specifici di Apprendimento e comprende quattro aree», spiega subito il dottor Lo Presti.
«La dislessia è una specifica difficoltà nel leggere, che si manifesta con lettura molto lenta (spesso sillabata) e piena di errori: il bambino inverte le lettere in una parola, scambia una parola per un’altra.
La disortografia è la difficoltà a scrivere in modo ortograficamente corretto: omettendo le doppie consonanti, sbagliando gli accenti, eliminando o aggiungendo lettere.
La disgrafia attiene alla qualità grafica della scrittura: il bambino scrive in modo praticamente illeggibile. La discalculia
è la difficoltà a eseguire operazioni di calcolo, anche semplici: memorizzare tabelline, o fare somme come 10+3.
Molte di queste difficoltà sono comuni a tanti bambini, soprattutto nelle prime classi elementari. Per i genitori può essere difficile cogliere la presenza di un disturbo specifico, anche perché i bimbi con DSA sono intelligenti e tendono a compensare le difficoltà, rendendole ‘invisibili’. Va notato, però, che in loro questi disturbi rimangono nel tempo, anche fino alla 4a-5a elementare».

DSA e dintorniCosa c'è da sapere

Diagnosi: chi, come e quando si può fare?

«I genitori devono richiedere l’impegnativa al medico di base e rivolgersi a psicologi e neuropsichiatri infantili o logopedisti (in questo caso va aggiunta la valutazione del quoziente di intelligenza). L’iter è semplice: un approfondito colloquio anamnestico per raccogliere la storia del bambino, sulla cui base vengono poi fatti brevi test di lettura, scrittura, calcolo e un test di intelligenza. Alla diagnosi clinica segue la certificazione, eseguibile in strutture pubbliche o private accreditate, che va poi consegnata alla scuola. In attesa della certificazione, le scuole sono comunque tenute ad accettare la diagnosi clinica dei privati. I tempi di consegna variano a seconda degli enti. In ogni caso, la diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia va fatta alla fine della seconda elementare, e quella di discalculia alla fine della terza».

Legge 170 del 2010: quali sono i princìpi base?

«È una legge fondamentale, innanzitutto perché ha riconosciuto queste difficoltà come disturbi specifici. La normativa prevede inoltre misure dispensative in merito ad attività che il ragazzo con DSA non può svolgere (secondo i casi, può essere esonerato dal leggere ad alta voce in classe, ricordare dati a memoria, eseguire calcoli a mente…) e corrispettivi strumenti compensativi (lettura da parte di altri o sintesi vocale, mappe concettuali, calcolatrice). Il decreto attuativo del 2011 prevede
poi un terzo elemento-chiave: la compilazione e applicazione da parte delle scuole di un Piano Didattico Personalizzato (PDP)».

Genitori, scuola e specialisti che cosa possono fare in concreto?

«I genitori, quando notano qualche difficoltà, possono innanzitutto approfondire per capire di cosa si tratta rivolgendosi a specialisti e richiedere eventualmente una diagnosi. La scuola, a sua volta, può segnalare casi con difficoltà ai genitori; inoltre, è tenuta a stilare e applicare il PDP, indicando le specifiche attività da seguire per l’apprendimento, le valutazioni e gli esami finali. Questo piano va elaborato su misura per ogni singolo ragazzo, non può essere fatto sulla base di frasi prestampate. Più è semplice, più è probabile che venga applicato: un buon modello di riferimento per costruirlo è quello del MIUR. Gli specialisti, fatta la diagnosi, predispongono un piano di aiuto, lavorando su due aspetti: il potenziamento, per migliorare le abilità oggettive (ad esempio la velocità di lettura) e il metodo di studio con gli strumenti compensativi più adatti, puntando alla crescita di una sempre maggiore autonomia del ragazzo».

Dislessia & co: consiglio ai genitori

«Ciò che va tenuto sempre presente è l’autostima del bambino, la sua visione di sé. Ai genitori voglio dire: organizzatevi, ma non dimenticate che prima di tutto si tratta di vostro figlio. Puntate soprattutto sulla vostra relazione con lui e non lasciate che i problemi scolastici la condizionino: non guardatelo come uno scolaro che fallisce, ma come una persona che, come tutti, sa fare alcune cose meglio e altre peggio degli altri. Se ci credete voi per primi, ci crederà anche lui. I DSA si manifestano soprattutto a scuola, ma la vita non è fatta soltanto di scuola: è anche saper fare, saper essere, portare avanti passioni, ognuno nel suo modo.
E il percorso di crescita di un ragazzo con DSA può mettere in luce, oltre ai suoi disturbi specifici, le sue soluzioni, le sue risorse
e le sue qualità specifiche».

di Elisabetta Zamberlan

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