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Disturbi alimentari, l’età si abbassa

Disturbi alimentari, l'età si abbassa

 

Sono sempre più diffusi. Molti conoscono l’anoressia, ovvero il desiderio patologico di essere magre, o la bulimia, caratterizzata da abbuffate cui seguono comportamenti di compensazione per ostacolare l’aumento di peso. Meno noto – e comunque frequente – è il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge eating disorder), connotato da crisi bulimiche in assenza di azioni compensative. Ma pochi sanno che fra i pazienti più piccoli avanza l’Arfid (Avoidant restrictive food intake disorder), malattia catalogata di recente: chi ne è colpito mangia solo pochi cibi, selezionandoli magari in base al colore o alla consistenza, e si rifiuta di assaggiarne di nuovi. Le conseguenze sui bambini, in termini di sviluppo, sono facilmente immaginabili.

Stiamo parlando dei disturbi del comportamento alimentare (Dca), che secondo la Società italiana di psicopatologia dell’alimentazione sono caratterizzatI “da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo”. Tutto finisce per ruotare attorno al cibo in maniera ossessiva. L’età bersaglio è l’adolescenza, ma possono comparire anche prima e solo una piccola percentuale dei pazienti chiede aiuto. Ecco perché sul tema è fondamentale fare informazione. A questo scopo, domenica 9 ottobre, a Pieve Ligure (Ge), è stata organizzata dalla locale Ats una giornata di sensibilizzazione (“Giocare & pensare”), nel corso della quale momenti di pratica sportiva si alterneranno a riflessioni sull’importanza di seguire stili di vita corretti e un’alimentazione equilibrata.

L’evento si giova della collaborazione dell’associazione Mi Nutro di Vita (www.minutrodivita.it), che lotta contro i Dca. La presiede Stefano Tavilla, che qualche anno fa ha perso la figlia Giulia, stroncata a 17 anni dall’anoressia. “È importante che all’evento di Pieve partecipino, oltre ai ragazzi, anche i genitori“, afferma. “Vogliamo far riflettere soprattutto loro su questi temi”.

Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero insospettire un padre o una madre?

Sicuramente la perdita repentina di peso, o un’eccessiva attenzione all’alimentazione, che porta a eliminare alcuni cibi o a concentrarsi solo su altri. Ma, soprattutto, sono gli occhi dei nostri ragazzi a parlare, in questi casi: si spengono, perdono la luce e il sorriso. Il dato sconvolgente, oggi, è il continuo abbassamento dell’età in cui si manifestano questi disturbi. Che un tempo erano confinati all’adolescenza, o al periodo immediatamente successivo, e che oggi colpiscono anche a 7-8 anni.

Quindi è molto importante che i genitori prestino grande attenzione al comportamento dei figli a tavola.

Certo, ma non buttiamo sempre la croce addosso a loro. Per anni la psichiatria ha colpevolizzato la madre: può immaginare cosa significa avere una figlia anoressica e sentirsi la causa della sua malattia… I genitori vanno aiutati e il modo migliore per farlo è fornire una corretta informazione. È questo il lavoro che facciamo con l’associazione Mi Nutro di Vita: dei Dca bisogna parlare.

Facciamolo, dunque.

Spesso le famiglie sono impreparate sul tema. Altre volte il problema resta sommerso, o viene rimosso. Guardi, le posso fornire un dato impressionante: nei primi 6 mesi dell’anno il Centro disturbi alimentari di Genova Quarto ha registrato 400 casi di Dca. Ed è una cifra che non restituisce la complessità del fenomeno. Perché molti pazienti si rivolgono a strutture private (quella di Quarto è pubblica, ndr), altri si fanno seguire da centri fuori regione e moltissimi vivono il loro dramma all’interno della famiglia, silenziosamente, travolti dai sensi di colpa. Credo di non sbagliare quando affermo che il 5% della popolazione giovanile è affetta da questi disturbi. Più in generale, parliamo di almeno 3 milioni di pazienti, ma anche questa, a mio avviso, è una stima per difetto.

Perché tanto silenzio intorno ai Dca? I numeri che fornisce sono impressionanti.

Questi disturbi putroppo muovono ben pochi interessi. È brutto dirlo, ma è la verità. Sa cosa ci vuole per vincere un’anoressia o una bulimia? Tanto ascolto e tanto aiuto umano, non farmaci costosi. Anzi, proprio dalle farmacie provengono messaggi di segno opposto: ha fatto caso a quanti prodotti per il dimagramento rapido sono affastellati sui loro banchi? E vogliamo parlare dell’immagine della donna veicolata dalla pubblicità, dalle riviste, dalla moda? E sa che esistono 300 mila siti Internet che inneggiano ad anoressia e bulimia? Cosa si fa per oscurarli? Ecco perché è fondamentale fare prevenzione. Bisogna entrare nelle scuole, parlare con i ragazzi di alimentazione e stili di vita corretti. Chi come noi si batte contro i Dca oggi viaggia in direzione ostinata e contraria. Ma questa è una vera e propria epidemia sociale e va combattuta con ogni mezzo.

Fulvio Bertamini

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