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Il sogno di Matteo? Un parco sui binari

Il sogno di Matteo? Un parco sui binari

Che belle le storie con un sogno, dentro, che forse si avvera. E quanto sono ancora più belle se a sognare è un bambino di 9 anni: Matteo. E questa volta il nome non è di fantasia, come si usa fare per tutelare la privacy dei minori. Tutt’altro. Matteo è proprio lui: un bimbo vivace, che come molti altri ha la passione per i treni. Vive a Fegino, in Valpolcevera, periferia nord di Genova. Un’area che un tempo fu meravigliosa (Polcevera pare venga dal latino pulcherrima, cioè bellissima) e che l’industrializzazione del XX secolo ha trasformato in una discarica di oggetti industriali: fabbriche, capannoni, infrastrutture. Roba spesso fatiscente, arrugginita, dismessa. Residuale.

Uno di questi oggetti – un breve tratto di binario, morto sì, ma ancora di grande fascino, parte di una vecchia linea merci – si trova proprio sotto la casa di Matteo. E il piccolo, lo abbiamo già scritto, ama i treni. Ha anche fatto un bel viaggio a New York con i genitori, dove è rimasto affascinato dalla Highway Line, fra Chelsea e Meatpack District: un tempo linea ferroviaria a servizio del porto, poi caduta in disgrazia e prossima allo smantellamento, è stata salvata dalla mobilitazione dei cittadini e trasformata in un parco urbano (nella foto). Oggi offre una splendida passeggiata sopraelevata con vista, abbellita da piante spontanee e opere d’arte.

Matteo è un tipo sveglio. L’assonanza fra la Highway Line e i binari sotto casa, a Fegino, è scattata nella sua mente. E poiché fantasia e coraggio ai bambini non difettano, ha preso carta e penna e ha scritto alla Direzione regionale di Trenitalia, chiedendo che quell’area di via Quartini possa essere salvata dal degrado e trasformata in un parco dove poter giocare. Ha fatto un po’ di fatica a scovare l’indirizzo giusto – mamma e papà l’hanno aiutato, ovviamente – poi ha atteso fiducioso, perché i bimbi hanno fiducia nel domani, perché i bimbi sono domani. E poiché questa è una storia vera, bella, con un sogno dentro che forse diventerà realtà – lo abbiamo già detto – avete già capito che Trenitalia ha risposto. Incredibile, vero?

Quell’azienda ineffabile, contro la quale sbattono quotidianamente i passeggeri d’Italia alla disperata ricerca di informazioni sul treno soppresso o sull’ennesimo ritardo che fa saltare tutte le coincidenze, ha abbassato il suo proverbiale muro di gomma. E, per mano del direttore genovese di Produzione, Marco Torassa, ha inviato una lettera a Matteo. “Gentile famiglia”, ha scritto Torassa, “le scriviamo in merito alla lettera pervenuta presso gli uffici di questa Direzione in data 29 agosto (2016, ndr) scritta dal vostro bambino Matteo, il quale auspicava la trasformazione in area verde del binario dismesso in zona Fegino. Le comunico che è stato effettuato un sopralluogo presso l’area citata e che questa Direzione, proprietaria dell’asset, si è resa disponibile a cedere il tratto interessato al Comune di Genova, come già manifestato con una nota trasmessa al vicesindaco (…) Stefano Bernini, al fine di procedere alla valorizzazione auspicata dal piccolo Matteo”. Grazie per la segnalazione, cordiali saluti, eccetera.

Capito? Trenitalia è pronta a cedere i binari al Comune di Genova. E se il sindaco Marco Doria trova due palanche per comprarli, l’affare è fatto. Ma le buone notizie non finiscono qui. Il gesto di Matteo è diventato esemplare per tutta la comunità di Fegino. La sua maestra ha deciso che coinvolgerà l’intera classe in un progetto di riqualificazione dell’area: ci sarà un altro sopralluogo, stavolta di bambini, si faranno misurazioni, si metteranno giù idee, nero su bianco. E “Il sogno di Matteo” potrebbe diventare anche il nome di un’associazione locale che si occuperà di valorizzare le aree dismesse della Valpolcevera. Un’iniziativa di “cittadinanza attiva“, come viene definita oggi, e sembra quasi un miracolo, anche se fino a 20 anni fa era normale prassi, nei municipi: lavoro dal basso, spunti, proposte, progetti. Matteo, con la sua idea, ha rinverdito una pianta che stava seccando. Chissà se fiorirà presto anche il suo giardino ferroviario. Sarebbe il colmo fermarsi proprio all’ultimo metro, no? E poi, per una volta almeno, vogliamo credere in una storia a lieto fine.

Fulvio Bertamini

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