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Lasciamo gli stereotipi fuori dalle scuole

L'11 febbraio si celebra in tutto il mondo la giornata delle donne e delle ragazze nella scienza. Così si combatte uno degli stereotipi più radicato nelle scuole e in famiglia: che le bambine siano negate per la matematica.

Lasciamo gli stereotipi fuori dalle scuole

Esistono materie scolastiche in cui le bambine sono più abili dei bambini? O, più semplicemente, attitudini che è più facile riscontrare nelle femmine (come la capacità di concentrazione o di adottare un sistema nello studio) che nei maschi? Contro questo stereotipi che vedono le materie scentifiche per i maschi e quelle umanistiche per le bambine, si sta sensibilizzando il mondo dei genitori e della scuola.

In altri termini: nell’apprendimento scolastico si può ragionare secondo stereotipi? Certamente no: questo almeno il punto di vista di Roberta Mariottipsicologa e psicoterapeuta che da oltre vent’anni svolge consulenze anche in ambito scolastico: “Alla luce dei più recenti studi scientifici”, afferma, “non si può generalizzare sostenendo che le femmine siano più portate dei maschi in alcune materie – rispetto allo studio o a qualunque tipo di apprendimento – e viceversa. A parte la differenza nelle connessioni neuronali cerebrali tra uomini e donne, su cui si sono costruiti molti stereotipi, occorre considerare che il cervello non è qualcosa di statico, ma è plastico, ovvero in grado di modificare la sua struttura e perfezionare i suoi circuiti. La neuroplasticità è la capacità del sistema nervoso di mutare in risposta a uno stimolo interno o esterno. Quindi il cervello può sviluppare con l’allenamento diverse funzionalità, sia nei maschi che nelle femmine”.

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Peraltro è vero, secondo la specialista, “che gli stereotipi e le credenze sociali condizionano spesso le nostre scelte in ambito scolastico, determinando l’allenamento per lo sviluppo di un’attitudine rispetto a un’altra. Così, anche se esistono donne come Maryam Mirzakhani, l’iraniana che recentemente ha ottenuto la medaglia Fields, prestigioso riconoscimento internazionale in campo matematico, molti ritengono che i maschi siano più portati ad emergere in campi come, appunto, la matematica e le scienze esatte. E questo probabilmente condiziona le scelte di quella parte dell’universo femminile che decide di puntare su altre abilità”.

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Nello sviluppo delle capacità cognitive, secondo la dottoressa Mariotti, “occorre sempre tener conto dell’influenza dell’ambiente familiare, culturale, sociale, delle motivazioni individuali e degli stereotipi che creano profezie che si auto-realizzano. Basta infatti pensare che un bambino o una bambina non siano portati per la matematica – e sostenerlo – per avere esiti negativi in quella disciplina. L’evidenza scientifica, affermava l’astrofisica Margherita Hack, dimostra che bisogna disinteressarsi agli stereotipi, pur sapendo che esistono”. Quindi, sarebbe opportuno spingere bambini e bambine a misurarsi con ogni disciplina, “fino al momento in cui non emerga cosa è più utile approfondire rispetto alle abilità sviluppate, alle motivazioni e agli interessi, che devono essere il più possibile liberi da condizionamenti di sorta”.

Fulvio Bertamini

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