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Medicine: chi può darle in classe?

In aula molti bambini ci stanno anche otto ore al giorno. Logico sperare che si trovino sempre bene accolti. Ma cosa succede quando hanno un problema di salute, cronico o temporaneo? Chi è titolato a somministrare le medicine?

Medicine: chi può darle in classe?

Le linee guida da seguire per somministrare, anche ogni giorno, medicine a scuola ai bambini che soffrono di una malattia cronica «sono contenute nella Circolare del 25/11/2005, emanata dal Ministero della Pubblica Istruzione insieme al Ministero della Salute (la cosidetta Circolare Storace-Moratti)», chiarisce subito il dottor Giampietro Chiamenti, presidente Fimp (Federazione italiana medici pediatri).

Decide il Dirigente

«La famiglia a ogni avvio dell’anno scolastico deve richiedere al Dirigente scolastico l’autorizzazione a dare le medicine a scuola, secondo le indicazioni dei due ministeri», continua il pediatra. «Alla richiesta va allegato il certificato medico».
«Sta al Dirigente scolastico trovare il modo per garantire che questo succeda, appoggiandosi a personale interno o a figure esterne alla scuola (come gli assistenti sanitari del territorio). I genitori possono anche chiedere di essere loro ad andare a scuola a dare le medicine o delegare una persona di fiducia a farlo». Le indicazioni ci sono e sono chiare, ma non hanno forza vincolante.
«Dunque, come spesso succede nel nostro Paese, ci sono realtà in cui vengono seguite in modo dettagliato ed efficace; altre, invece, in cui la situazione rimane confusa», commenta Chiamenti.
Le Raccomandazioni ministeriali sulla somministrazioni dei farmaci regolano la questione in generale, senza entrare nello specifico delle singole patologie, che presentano ciascuna problematiche diverse.

Medicine per tenere a bada il diabete

«La situazione più diffusa tra i bambini e gli adolescenti è il Diabete di tipo 1, detto anche insulino-dipendente in quanto la sua cura prevede la somministrazione di insulina sotto-cute», spiega Giovanni Lamenza, presidente Agditalia (coordinamento tra le Associazioni Giovani Diabetici Italiane). «Controllare la glicemia e somministrare l’insulina quando serve sono le due operazioni fondamentali richieste a chi si occupa di un bambino diabetico. Oggi, per fortuna, grazie ai progressi della tecnologia, entrambe possono essere eseguite facilmente; specifici sensori cutanei sono in grado di misurare la glicemia senza bisogno di pungere il polpastrello del bambino, mentre l’insulina si somministra con uno speciale apparecchio computerizzato, il microinfusore, su cui basta digitare il dosaggio perché sia iniettata (i ragazzini sanno farlo da soli)».

Diabete nei bambiniQuel che c'è da sapere

Trovare la soluzione migliore

Ma il genitore può chiedere direttamente all’insegnante di eseguire queste operazioni? «Nel 2013 Agditalia, insieme al Ministero della Salute e a quello dell’Istruzione, ha realizzato il Documento Strategico di Intervento Integrato, che dà precise indicazioni a riguardo e che si basa sulle linee guida del 2005 e sui vari Protocolli Regionali stilati durante questi anni», spiega Lamenza. «Per ora lo hanno recepito 7 Regioni: Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lazio, Sicilia, Abruzzo, Umbria e Calabria».
Questo documento propone un intervento condiviso tra tutte le persone interessate, ma «la prima mossa è dei genitori, che chiedono al Dirigente scolastico di organizzare una riunione che coinvolga, oltre alla famiglia, il diabetologo pediatra e un medico, di solito il pediatra di base del bambino», spiega Lamenza. Il diabetologo pediatra spiega la situazione e poi si concorda insieme la modalità migliore per seguire quel bambino.
In concreto tuttavia, la situazione si sta ancora aggiustando: «Non si può dire che dove il protocollo è stato già recepito non ci siano più situazioni critiche, così come esistono isole felici anche nelle Regioni fuori da questa intesa. Perciò consiglio ai genitori di farsi aiutare dall’Associazione di riferimento sul territorio (ce n’è una per ogni Centro di Diabetologia Pediatrica)», conclude il presidente Agditalia.

Epilessia: i genitori fanno rete

«Certe situazioni sono affrontate solo se le famiglie coinvolte fanno fronte comune», constata Rosa Cervellione, presidente della Fie (Federazione Italiana Epilessie). «La prima cosa da fare in questo e negli altri casi è cercare l’appoggio dei genitori con lo stesso problema».
«Il punto cruciale resta ancora la formazione del personale scolastico: solo se si fa rete, chiedendo corsi di formazione specifici, si potrà arrivare all’ormai indispensabile cambiamento della situazione, gestita ancora in modo molto improvvisato».

L’insegnante dà un aiuto prezioso

«Un insegnante attento può notare se il bambino chiede spesso di andare in bagno a far pipì, oppure se ha difficoltà di concentrazione o, ancora, se si stanca già dopo un breve sforzo. Segnali come questi, comunicati tempestivamente alla famiglia, sono preziosi per una diagnosi precoce di una patologia  come il diabete e gli insegnanti possono coglierli ancor prima dei genitori», conclude Lamenza.

di Francesca Mascheroni

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