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Nuovi media: come proteggere i bambini

Dal web alla tv, a volte le immagini trasmettono informazioni distorte: come aiutare i bambini a ‘leggerle’ in modo critico? Ecco alcuni suggerimenti

Nuovi media: come proteggere i bambini

Si fa un gran parlare della diffusione sul web del bullismo e dei discorsi carichi di aggressività. Si afferma la pericolosità delle fake news, le bufale che rischiano di influenzare le nostre scelte. C’è un’attenzione spiccata per la parola, ma si dimentica spesso che oggi i processi di comunicazione si stanno trasferendo soprattutto al campo delle immagini. Che, per loro natura, sono ambigue, soprattutto perché, più delle parole, sembrano fornire una testimonianza ‘oggettiva’ della realtà mentre invece veicolano solo un punto di vista. Niente di nuovo sotto il sole. Già nel lontano 1929 Renè Magritte dipinse una pipa e intitolò l’opera: Ceci n’est pas une pipe. Avvisando così gli osservatori che stavano contemplando non l’oggetto, bensì la sua rappresentazione. Ma se tutto ciò era vero agli inizi del ‘900, quanto è più vero oggi, nell’era del dominio delle immagini e della predominanza dei nuovi media?

Risposte da manuale

Smartphone, tablet, computer e tv. Sono tanti i supporti che inondano i bambini di foto e video. Come proteggerli dai nuovi media? Cominciando a educarli a una coscienza critica sin da piccoli. È quanto proposto nel saggio Educare alle immagini e ai media (Edizioni Spaggiari Junior, 20 euro) curato da Sabrina Bonaccini, direttrice della cooperativa reggiana Coopselios, specializzata nei servizi all’infanzia, con la supervisione di Lorella Zanardo, autrice e scrittrice.
Il testo fornisce una serie di strumenti utili agli educatori di bimbi da 0 a 11 anni, con diversi obiettivi. Fra gli altri, promuovere la comprensione di foto e filmati prodotti dai nuovi media, distinguendo fra finzione e realtà. E coltivare la capacità di gestire l’identità sul web. In pratica, crescere generazioni mediaticamente protagoniste, non succubi delle scelte altrui.
Come centrare il target? Proponendo percorsi didattici ad hoc, da sviluppare in classe, illustrati con una serie di schede pratiche, per replicare un po’ ovunque le esperienze maturate da Coopselios a Reggio Emilia e dintorni con i bimbi del nido, della materna e della primaria. Ecco qualche esempio.

Si muove? Allora è vera

Il percorso intitolato ‘I cartoni animati: tra realtà e finzione’, per i piccoli fra i 24 e i 36 mesi, lavora sull’aspetto più importante della comunicazione per immagini: la differenza fra vero e falso. Che per i bimbi del nido sta nel movimento: per loro Peppa Pig è ‘vera’ in tv o sul computer, perché si muove, è ‘finta’ quando è sotto forma di pupazzo.
Un altro tema caldo veicolato attraverso cartoon, programmi, spot  è quello delle differenze di genere, che ‘imprigionano’ i piccoli in stereotipi. Una dimostrazione viene dall’esito che producono sui bambini più grandi format televisivi in stile ‘Amici’ che, come spiegano gli autori del saggio, «incidono anche sul desiderio di essere famosi, coraggiosi, riconosciuti da tutti, producendo un effetto di identificazione che li porta ad ambire a questi modelli». E che propongono elementi che fanno emergere «la percezione del maschio come potente, forte, coraggioso e in carriera. E della femmina come bella, intelligente e remissiva». Sulle differenze di genere è centrato il percorso ‘Supereroi al maschile e al femminile: immaginari di trasformazioni digitali’, pensato per la fascia d’età dei 3-4 anni.

Andare oltre i diversi stereotipi

Il progetto si svolge in tre tempi. Nel primo si fanno emergere, conversando, i personaggi preferiti dai bambini. I maschi, nell’esperienza di Coopselios, hanno parlato subito dei loro supereroi, descrivendone i vestiti e le avventure. Le bambine, invece, hanno creato un nuovo personaggio, con superpoteri tutti femminili.
«A noi non piace Spiderman! Io ho disegnato Spider-messa, che aspetta un bambino e vive a Cavazzoli», precisa Anita.
Poi, i piccoli hanno cercato le immagini dei personaggi su Internet, hanno fotografato i gadget che di solito portano da casa (magliette, peluche, giocattoli), hanno disegnato. Tutti questi materiali sono stati passati allo scanner e rielaborati con l’utilizzo dell’i-Theatre, sistema interattivo che consente di inventare storie multimediali. A quel punto è cominciata la creazione di storie. Le bimbe hanno intrecciato le avventure della supereroina con racconti di paura, ma anche con vissuti familiari. Anche i maschi hanno introdotto narrazioni personali, mettendo in scena vicende in cui i supereroi prima si sfidano e poi si alleano.
Obiettivo finale del percorso didattico, oltre a sviluppare competenze digitali, è dare l’opportunità ai bambini di mettere a confronto i diversi punti di vista sul genere. Inventando storie in grado di tenere insieme realtà e finzione. L’approccio critico ai nuovi media passa (anche) da qui.

Stereotipi di genereAnche nelle favole?

Nuovi media: la mediazione è necessaria

Ogni percorso deve essere guidato da un educatore. E ogni scheda precisa il tema di fondo, l’età e il numero dei bimbi, le attività, il tipo di linguaggio (grafico, digitale), il ruolo dell’adulto, le competenze da sollecitare, i materiali, il numero e la durata delle lezioni. Fino all’elaborato finale, da condividere con tutto il gruppo.

di Fulvio Bertamini

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