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Rapporto Unesco: per molti bimbi la scuola resta un sogno

Rapporto Unesco: per molti bimbi la scuola resta un sogno

Il sogno di vedere tutti i bambini del mondo che frequentano la scuola elementare dovrà ancora aspettare per diventare realtà. A dichiararlo è un rapporto divulgato nelle ultime ore dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di educazione, scienza e cultura. Secondo in dati in possesso dell’agenzia, infatti, i finanziamenti per l’istruzione non sono adeguati e questo renderà impossibile mantenere la promessa fatta nel 2015 dai leader internazionale. “Entro il 2030 tutti i bambini del mondo potranno almeno imparare a leggere e far di conto” avevano annunciato firmando il documento sugli interventi irrinunciabili da portare avanti. Ma secondo il rapporto Unesco oggi sono almeno 61 milioni i bambini che nel mondo non possono seguire le lezioni di un insegnante e prepararsi per un futuro migliore. Un numero così alto che rende irraggiungibile l’obiettivo previsto. A meno di un cambiamento radicale nei programmi di intervento per l’istruzione, il target di una scuola primaria per ogni bimbo del mondo verrà centrato nel 2042, mentre l’idea di mettere tutti i ragazzi in grado di frequentare una scuola superiore potrebbe concretizzarsi non prima del 2084.

La mappa del disagio

Secondo il rapporto Unesco i paesi dove l’educazione di base rimane un sogno sono quelli più poveri, devastati spesso anche da guerre interne e conflitti. Ad esempio la Nigeria, dove oltre un terzo dei bimbi non frequentano lezioni o la Liberia dove due terzi dei bambini sono privati di questo diritto di base, ma anche il Sud del Sudan, con il 59 per cento dei piccoli esclusi dall’educazione. E poi Mali, Chad, Burkina Faso, Afghanistan. Nazioni nelle quali i bimbi non conoscono libri e studio, anche per colpa del fatto che le aree ricche del mondo non si impegnano abbastanza. Sempre secondo il rapporto Unesco, infatti, i fondi destinati all’educazione non aumentano – come sarebbe logico – ma appaiono in diminuzione e risultano inferiori ai livelli del 2010.

I rischi dell’ignoranza

Eppure, come spiega la relazione dell’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di educazione e scienza, da un’istruzione diffusa non discendono solo prospettive professionali migliori ma anche una salute maggiore e le abilità per costruire società pacifiche e più stabili, decisamente prosperose. Nei paesi dove domina l’ignoranza i conflitti deflagrano più facilmente che in quelli dove esiste una cultura di base maggiore. Una consapevolezza che aveva spinto i leader del mondo a decidere nel lontano 1990 di promuovere campagne per la scolarizzazione. Secondo quel piano si doveva raggiungere l’obiettivo nel 2000, poi la data era stata spostata di quindici anni, lo scorso anno di altri quindici. E adesso la denuncia dell’Unesco lascia pensare che ne serviranno di più e forse, nel migliore dei casi, il livello prefissato sarà toccato nel 2042. Più di cinquant’anni dopo la sua definizione.

di Caterina Belloni

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