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Scuola, la mappa della privacy in 12 punti

Scuola, la mappa della privacy in 12 punti

La scuola è sempre più territorio in cui scorrazzano le nuove tecnologie, dalla lavagna multimediale, che sostituisce quella con il gessetto, al registro elettronico, senza contare tablet e smartphone che possono essere utilizzati come strumento di consultazione e ricerca anche in classe. «È utile essere sempre al passo con l’innovazione, ma è ancora più importante affermare quotidianamente, anche in ambito scolastico, quei principi di civiltà, come la riservatezza e la dignità della persona, che devono sempre essere al centro della formazione del cittadino». Parola del Garante della privacy Antonello Soro, che commenta il vademecumLa scuola a prova di privacy“. Un documento che raccoglie i casi affrontati da questo ufficio con maggiore frequenza e ha l’obiettivo “di fornire elementi di riflessione e approfondimento per i tanti quesiti che vengono posti dalle famiglie e le istituzioni”. L’opuscolo verrà inviato a tutte le scuole ed è scaricabile dal sito www.garanteprivacy.it. Ecco alcuni dei suoi elementi salienti, sintetizzati in 12 punti

Informazioni sulla famiglia: come trattarle

1. Tutte le scuole, pubbliche e private, hanno l’obbligo di far conoscere agli interessati come vengono trattati i loro dati personali. Esistono notizie sensibili, comunque, che gli istituti possono utilizzare: per esempio, quelli sulle origini razziali ed etniche, per favorire l’integrazione degli studenti stranieri; quelli sulle convinzioni religiose, per garantire la libertà di culto; quelli sullo stato di salute, per permettere l’adozione di misure di sostegno agli alunni disabili o con disturbi di apprendimento.

2. Non lede la privacy l’insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale e familiare. Gli insegnanti, comunque, sono chiamati a trovare il giusto equilibrio fra le esigenze della didattica e la tutela dei dati individuali.

I risultati di esami e scrutinii sono pubblici?

3. Gli esiti di scrutini o esami di Stato sono pubblici. Però, nell’esporre i voti, l’istituto scolastico deve evitare di fornire informazioni sullo stato di salute degli studenti o altri dati personali, per esempio il riferimento alle prove differenziate sostenute dagli alunni portatori di handicap.

Come si tutela la privacy e si evitano discriminazioni

4. Nelle circolari e nelle comunicazioni scolastiche non rivolte a destinatari specifici la scuola non deve inserire dati personali che rendano identificabili, per esempio, gli alunni coinvolti in casi di bullismo o altre vicende particolarmente delicate.

5. Non è consentito pubblicare online una circolare con i nomi degli studenti portatori di handicap. Occorre fare attenzione anche ai nominativi degli allievi con dsa (disturbi specifici di apprendimento), che devono essere conosciuti solo dai soggetti legittimati dalla legge, come i professori che devono predisporre il piano didattico personalizzato.

Privacy e pagamento rette scolastiche

6. Gli enti locali che offrono il servizio mensa possono trattare i dati sensibili degli alunni che richiedono pasti speciali, legati per esempio a determinati dettami religiosi o a specifiche condizioni di salute. Invece, non possono essere pubblicati sul sito della scuola i nomi degli alunni i cui genitori sono in ritardo con il pagamento della refezione o della retta. Né può essere diffuso l’elenco degli studenti che usufruiscono gratuitamente della mensa, appartenendo a famiglie con reddito minimo o fasce deboli. Stesso discorso per gli alunni che utilizzano lo scuolabus: i loro nomi, e le rispettive fermate di salita-discesa, non devono essere pubblicati sul web per ragioni di sicurezza.

Cellulari e rischio cyberbullismo a scuola

7. Capitolo cyberbullismo e sexting. È molto importante prestare attenzione in caso si notino comportamenti anomali e fastidiosi su un social network, sui sistemi di messaggistica istantanea o sui siti che garantiscono comunicazioni anonime. Le vittime devono avvisare subito i compagni, i professori, le famiglie e possono chiedere al gestore del social network di intervenire contro eventuali abus, cancellando testi e immagini inappropriate. In caso di violazioni, poi, è bene segnalarle immediatamente alla scuola, al Garante della privacy e alle altre autorità competenti.

8. L’uso di smartphone e altri apparecchi per la registrazione di suoni e immagini è consentito, ma esclusivamente per fini personali e nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte, studenti e/o professori, in particolare delle loro immagine e dignità. Le scuole, comunque, hanno la possibilità di regolare o inibire l’uso dei device elettronici e gli alunni, prima di pubblicare online i dati di altre persone, devono ottenere il consenso informato degli interessati. Video o immagini caricati su blog, social e sistemi di messaggistica istantanea possono essere inoltrati dal destinatario ad altre persone, generando una comunicazione a catena dei dati personali raccolti: una pratica che può dare origine a gravi violazioni del diritto alla riservatezza e può essere sanzionata con ammende e anche penalmente.

La gestione delle foto a gite, pizzate, saggi scolastici

9. Non violano la privacy i video e le foto raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici. Le immagini però devono essere destinate a un ambito familiare o amicale e non alla diffusione online. A meno che le persone ritratte o riprese non abbiano dato il loro consenso informato alla circolazione sul web.

10. Alla stessa stregua, è possibile registrare la lezione solo a scopi personali, per esempio per motivi di studio individuale. Ma ogni altro utilizzo, compresa la diffusione online, richiede il consenso informato di docenti e studenti coinvolti.

Privacy e telecamere

11. Sì ai sistemi di videosorveglianza negli istituti, ma solo quando risultino indispensabili per tutelare l’edificio e i beni scolastici, circoscrivendo le riprese alle sole aree interessate. Le telecamere che inquadrano l’interno di asili e scuole possono essere attivate solo negli orari di chiusura, quindi non in coincidenza con lo svolgimento delle attività scolastiche ed extrascolastiche. Quelle posizionate all’esterno dell’edificio, invece, possono funzionare anche durante l’orario di apertura dell’istituto, ma non devono inquadrare luoghi non pertinenti alla scuola. E la loro presenza va sempre segnalata con appositi cartelli.

12. Non è possibile utilizzare i dati in possesso della scuola per inviare materiale pubblicitario a casa degli studenti.

Fulvio Bertamini

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