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Smartphone in 4… danni

I (gravi) danni che l'uso sconsiderato del cellulare può procurare a un bambino sono quattro: parola di esperto!

Smartphone in 4... danni

Secondo Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti, i danni che l’uso del cellulare in generale, dello smartphone in particolare può procurare a un bambino sono ben quattro. Eccoli nel dettaglio.

Anzitutto lo smartphone è un dispositivo individuale. Per questa ragione determina una desensorializzazione molto significativa,
che sulla vita infantile ha delle conseguenze di isolamento, perché i piccoli si chiudono in casa o in camera anziché stare con i loro coetanei e giocare, come si faceva una volta.

Il secondo rischio è quello della de-esperienzalizzazione, perché il bimbo, per esempio, invece di giocare con l’acqua o sporcarsi con le tempere, tiene lo sguardo fisso su un videoschermo, la sua interfaccia ‘naturale’.

Esiste anche un pericolo neurologico, perché i videoschermi ‘agganciano’ le aree cerebrali del piacere e creano effetti di dipendenza, con conseguenze anche sulla concentrazione.

Infine, l’uso frequente della tastiera provoca un grave danno perché inibisce lo sviluppo della scrittura. Con la tastiera si usa il tocco, ma la scrittura prevede di impugnare una penna per scrivere, un gesto ben diverso e più complesso, che per i bambini di oggi non è così automatico.

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Smartphone: come difendersi dai gruppi

I gruppi Whatsapp, si sa, oggi impazzano. Ma se sono un divertimento per i piccoli, spesso diventano un incubo per i genitori. «Ormai esiste un gruppo per qualunque cosa, dalla parrocchia alla classe, fino alla squadra di calcio, e il cellulare trilla di continuo», conferma la pedagogista Elena Urso. «L’unica scappatoia è rispondere solo quando è davvero importante, evitando di mandare saluti e auguri», continua. I suoi consigli per sopravvivere sono tre: non raccogliere eventuali provocazioni; se ci sono comportamenti spiacevoli farlo presente al coordinatore; non badare a chi usa il gruppo come platea per sfogarsi.
«Certo, si può decidere di non aderire», conclude, «ma occorre farlo con consapevolezza e spiegare la scelta ai propri figli».

di Caterina Belloni

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