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Smartphone: se, come e quando concenderlo

Vogliono usarlo, proprio come fanno i grandi. E come fanno anche molti amichetti, per scambiarsi messaggi o guardare i video. Ma è giusto cedere? E a quali condizioni?

Smartphone: se, come e quando concenderlo

Lo chiedono, lo vogliono, lo reclamano. Il telefonino, ormai, è l’oggetto dei desideri dei bambini sin dai primi anni di vita. Un po’ perché lo vedono sempre nella mani dei genitori, un po’ perché ‘contiene’ video divertenti e a volte serve a parlare con nonni e amici che vivono lontano. E poi i compagni che già lo usano ne raccontano le meraviglie. La tentazione è grande, ma i pericoli non mancano, tanto che la Società italiana di pediatria proponeva già nel 2014 il divieto di utilizzo ai bambini sotto i 10 anni. Anche gli esperti invitano mamme e papà a vigilare. «Il mondo dell’infanzia non c’entra nulla con gli smartphone», esordisce Daniele Novara, pedagogista.

Effetti collaterali

Il rischio che l’uso esagerato del cellulare possa provocare danni ai bambini esiste. «Nel suo libro Demenza digitale (Corbaccio Editore, €19.90 euro), il neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer spiega come un utilizzo eccessivo abbia un’influenza negativa sullo sviluppo cognitivo e possa provocare problemi di relazione e uno sradicamento dalla realtà», conferma lo psicologo Fabio Sbattella, docente all’Università Cattolica di Milano. «Ma visto che i dispositivi digitali e internet fanno parte della nostra vita quotidiana, conviene cercare di usarli al meglio e di insegnare anche ai nostri figli a farlo».

Smartphone: chat, emoticon e filmati

Ma che cosa fanno i bambini delle elementari con lo smartphone? In genere non lo usano per telefonare, ma si concentrano sulla ricerca dei video o si affidano al sistema di messaggistica Whatsapp (che pure sarebbe vietato ai minori di 13 anni, come anche i social media) per contattare gli amici e condividere pensieri, emoticon o fotografie.
In queste operazioni apparentemente semplici, che richiedono però l’uso di Internet, può annidarsi il pericolo di incappare in immagini o messaggi non adatti ai più piccoli. Spetta ai genitori proteggerli, usando ad esempio i sistemi di Parental control. Basta digitare questa voce su un motore di ricerca per trovare il più adatto al sistema operativo del proprio telefono. In genere sono dispositivi gratuiti, da attivare appena si decide che l’apparecchio finirà nelle mani del piccolo.

Telefonini e tablet sin dalla cullaUna ricerca avverte che...

I sistemi per proteggerli sulla rete

Ogni telefonino ha poi nelle impostazioni una voce Restrizioni, che va abilitata per impedire che vengano visti video non adatti all’età, ma anche per evitare che il bimbo scarichi delle applicazioni per errore. Anche molte compagnie telefoniche, che forniscono il collegamento al web, permettono di attivare una forma di parental control che blocca i contenuti non adatti ai minori. Per quanto riguarda i motori di ricerca, ne esistono alcuni specifici per i bambini, come Kiddonet, Chibrow oppure Veliero, mentre quelli generalisti hanno delle modalità di parental control da attivare, sempre sotto le voci impostazioni e restrizioni.
Spesso i genitori sono invitati a compilare delle white list, cioè elenchi di siti e parole chiave approvate. Questo permette di porre dei confini alla ricerca sul web e limitare i rischi, definendo anche il tempo di permanenza massimo su una pagina.
Su Youtube esiste infine una modalità di protezione, in fondo all’homepage, dove inserire delle parole chiave da bloccare, restringendo un po’ il campo della ricerca. Un primo passo, anche se molte novità sono in arrivo, perché per i grandi colossi della rete, da Facebook a Google, la sicurezza dei minori è ormai in cima alle priorità.
Infine, è utile anche controllare la cronologia del motore di ricerca per verificare quali siti sono stati visitati.

Smartphone: regole di comportamento

I genitori possono attivare filtri e limiti, ma il web resta un mondo difficile da imbrigliare. Per questo è importante stabilire delle regole. La prima è la supervisione da parte dell’adulto: quando ‘naviga’, il bimbo dovrebbe sempre essere nella stessa stanza con un genitore. Il tempo di utilizzo, poi, va limitato. «Mezz’ora prima di cena, dopo che si sono finiti i compiti, potrebbe essere un buon compromesso», suggerisce la pedagogista Elena Urso. Ancora, va chiarito che il cellulare non si usa a tavola, né prima di andare a letto e non si leggono i messaggi mentre qualcuno sta parlando. «È necessario che le regole valgano per tutti, perché l’esempio è fondamentale», sottolinea Sbattella.

Valorizzare l’esperienza reale

Secondo lui, è necessario soprattutto che i genitori siano consapevoli del fenomeno e non lo sottovalutino. «I bambini di oggi vengono chiamati nativi digitali perché sono esposti a video e schermi sin dalla nascita, mentre noi adulti da piccoli abbiamo vissuto di più nella vita concreta», continua Sbattella. «Occorre che i genitori aiutino il bambino a valorizzare più l’esperienza reale rispetto a quella virtuale. I piccoli vanno portati fuori, devono toccare la terra, sporcarsi le mani, incontrare amici veri e non solo quelli su whatsapp». Il secondo elemento chiave riguarda il tempo che si trascorre con loro, che deve essere di qualità, per fare in modo che si crei una comunicazione profonda. Per questo, mai usare lo smartphone per tenere impegnati e tranquilli i piccoli.«Ad esempio, quando si va tutti in automobile, lasciare nelle mani dei propri figli il telefono perché non si lamentino, è un errore», sottolinea Sbattella. «Bisogna spronarli a guardare fuori dal finestrino, a osservare il mondo». Insomma, è sempre meglio coinvolgerli e proporre delle alternative. Ma nella vita reale.

di Caterina Belloni

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