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Un bimbo non è un voto. Se ne parla a Varese

Un bimbo non è un voto. Se ne parla a Varese

Nei lontani anni Sessanta, nella scuola elementare “Filippo Schiaffino” di Sestri Ponente (Ge), il maestro Gabriele Paludi, un giovane insegnante pieno di idee innovative, aveva deciso che avrebbe valutato i suoi bambini non con i voti, ma con una serie di giudizi. Che comprendevano non soltanto le materie “classiche” come italiano o matematica, ma anche aspetti legati alla socialità, alla capacità collaborativa del bambino, all’aiuto che era in grado di fornire ai suoi compagni. Un sistema vincente: in classe regnava l’armonia, spesso si facevano lavori collettivi e le interrogazioni erano colloqui a più voci, aperti al contributo di tutti.

Il metodo del maestro Paludi evidentemente ha fatto scuola, anzi “Buona scuola“, se è vero che dal prossimo anno, nelle classi della primaria e della secondaria, per valutare gli studenti non si utilizzeranno più i voti, ma le lettere: dalla A alla E. Una news che però, in fondo, cambia poco la sostanza del problema: la scala alfabetica sostituirà semplicemente quella numerica. E il bimbo che otterrà una A di storia sarà molto gratificato, deluso invece quello che rimedierà una D o una E.

In altri termini, la riforma elude la domanda: ha ancora un senso valutare con voti gli alunni? Se ne parla oggi, venerdì 28 ottobre alle 20,30 in un incontro organizzato presso la scuola MontessoriPercorsi per crescere” di via Maggiora 10 a Calcinate del Pesce (Varese). Parteciperà Davide Tamagnini, sociologo itinerante e maestro in una scuola primaria statale del Piemonte: un insegnante che da tempo ha detto no ai voti. Perché teme che finiscano per cancellare il piacere della scoperta e dell’apprendimento, nei bambini, trascinandoli in una spirale di ansia e competitività.

“Davide usa un sistema alternativo”, ha chiarito Maria Angela Ferioli, presidente della cooperativa Percorsi per Crescere. “Insieme con il collegio docenti ha infatti elaborato una griglia con alcune voci in cui riporta una serie di considerazioni su quello che il bimbo sta facendo: è un documento condiviso anche con la famiglia e con l’alunno. A fine quadrimestre, poi, niente pagella, ma una lettera colloquiale indirizzata al bambino, per parlare dei progressi fatti e dei punti su cui lavorare. I giudizi sono basati non sulla classe, quindi, ma sui passi avanti compiuti da ogni singolo studente, nel pieno rispetto dei tempi di ciascuno”.

Anche nella scuola di Calcinate del Pesce, che applica il metodo Montessori, non si danno voti ai bambini: durante l’anno le maestre lodano il lavoro svolto dagli alunni o indicano loro il percorso da compiere per migliorare negli insegnamenti in cui zoppicano. I voti veri e propri compaiono solo sulla pagella. La struttura è nata come nido nel 1998: poi, per far fronte alle richieste, si è estesa anche alla scuola dell’infanzia e, dal 2006, alla primaria. Per ulteriori informazioni: www.percorsipercrescere.it.

FB.

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