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Volley S3: amici sotto rete

Gioco, facilitazione, flessibilità: così il volley S3 insegna ai bambini a crescere responsabili. Attraverso una rete che non divide, ma unisce!

Volley S3: amici sotto rete

La panchina della nazionale maschile è un lontano ricordo per mister Mauro Berruto, da quasi tre anni sostituito dall’allievo Chicco Blengini. Ma il suo ironico ‘manifesto anti-volley’ è passato alla storia. Perché, spiega, per come è (mal) organizzata la società di oggi, “il volley è quanto di più diabolico e antidemocratico ci sia”. Il passaggio come gesto altruista, disinteressato, ma soprattutto obbligatorio è oltraggio a un periodo storico che insegna a tenersi stretti sogni e privilegi. Il campo da gioco è il più piccolo in assoluto: soltanto 81 metri quadrati per muoversi, in sei, in maniera dannatamente sincronica tra ruoli predefiniti. E dire che ai nostri figli insegniamo la libertà di azione e pensiero.

Nessuno, poi, può schiacciare senza un compagno che alza, nessuno può alzare senza un compagno che riceve: altro che autonomia! Qui siamo nel bel mezzo di una fastidiosa interdipendenza. Insomma la pallavolo è, a tutti gli effetti, uno sport in cui la squadra conta più del singolo, dove condivisione e competenza sono costantemente in campo e l’unione fa la forza. «Tre ottimi motivi per mettersi in gioco in una società che non sempre riconosce il merito e spesso aliena», commenta Davide Mazzanti, allenatore della Nazionale femminile di Volley e responsabile della direzione tecnica del settore femminile. Che poi avverte: «Attenzione: se decidete di farlo praticare ai vostri bambini (nella formula volley S3), sappiate che non torneranno più indietro». E allora tutti sotto rete: sarà (av)vincente!

Volley S3: al di là delle regole

La pallavolo ai più piccoli insegna (solo) a divertirsi. La prima notizia è che il mini volley ha cambiato nome. «Oggi si parla di volley S3», evidenzia subito Mazzanti. «Un acronimo che sta per sport, salute e società. E i cui fondamentali sono il gioco, la facilitazione, la flessibilità». Come dire: l’attività in campo è una spassosa serie di evoluzioni ludiche. Il solo obiettivo è quello di divertirsi e stringere nuove amicizie.
In seconda battuta, le regole… queste sconosciute: i bambini possono, cioè, bloccare la palla e farla persino rimbalzare a terra, cosa che nel volley, quello dei grandi per intenderci, non è lontanamente contemplata. Il numero di giocatori viene, poi, determinato dal numerodi bimbi che partecipano alla lezione e dalla quantità di palloni a disposizione. Per la serie quel che conta è stare bene insieme. La competizione arriverà con l’attività agonistica. «Perché in fondo ci vuole, ma solo quando i bambini hanno maturato più esperienza. Prima devono capire che dalle loro singole azioni può dipendere il successo, o il fallimento, del gruppo: in campo, ma soprattutto fuori».

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Questione di testa

L’intelligenza favorisce la libertà. La pallavolo vede sfidarsi due squadre attraverso una rete. «Impossibile marcare l’avversario», puntualizza coach Mazzanti. «La testa, quindi, prevale sul fisico. Per spiazzare chi ti sta davanti, devi avere una visione di gioco globale. E schierare tutta la tua intelligenza, come capita con gli scacchi: in base allo schema di chi ti sta davanti, costruisci il tuo. Se hai un buon guizzo, vai in scacco prima dell’altro. Quando ti abitui a usare l’acume in palestra, sarà naturale adoperarlo fuori. Una società intelligente è una società migliore».

Al servizio degli altri

«Ci piace essere interdipendenti!». Avere a che fare con i bambini è una responsabilità immensa. «Per loro l’allenatore è una sorta di idolo. È fondamentale, perciò, che sappia trasmettere valori autentici». Uno su tutti l’altruismo. «Per essere vincenti nella singola azione devi coinvolgere la squadra», puntualizza Mazzanti. «Ogni volta sono tre passaggi che, se ben costruiti, portano al punto. Con i bambini, nel volley S3, noi andiamo oltre. Cerchiamo di dare un significato a ogni tocco, indipendentemente dal fatto che possa andare, o meno, a buon fine. Quel che davvero conta è che tutti i nostri piccoli atleti arrivino a capire a cosa serve quell’azione: per il singolo e per il gruppo. Ognuno si sente, quindi, responsabile per se stesso e per gli altri. Tradotto: se faccio bene, faccio stare bene!».

Volley S3: sbagliare è d’obbligo

L’errore tempra e fa crescere tenaci. Quando si comincia con una disciplina, anche solo per gioco, il fallo è da tenere in considerazione. «I bambini rimangono male: vorrebbero fare senza sbagliare. Ai nostri allenatori di volley S3 suggeriamo di insegnare a concentrarsi sul presente per dare il massimo nell’azione che sono chiamati a compiere. Perché quella stessa azione sarà la base della successiva. Un pensiero di troppo come, ad esempio, il timore di fallire, distoglie dal qui e ora.

E rischia di vanificare il lavoro del gruppo. Se ognuno mette il proprio mattoncino, la costruzione finale sarà solida. Ci si distrae e l’errore arriva puntuale? Fa parte del gioco, come il fallimento della vita. Serve rialzarsi e tornare all’attacco senza badare al giudizio (spesso inclemente anche con i più piccoli) degli spettatori che è gratuito. In una parola: out!».

E allora, evviva il manifesto di Berruto che, con sagacia e ironia, ha saputo elevare il volley a sport intelligente, aggregante, altruista. Capace di forgiare i bambini per farne adulti consapevoli, abili a destreggiarsi con onestà di intenti tra difesa e attacco, i fondamentali della quotidianità.

di Chiara Amati – Foto Betty Colombo per Insieme

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