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Convulsioni febbrili: no panic!

Le convulsioni febbrili possono spaventare moltissimo, ma nella maggior parte dei casi sono innocue. Ecco alcune indicazioni da tenere presente per non lasciarsi prendere dall’ansia e affrontarle nel modo più corretto

Convulsioni febbrili: no panic!

I muscoli improvvisamente si irrigidiscono, sono attraversati da scosse. Oppure, al contrario, perdono tono e il bimbo si affloscia privo di conoscenza. Lo sguardo è fisso, perso nel vuoto, a volte gli occhi si rovesciano all’indietro. Pochi minuti, che a mamma e papà sembrano eterni, poi il piccolo si riprende, riacquista coscienza, ma rimane stordito e spesso si addormenta. Così si manifestano le convulsioni febbrili, allarmanti ma di norma innocue.

Convulsioni febbrili:  quelle ‘semplici’ durano poco

«Non sappiamo per quale ragione alcuni bimbi vadano soggetti,una o più volte nel corso della vita, a convulsioni febbrili. Di certo c’è una componente genetica: spesso uno dei genitori o un altro parente stretto del bambino ha manifestato lo stesso disturbo da piccolo», spiega Piero Pavone, pediatra del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania. «In presenza di questa sensibilità, un repentino innalzamento o abbassamento della temperatura può causare una crisi convulsiva. Attenzione, però, le convulsioni non si manifestano tutte le volte che il bimbo predisposto ha la febbre! A volte si presentano con la febbre alta, a volte basta un lieve rialzo della temperatura. E nella maggior parte dei casi la prima crisi è destinata a rimanere un episodio unico».
Le convulsioni febbrili più comuni, e innocue, sono le cosiddette convulsioni semplici, o tipiche. «Durano pochi minuti, di solito da 1 a 3, non più di 5», dice Pavone. «Eventuali scosse riguardano in modo generalizzato tutta la muscolatura e non solo una parte o un lato del corpo. Al termine della crisi, il bambino recupera pienamente lo stato di coscienza, anche se poi tende ad assopirsi».

ConvulsioniCosa sapere

Può sembrare epilessia, ma non lo è

«La convulsione febbrile è una scarica elettrica anomala che coinvolge simultaneamente un gruppo di neuroni, le cellule del sistema nervoso centrale, e interferisce con la normale attività cerebrale», spiega Massimiliano Valeriani, responsabile del reparto di degenza dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. «È dunque una crisi epilettica, ma ciò non significa che il bimbo soffra di epilessia, cioè della malattia cronica caratterizzata dal ripetersi di crisi epilettiche. Nella maggior parte dei casi, un episodio o anche più di un episodio di convulsioni febbrili semplici non segnalano l’esordio di un’epilessia. Vengono e passano, senza conseguenze». Anche la probabilità che una crisi tipica sia sintomo di meningite
è estremamente bassa. «La meningite può provocare convulsioni, ma è riconoscibile anche da altri segni: compromissione dello stato di salute generale, rigidità del collo, gonfiore delle fontanelle, letargia», dice Piero Pavone. «In assenza di questi sintomi, se la convulsione è di breve durata e il piccolo poi torna cosciente, si può escludere il sospetto della malattia».

Quasi sempre è un episodio che resta isolato

Dal 2 al 5% dei bambini nella fascia d’età compresa tra i 6 mesi e i 5-6 anni sperimenta almeno un episodio di convulsioni febbrili. «Nel 70% dei casi, il primo è anche l’unico episodio», osserva Valeriani. «Nel rimanente 30%, la crisi può ripetersi nel corso dello stesso evento febbrile oppure a distanza di mesi o anni. Sperimentare 3 episodi è più raro che 2, sperimentarne 4 è più raro di 3 e così via. Superati i 5-6 anni di solito il problema si risolve spontaneamente. In pochissimi casi la frequenza delle crisi è tale da creare problemi di gestione e comunque il fenomeno cessa con la crescita senza alcuna conseguenza per lo sviluppo neurologico e il benessere del bambino».

FebbreLe paure immotivate

Le crisi atipiche meritano approfondimenti

Ci sono poi crisi convulsive con caratteristiche diverse, che sono meritevoli di un approfondimento diagnostico. Sono le cosiddette convulsioni complesse o atipiche. «A innescarle è sempre un rapido innalzamento o abbassamento della temperatura, anche di pochi gradi, ma durano più a lungo di 5 minuti, anche 10 minuti e oltre», spiega Pavone. «I movimenti involontari non riguardano in modo generale tutto il corpo, ma sono lateralizzati e al termine dell’episodio il bambino può faticare a recuperare del tutto lo stato di coscienza e può manifestare difficoltà di movimento su un lato del corpo. Sono atipiche anche le convulsioni che colpiscono bambini piccolissimi, nei primi mesi di vita, e meritano approfondimento anche quelle che si ripetono con una frequenza molto elevata».

L’articolo completo su Insieme di febbario, in edicola.

di Maria Cristina Valsecchi

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