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Nido, è tempo di iscrizioni

Nido, è tempo di iscrizioni

Il calendario cambia in ogni comune. Ma i primi hanno già cominciato: è ora (o quasi) di iscrivere all’asilo nido i bebè nati dal primo gennaio 2014 in avanti. In città come Roma e Milano è possibile anche una pre-iscrizione per i piccoli la cui nascita è prevista entro il 31 maggio 2016. Meglio pensarci per tempo, facendo bene i conti, con calendario e orari alla mano. E senza mancare agli open day.

I posti aumentano, ma entra solo 1 su 5

Nascono sempre meno bambini e l’offerta – se pur di poco – cresce, quindi in percentuale i posti al nido aumentano: si è passati da una copertura del 12,5% nel 2008 al 20,1% del 2014. “Calano le iscrizioni e le liste d’attesa in certi casi saranno più brevi, ma ciò non toglie che soltanto un bambino su cinque ce la farà a entrare”, osserva Aldo Fortunati, direttore dell’Area Educativa dell’Istituto degli Innocenti di Firenze. “Il tasso di copertura è ancora molto basso rispetto agli utenti potenziali e l’offerta dovrà ancora crescere parecchio prima di riuscire a garantire davvero l’ingresso”. E anche quando il posto si trova, non è detto che sia “accessibile”: sono sempre più numerose le famiglie che il nido non se lo possono permettere.

Fai prima i conti

La retta media per un bimbo iscritto all’asilo nido comunale ammonta a 311 euro al mese. Lo ha calcolato Cittadinanzattiva per una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo ISEE di 19.900 euro. “Prima di iscriversi è meglio verificare le tariffe: i dati del 2015 dicono che il 12% rinuncia al posto ancora prima di cominciare, il 9% dopo qualche mese e il 16% prosegue senza pagare la retta”, afferma Fortunati, che ogni anno coordina il Rapporto di monitoraggio del Piano Nidi. “I nidi pubblici e convenzionati chiedono una retta commisurata al reddito in base all’ISEE della famiglia, mentre i nidi privati prevedono per tutti una tariffa piena senza distinzioni”.

Al Sud si “anticipa” per risparmiare

In queste condizioni, al Sud, dove i nidi scarseggiano così come le risorse delle famiglie, sta lievitando il fenomeno dell’anticipo: chi compie 2 anni entro fine aprile (ma in certi casi anche più tardi), può richiedere per settembre direttamente l’iscrizione alla scuola dell’infanzia. Una scelta che riguarda in media il 5% dei bambini in Italia (percentuale che diminuisce al 3% nel Centro-Nord e aumenta anche intorno al 10% nel Mezzogiorno). “In apparenza è un buon affare: si trova posto a 2 anni spendendo molto meno, tanto che in alcune regioni come la Calabria gli anticipatari sono il doppio rispetto a chi va al nido”, commenta il pedagogista. “In realtà è un ‘affare’ che nasconde dei rischi: bambini in età da nido si ritrovano in una scuola ‘da grandi’, dove le educatrici sono in numero inferiore, l’organizzazione dello spazio è diversa e non ci sono attrezzature ‘da piccoli’, come i fasciatoi”.

Decidere in base a cosa?

Anticipo e sezioni primavera (aggregate a un nido o a una scuola dell’infanzia con accesso dai 24 mesi) a parte, la tipologia di offerta è varia: nido pubblico, convenzionato, privato o aziendale, a tempo pieno o part time, micronido, nido in famiglia o spazio gioco (in cui si può lasciare per qualche ora il bambino dai 12/18 mesi in su). Al momento dell’iscrizione, le idee devono essere chiare. È sempre possibile una rinuncia, ma spesso c’è da pagare almeno in parte una prima rata. “Bisogna decidere in base al calendario e agli orari della struttura rispetto ai tempi di lavoro e di cura a disposizione dei genitori: se non coincidono, si rischia che alla fine il bambino venga ‘sballottato’ da una parte all’altra”, suggerisce Fortunati. “L’età è invece un falso problema: tutte le tipologie di nido possono andare bene, a patto che siano di qualità”.

Non mancare agli open day

Già, la qualità prima di tutto. Ma come verificarla? “È necessario visitare le strutture, sfruttando le occasioni offerte dagli open day, cioè quei giorni in cui il nido è aperto al pubblico, per rendersi conto di com’è”, sostiene l’esperto. “Il tipo di accoglienza, che deve essere personalizzata, è già un buon indicatore.Affidiamoci alla sensazione che dà: se l’ambiente è pulito, i materiali di gioco sono a posto e soprattutto le persone ci piacciono, allora vuol dire che va bene”. Guai a scegliere il nido sulla carta: secondo tutte le ricerche europee, è la qualità del personale a fare la differenza.

di Chiara Sandrucci

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