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Sos morbillo: sì al vaccino!

Roberto Burioni, papà, medico, docente di Microbiologia e Virologia all'Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, non ha dubbi: le vaccinazioni sono per tutti i bambini una grande opportunità di salute. Perché farle lo spiega in questa intervista.

Sos morbillo: sì al vaccino!

Sos morbillo: quasi tre mila casi dall’inizio dell’anno registrati dal bollettino del Ministero della Salute che monitora in tempo reale l’epidemia. Un’attenzione degna di una malattia mortale. Non si è mai visto!
Eppure, negli anni Settanta, quando il vaccino non c’era, in Italia di morbillo morivano 400 bambini all’anno. Non si vede perché le vaccinazioni funzionano. Dal 2014, però, le vaccinazioni contro morbillo (e parotite e rosolia, somministrate assieme) si sono ridotte dal 90 all’85,3%: dieci punti in meno rispetto al necessario per avere la copertura vaccinale. Per questo il Ministero della Salute ha reso di nuovo obbligatorie per l’iscrizione al nido e alla materna tutte le vaccinazioni previste nel calendario: tra queste anche quella contro il morbillo. Ma perché fa paura? E davvero è necessario che tutti si vaccinino? Lo abbiamo chiesto al virologo Roberto Burioni, famoso perché sulla sua pagina Facebook spiega l’importanza dei vaccini.

Perché in Italia le vaccinazioni sono diminuite?

«I vaccini sono vittima del loro stesso successo. Una volta, quando il vicino di casa moriva di morbillo, di difterite o finiva sulla sedia a rotelle per la poliomelite, non c’era bisogno di obbligare i genitori a vaccinare i figli: correvano loro perché la percezione del rischio di quelle malattie era ben chiara. Adesso gli effetti del morbillo non si vedono più e, quindi, ci si dimentica di quanto possano essere gravi. In Inghilterra a interrompere la tendenza a non vaccinare contro il morbillo è stata la scoperta che un ragazzo di 25 anni era morto per questa malattia. Il giorno dopo ai centri vaccinali c’erano le code».

VacciniQuanto sono importanti?

Che legame c’è tra questa tragedia e il calo dei vaccini?

«I virus hanno un punto debole: non vivono per conto loro, hanno bisogno di un ospite in cui riprodursi. Se tutti sono vaccinati, anzi quasi, vale a dire almeno il 95%, il virus del morbillo si diffonde con difficoltà perché quasi nessuno si ammala: è quella che si chiama immunità di gregge o di comunità. Negli Stati Uniti dal 2000 al 2014 c’era l’immunità di gregge contro il morbillo perché i vaccinati erano molti e, di conseguenza, non c’è stato alcun caso di morbillo se non quelli che arrivavano da fuori con un’incubazione da morbillo, ma che non riuscivano a contagiare nessun altro. Nel 2014, a causa del calo delle vaccinazioni, l’immunità si è persa. Così è accaduto che un bimbo inglese è arrivato a Disneyland, ha trovato intorno a sé una popolazione non sufficientemente vaccinata, è partita un’epidemia che ha contato molte centinaia di casi. Una ragazza di 28 anni, con malattia autoimmune, ha preso il morbillo ed è morta».

Sos morbillo: l’immunità di gregge è un’invenzione?

«Io so che negli anni Settanta, prima del vaccino, in Italia morivano per morbillo 400 bambini all’anno, ora non più… Un virus, per potersi replicare, deve infettare un’altra persona. Se un malato arriva in una comunità dove solo il 50% è vaccinato, il virus si replicherà, ma se arriva in una comunità dove il 98% è vaccinato potrà al massimo infettare una persona, senza replicarsi. Motivo per cui non ci sarà trasmissione della malattia. È quello che è successo, in Inghilterra, con la meningite di tipo C. Con più di 1500 casi ogni anno, nel 1999 è stato messo a punto un vaccino molto efficace e la gente ha aderito con entusiasmo alla chiamata alla vaccinazione: in pochissimo, i casi sono passati da 1500 a 14. Non si sono ammalati neppure i non vaccinati perché, grazie all’immunità di gregge, il batterio non riusciva più a circolare tra la popolazione».

Il morbillo è ancora quiCosa c'è da sapere

Non è meglio farsi gli anticorpi con le malattie vere, come è sempre stato?

«Certo, facciamo una bella selezione naturale: chi ha gli anticorpi per sopravvivere, sopravvive e gli altri pazienza! Ma chi lo dice ai genitori di quei bambini contagiati prima dell’epoca in cui potevano essere vaccinati? O che non possono proprio vaccinarsi, come chi segue terapie oncologiche? L’epidemiologia della malattia è cambiata: quando nessuno si vaccinava, il 98% delle persone contraeva la malattia da bambino perché è tanto contagiosa. Adesso circola molto di meno e chi non è vaccinato è davvero a rischio, anche da grande. Pensiamo ai malati di tumore: oggi il 95% dei bambini che hanno una leucemia acuta riesce a guarire, ma la malattia indebolisce il sistema immunitario e non consente la vaccinazione. Questi bambini, però, hanno il diritto di frequentare la scuola in tutta sicurezza! Ma se nella scuola di quei bambini ci sono compagni non vaccinati, virus come il morbillo o la pertosse possono circolare con conseguenze catastrofiche».

Bambini immunodepressiQuali rischi corrono?

Anche la varicella, ora tra i vaccini obbligatori, è così pericolosa?

«La varicella è sicuramente una malattia meno grave, ma non trascurabile. Nella gran parte dei casi decorre in maniera benigna, ma può causare problemi. Se, ad esempio, una donna arriva alla gravidanza senza aver mai avuto
la varicella e senza essere mai stata vaccinata, non potrà trasferire al suo bambino gli anticorpi contro la varicella. Quindi il figlio, dal primo giorno di vita, non avrà alcuna protezione e potrà contrarre la malattia, che in età neonatale può avere conseguenze tragiche. Lo stesso vale per tutte le altre malattie infettive, naturalmente: la gran parte della protezione del neonato dagli agenti infettivi viene data dalla mamma che, durante la gravidanza, trasferisce al feto i suoi anticorpi. Ma nessuno può donare quello che non ha!».

Non per tutte le malattie c’è rischio di contagio. Esempio: il tetano non si diffonde da una persona all’altra…

«È vero, il tetano non è una malattia contagiosa. Dunque l’effetto del vaccino è solo per chi lo fa. Ma perché i bambini non devono avere tutti gli stessi diritti, al di là della famiglia in cui sono nati? La legge non è solo un’imposizione. È un simbolo, dice quello che è giusto o non giusto fare. Molti dicono: io da piccolo ho avuto il morbillo o gli orecchioni e sono ancora qui. Anch’io, da giovane, andavo in macchina senza seggiolino e sono ancora qui. Ma con questo non sosterrei mai che i seggiolini siano inutili».

Ma perché l’Italia obbliga ai vaccini e altri Paesi no?

«Ci sono Paesi come la Svezia dove si vaccina il 97% della popolazione: in questa situazione è inutile obbligare
le persone a fare quello che già fanno volontariamente. Chi si vaccina non protegge solo se stesso, ma, come ho già detto, contribuisce a proteggere gli altri. Insomma, vaccinarsi è un grande atto di responsabilità sociale. Per questo non deve essere consentito a nessuno di fare una scelta che metta in pericolo la vita degli altri. Io non posso pretendere di andare a 250 km in autostrada o di guidare ubriaco, perché metto in pericolo non solo me stesso e i miei passeggeri, ma anche gli automobilisti che si trovano accidentalmente sul mio cammino. Certo, sarebbe meglio che la gente si convincesse da sola del fatto che non bisogna guidare ubriachi. E, allo stesso modo, fosse consapevole che bisogna vaccinarsi. Siccome non sempre è così, ci vuole una legge che ci obblighi».

Parliamo dei rischi ora. È noto che, in certi casi, ci sono gravi controindicazioni…

Come tutte le cose del mondo, anche i vaccini comportano rischi. Ma i vaccini dell’infanzia che si usano ora sono tra le sostanze più sicure. La maggior parte di essi sono vaccini morti (l’esavalente contro l’epatite B, poliomelite, tetano, difterite, emofilo e pertosse; il meningococco, lo pneumococco e il papilloma). Sono meno efficaci di quelli con microrganismi vivi e per questo devono essere ripetuti più volte, ma sono sicurissimi. Gli altri, il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (Mpr) e la varicella, sono vaccini a virus vivo attenuato, sono più potenti, ma un poco più problematici, soprattutto per chi ha un sistema immunitario molto indebolito. Per questo è importante l’immunità di gregge: così chi potrebbe avere qualche problema a farli non li fa, ma è tranquillo lo stesso perché è protetto dalla vaccinazione altrui».

Vaccino contro la varicellaSì o no?

Se non ci sono rischi, perché esiste una legge per rimborsare i danni da vaccinazione?

«Quella legge è stata approvata negli anni Novanta, quando contro la poliomelite si usava un vaccino vivo e attenuato, che in un caso su 700 mila poteva causare una poliomelite anche mortale. Questo vaccino è stato, però, fondamentale perché ha fatto passare i malati di polio da 8 mila all’anno a zero. È chiaro che, una volta ridotta in modo drastico la circolazione del virus, anche quel caso su 700 mila non era accettabile per cui, nel 2002, si è passati a un vaccino che è meno efficace, ma più sicuro. Se, però, dovesse tornare la poliomelite perché stiamo vaccinando poco dovremmo ricorrere di nuovo a quel vecchio vaccino, più efficace, ma più pericoloso. Il modo migliore per non avere danni da vaccinazioni è vaccinarci tutti quanti con i vaccini che abbiamo adesso».

Decreto vacciniCosa c'è di nuovo

Imporre i vaccini per legge è un bene per la collettività, ma pure per le case farmaceutiche…

«Le case farmaceutiche non sono enti di beneficenza e perseguono il profitto. Però, guardiamo i numeri: nel 2015 il fatturato di tutti i vaccini, compresi quelli influenzali, è stato di 319 milioni di euro; il fatturato di una sola malattia per la quale non c’è il vaccino, l’epatite C, è stato di 1 miliardo e 700 milioni di euro. I vaccini rappresentano l’1,4% della spesa sanitaria. I vaccini hanno un grande impatto emotivo, ma non un grande impatto economico».

Ulteriori approfondimenti su Insieme di luglio da pagina 30.

di Alessandra Bonetti

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