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8 passi per rimettere ordine la casa

8 passi per rimettere ordine la casa

Quando nasce un bambino, chi può mai pensare a rimettere in ordine la casa? Cambiano i ritmi, le esigenze ma anche gli spazi. La casa si trasforma e dopo un po’ un appartamento curato e ordinato diventa un luogo di caos e accumulo. Gli oggetti sono difficili da trovare e organizzarsi diventa uno stress. Ma quando il bambino ha due anni e ormai i genitori si sono stabilizzati, si può anzi si deve eliminare quanto non serve più. In inglese, decluttering.

Eliminare cosa non serve per ritrovare l’armonia

Proprio decluttering, infatti, è la parola chiave del modello lanciato dalla giapponese Marie Kondo in di due bestseller che stanno modificando il modo di riordinare la casa. Le otto regole che qui seguono sono proprio tratte dalla sua filosofia, per restituire un senso  e un equilibrio ai propri spazi.

Tempi e spazi dedicati per fare ordine

1° PASSO: Agire da soli. Mandare i bambini dai nonni o  cominciare la riorganizzazione quando sono a scuola. Averli intorno significa non poter scartare nulla e perdere un’infinità di tempo.

2° PASSO:  Fissare dei tempi precisi. Per il decluttering bisogna essere metodici. O un paio di fine settimana oppure mezz’ora al giorno per più giorni. Ma stabilire sin dall’inizio quando applicarcisi.

3° PASSO:: Procedere per ambiti e non per locali. Quindi prima lavorare sui vestiti, poi sui libri, poi sulle fotografie e solo alla fine su suppellettili e giocattoli, che sono la parte più difficile.

Eliminare cosa non serve : i pensieri che aiutano

4° PASSO: La nostalgia è una nemica da tener lontana. Quando si decide di buttare le vecchie agende o i biglietti di auguri, si deve cercare di non aprirli. Trovare una dedica, una grafia cara, un disegno porterà a rimuginare su momenti passati e infilare nel cestino ciò che ha ricordato gioie ed emozioni è obiettivamente impossibile.

5° PASSO: Seguire un metodo preciso, che vale per i vestiti  ma anche per i giocattoli o le suppellettili: circondarsi di cose che danno gioia e sono rappresentative  di se stessi.  Le scarpe comperate in saldo, perché erano un affare, ma che non sono state mai indossate perché fuori dal proprio stile, possono finire in un cassonetto o essere regalate a qualche zia o amica. Allo stesso modo, quei peluche e giochi in scatola ereditati dai cuginetti, e mai considerati dai  figli, devono trovare una destinazione diversa. In fondo fare decluttering significa anche ragionare sulle cose, esaminando quanto interessa e piace.

Eliminare le cose che non servono: il capitolo vestiti

6° PASSO Un trucco per gestire meglio i capi di abbigliamento esiste. Marie Kondo ha inventato la piegatura verticale. In sostanza maglie, camicie, canottiere e calze vengono piegate fino a diventare piccoli quadretti poi vanno infilati nei cassetti in verticale, possibilmente dentro box come le scatole da scarpe. che comprimono i capi lasciandoli però riconoscere dalla parte laterale. Il risultato è anche piacevole alla vista, perché ricorda un origami di stoffa, ma soprattutto permette di avere tutto ben organizzato, con soltanto giacche, gonne e vestiti ben appesi e il resto piegato in modo che sia facile acchiapparlo dal cassetto senza rimuovere nessun altro capo.

7° PASSO: Il  sistema più efficace per procedere allo sgombero è quello dei quattro scatoloni. In uno andranno le cose da tenere assolutamente; nel secondo quelle da buttare: nel terzo quelle da regalare o scambiare. L’ultimo scatolone è il più delicato, perché è quello del dubbio. Ci sono oggetti o abiti su cui non si hanno le idee chiare. La loro destinazione è il “limbo”. Ci possono rimanere per circa un mese. A tempo scaduto, ciò che era nella scatola e non è stato mai preso, cercato, guardato o desiderato, va decisamente nel bidone; il resto, invece deve essere salvato.

8° PASSO: L’eliminazione del superfluo può avvenire in tanti modi. Al di là della raccolta differenziata, o prima di essa, c’ è la vendita su Internet o nei mercati dell’usato. Poi arriva lo swap party con gli amici, cioè un’occasione in cui ciascuno porta ciò che vuole eliminare e al suo posto prende dagli altri ciò che di cui aveva bisogno. La terza possibilità è la donazione, a parenti, amici, associazioni caritatevoli, la biblioteca di quartiere nel caso dei libri. Una ultima opzione che  fa  sentire bene.

Caterina Belloni

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