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S.O.S. animali: come adottare un trovatello

S.O.S. animali: come adottare un trovatello

Chi sa resistere al desiderio di adottare un cane o un gatto,  che si incontra abbandonato? Di certo pochissimi dei nostri bambini che in genere stravedono per gli amici cuccioli , anche se non conoscono bene le loro esigenze.

C’è un cane abbandonato per strada

Troviamo un cane per strada: è senza collare e ci segue. Fare amicizia è spontaneo, affezionarsi è questione di poco. Ed ecco la fatidica domanda: «Lo portiamo a casa con noi?»

«Per poterlo fare, bisogna assicurarsi che davvero non abbia proprietario, o che sia stato abbandonato», risponde la dottoressa Borrione.«La cosa corretta da fare è segnalarlo alle autorità competenti (Polizia municipale, Carabinieri): spetta a loro contattare la struttura che si occupa, in quella zona, del recupero di questi cagnolini. Qui verrà verificata la presenza di microchip: si tratta di un piccolo dispositivo sottocutaneo che tutti i cani di proprietà, per legge, dovrebbero avere; una sorta di “carta di identità”, in cui sono contenuti tutti i dati dell’animale».

Cosa fare prima di adottare il cane

A questo punto, se il cane dovesse risultare senza proprietario o in stato di abbandono, possiamo tenerlo con noi? «Non ancora», dice la veterinaria. «La legge prevede che rimanga per 10 giorni in una struttura sanitaria, in modo che sia valutato il suo stato di salute e possano essere presi i provvedimenti necessari in caso di qualche problema. Trascorso questo periodo, il cagnolino è finalmente adottabile». Il consiglio è quello di far presente subito al personale della struttura la nostra intenzione e aspettare con pazienza: «Durante il periodo di controllo, potremo anche andare a chiedere informazioni», commenta l’esperta. «In ogni caso, però, conviene preparare il bambino sul fatto che il proprietario potrebbe farsi vivo e andare a riprenderlo: meglio non crearsi troppe aspettative».

Come adottare un gatto trovatello

Adottare un gattino è molto più semplice: «In questo caso, non c’è alcun vincolo o divieto», osserva la dottoressa Borrione. «Possiamo tranquillamente farlo diventare il “nostro” gatto fin da subito e fargli applicare un microchip, se lo desideriamo».

Come approcciarlo? E quali accorgimenti prendere per non correre rischi dal punto di vista della salute? «L’approccio dipende dal carattere del micio: ci sono gatti randagi molto diffidenti, altri invece che si lasciano avvicinare e coccolare con molta facilità», risponde l’esperta. «Se ci sembra che anche l’animale sia propenso a stare con noi, il consiglio è quello di fissare al più presto una visita dal veterinario, che ne valuterà lo stato di salute, provvederà alla sverminazione e applicherà gli adeguati prodotti parassitari».

Attenzione, perché anche se a prima vista l’animale appare in piena salute, in realtà potrebbe non essere così: «I parassiti, anche quelli esterni, come acari o pidocchi, potrebbero sfuggire a un occhio poco esperto», sottolinea la veterinaria. «Il gatto, inoltre, potrebbe essere portatore sano di dermatofitosi, micosi cutanee trasmissibili all’uomo. Lo specialista verificherà anche questa possibilità, in modo che il gattino possa entrare in casa nostra e stare a contatto col bambino senza problemi».

Francesca Mascheroni

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