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Animale domestico: come dire che sta male

Può trattarsi di un disturbo da niente, ma anche di una malattia più grave e, talvolta, di morte. Come comportarsi in questi casi? Meglio rendere il bambino partecipe di quel che sta accadendo o evitargli i dettagli, almeno i più dolorosi?

Animale domestico: come dire che sta male

Prima o dopo capita a tutti. E allora, come comunicare ai figli la morte del nostro amatissimo animale domestico? Innazitutto tenendo presente che l’età più ‘critica’ per il bimbo è intorno ai 7-8 anni, quando cioè è in grado di comprendere le cose, ma non ha ancora gli strumenti per far fronte a emozioni intense. Per questo, stiamo attenti a non dirgli tutto subito: diamogli anzi il tempo di esprimere ed elaborare ciò che sente. Ad esempio così.

Se succede all’improvviso

Quando la scomparsa dell’animale domestico avviene dopo una malattia, in un certo senso le cose sono più facili. Se, invece, la morte è improvvisa, per esempio a causa di un incidente? «Anche in questo caso bisogna dire la verità al bambino e aiutarlo ad affrontare il dolore, senza evitarlo», commenta la psicopedagogista Elena Zighetti. Possiamo eventualmente rimandare la notizia di 24 ore, giusto per prendere il tempo per prepararci e per prepararlo all’evento, ma senza aspettare troppo. È bene che a parlargliene siano mamma o papà. Non deleghiamo ad altri questo compito, anche se costa fatica».

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Serve sempre delicatezza

Parliamo con lui. «Se l’animale domestico si ammala e il piccolo ci chiede che cos’ha, rispondiamo tranquillamente alla sua domanda. Lui ha bisogno di capire», continua Elena Zighetti. «Se necessario, aiutiamoci facendogli un disegno o uno schema che lo aiuti a comprendere meglio la situazione (che cosa non funziona?) e a concretizzarla nella sua mente». Più l’animale domestico è piccolo, più la tendenza dei genitori è quella di nascondere la verità al bambino. Magari, sostituendo a sua insaputa l’animale con uno nuovo. «Personalmente sono contraria a questa scelta», osserva la veterinaria Elena Borrione. «Forse può funzionare con bambini molto piccoli, di 2-3 anni. Ma il rischio, con quelli più grandicelli, è che si accorgano della bugia o si facciano idee distorte in proposito. Meglio dire la verità». Una buona idea, quando si adotta un animale domestico, è informare subito il bambino sulle caratteristiche della specie, comprese le aspettative sulla durata di vita. «Un coniglietto, per esempio, vive in genere 8-9 anni», osserva la veterinaria. «Spiegarlo al bambino, a mano a mano che cresce (“Ora ha 4 anni, che corrisponde piùo meno all’età del nonno”), può aiutarlo ad accettare fin dall’inizio come qualcosa di naturale l’idea di ciò che potrà accadere in futuro».

Animale domestico: che bei ricordi

Un modo per attenuare la nostalgia di Fido, Micio o di un qualsivoglia animale domestico che non c’è più? «Riattiviamo i ricordi con il bambino: quando l’abbiamo portato a casa ancora piccino, gli episodi buffi, le cose che era solito fare…», suggerisce ancora Elena Zighetti. «Possiamo anche guardare insieme foto o video che lo riguardano. È un modo per aiutarlo a ‘tirar fuori’ quello che sente e a mitigare, almeno in parte, l’assenza dell’animale».

di Francesca Mascheroni

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