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Animali come figli: è giusto?

Animali come figli: è giusto?

Oggi in molte famiglie gli animali domestici sono considerati alla stregua di figli, con il pelo. Li si coccola, li si vizia e si finisce per attribuirgli desideri umani. Ma siamo sicuri di non sbagliare?

Gli animali – figli  si lasciano amare senza fare storie

«Oggi in Italia l’80% delle persone che vivono con un peloso ammettono di considerarlo proprio così, come un figlio», conferma Guido Guerzoni, docente di Museum management alla Bocconi e autore di “Pets. Come gli animali domestici hanno invaso la nostra vita e i nostri cuori” (Feltrinelli editore). «Diciamo che è un po’ il risultato di quel processo di umanizzazione degli animali che si è compiuto da una quindicina d’anni a questa parte». Le motivazioni? Sono diverse, ma l’autore coglie un risvolto psicologico che probabilmente è al centro di questo fenomeno e che dovrebbe farci riflettere: «In un mondo in cui le relazioni sentimentali sono sempre più brevi e i rapporti con gli altri sempre più mediati dalla tecnologia, quella dei pets è una presenza calda, fisica, autentica…», osserva Guerzoni. «Diventano per noi una sorta di àncora, di stabilizzatori affettivi. Sono gli unici a starci sempre vicini, esprimendo ogni giorno il loro amore nei nostri confronti come fosse sempre la prima volta».

Animali-figli: il gatto non è uguale al cane

Gli “eccessi” di umanizzazione in genere si fanno più verso i cani, specie se di piccola taglia. «Il gatto, a parte casi particolari, certe cose non te le permette», commenta Luca Calderisi, medico veterinario comportamentalista a Lucca. «L’errore più frequente che si commette verso i gatti è piuttosto quello di pensarlo simile al cane. Invece non è così: hanno caratteristiche molto differenti, così come diverso è il loro modo di comunicare. Se lo si ignora si rischiano grossi fraintendimenti, che rendono più complicata la convivenza».

Le coccole non sono sempre una buona idea

Ci sono gatti più coccoloni, altri meno. «In linea di massima, però, il gatto pone dei limiti e te lo fa capire», osserva Luca Calderisi. «Se mentre lo stiamo accarezzando ci ferma con la zampa o con un piccolo morso, ci sta dicendo “Non esagerare”. Conviene dargli retta». Un esagerato contatto fisico e uno “stare sempre insieme” non è una buona cosa nemmeno per il cane, anche se quest’ultimo dimostra di gradirlo: «In realtà, gli crea un forte senso di dipendenza», osserva Costanza De Palma, etologa comportamentalista a Roma. «La conseguenza sarà un cane insicuro e incapace di stare lontano dal proprietario».

In vacanza o a casa? Le scelte con il gatto

Quando la famiglia parte per le vacanze la cosa migliore può sembrare quella di portare con sé il proprio amico peloso: «Ma se questo è ottimo per il cane, non lo è altrettanto per il gatto», afferma Luca Calderisi. «Toglierlo da suo territorio, in cui ha già marcato le varie zone della sua quotidianità (dove mangia, dove fa i bisogni, dove dorme…) significa creargli un disagio, costringerlo a fare tutto daccapo. La cosa migliore sarebbe lasciarlo a casa da solo, con una buona provvista di cibo e una persona di fiducia che quotidianamente vada a controllare che tutto sia a posto».

Evitare i capricci con il cibo

Non ti piace questo? Ti do quest’altro. E quell’altro ancora. E il biscottino. E lo snack. Anche assecondarlo troppo con il cibo crea uno squilibrio che può portare il cane o il gatto a fare capricci, proprio come un bambino.«Va bene una certa attenzione ai suoi gusti, ma senza esagerare», osserva Costanza De Palma. Anche il comportamento all’ora del pasto è importante: «Il cane è perfettamente in grado di imparare la regola “mettiti seduto e, quando sei composto, ti do il pasto”. Lo stesso vale quando è il proprietario, che sta mangiando. Se lo si lascia fare quello che vuole si sentirà autorizzato a disturbare e ad alzarsi sulle due zampe per mettere il muso sulla tavola».

Cosa si rischia a tenerli in braccio

È un errore che si commette soprattutto con i cani molto piccoli, come i chiwawa. «Ma in questo modo si rischia di dargli troppa autorità e di creare in lui un atteggiamento di superiorità», commenta Costanza De Palma. «La conseguenza può essere che voglia dominare il proprietario, facendogli fare quello che vuole, con tutta una serie di atteggiamenti prepotenti come abbaiare o fare i bisogni se il proprietario sta uscendo o in sua assenza, mordergli le caviglie quando sta al telefono, e così via». Lo squilibrio nella relazione si può creare anche con altri cani, specie di taglia grossa: «Se lo prendiamo in braccio non appena ne incontra uno, temendo che possa fargli del male, gli creiamo la convinzione di essere lui il più forte», dice la comportamentalista. «Diventerà dispettoso e attaccabrighe. È importante, invece, che impari a relazionarsi correttamente con gli altri cani e a cavarsela da solo se c’è bisogno».

Dormire nel lettone: sì o no?

Sull’argomento ci sono due vere e proprie scuole di pensiero: favorevole e contraria. «Direi che è una scelta del proprietario, purchè ci sia coerenza», commenta Costanza De Palma. «Permettergli di dormire nel letto solo in certe occasioni (magari quando il partner non c’è) non ha senso e lo disorienta».

Come affrontare le paure

Il cucciolo ha paura dell’aspirapolvere. Che fare? «Bisogna abituarlo piano piano: farglielo vedere spento, poi acceso ma senza muoverlo, poi in funzione ad una certa distanza, e così via», suggerisce la comportamentalista. «Di fronte a qualsiasi paura del cane, comunque, la cosa migliore è che il proprietario si mostri tranquillo. In questo modo gli trasmette il messaggio: “E’ tutto a posto”. Se invece lo consoliamo e cerchiamo di rassicurarlo è come se gli dicessimo: “Poverino, hai ragione ad avere paura…”».

E se invece è il gatto che, in casa, è spaventato da qualcosa? «Basta lasciargli semplicemente la possibilità di andare a nascondersi», dice Luca Calderisi. «Sarà lui ad uscire dal suo nascondiglio, quando si sarà tranquillizzato».

Francesca Mascheroni

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