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Cane: se non sta bene

Il 26 settembre ricorre la Giornata Mondiale del Cane. Cosa capita se si ammala? Cosa dobbiamo dire al nostro bambino? Che si tratti di un piccolo disturbo o di una malattia più grave, ecco le strategie giuste per dire la verità senza urtare la sensibilità dei più piccoli.

Cane: se non sta bene

Quando ci si accinge ad accogliere un cucciolo di cane, ma non solo, in famiglia, in prospettiva non ci si pensa. Eppure, capita spesso che il primo approccio del bambino con la malattia e con la morte avvenga attraverso l’esperienza con il proprio animale domestico. Quale atteggiamento è meglio tenere in questa circostanza?

Mentire non serve

Innanzitutto, diciamo la verità sulla malattia. «In genere, quando l’animale di casa, nello specifico un cane, ha un disturbo serio, la tendenza dei genitori è di cercare di proteggere il bambino, sminuendo la gravità della situazione con frasi quali: “Non sta così male, ora lo portiamo dal veterinario che sistemerà tutto”», commenta Elena Borrione, medico veterinario esperta in comportamento animale a Torino e provincia. «Se non siamo più che sicuri dell’evolvere in positivo del disturbo, però, è meglio evitare un atteggiamento di questo tipo: può funzionare sul momento, ma alla lunga si rivelerà inutile e dannoso. La malattia, anche quella di un animale, è sicuramente un evento doloroso, ma con le parole adeguate può essere compresa anche da un bambino piccolo. La prima regola, quindi, è non fare promesse che non si è sicuri di poter mantenere. Se nostro figlio ci chiede: “Ma il cane guarirà?”, possiamo semplicemente rispondergli: “Noi ce la metteremo tutta, ma ora non lo possiamo sapere”».

Animali domesticiPerché sì

Cambiare le abitudini

È chiaro che, a seconda della malattia o del tipo di intervento subìto da Micio o da Fido, la quotidianità dovrà essere rimodulata in base alle sue nuove esigenze. «Può darsi che, per un po’, il nostro amico cane non riesca a salire le scale, o che gli capiti di sporcare in casa o, semplicemente, che abbia bisogno di riposare molto», commenta la veterinaria. «È importante che anche il bambino sia consapevole di questo e si adegui a quanto sta accadendo. Per esempio, dovrà evitare di sollecitare l’animale a fare giochi scatenati. Insegniamogli altri modi per stargli vicino, quali accarezzarlo o parlargli, proprio come fanno con lui mamma e papà quando non si sente bene».

Con l’esempio impara a prendersi cura

Può anche capitare che, a causa della malattia del nostro cane, non si possa fare qualcosa che si era programmato da tempo o non si possano invitare gli amichetti a casa. Questo può provocare nel bambino sentimenti di rabbia o di rancore nei confronti dell’animale, che vanno messi in conto. È importante parlarne e, come sempre, l’esempio dei genitori è fondamentale. È da loro che il piccolo impara quanto sia importante ‘prendersi cura di’. Lui stesso può essere coinvolto e reso partecipe nei gesti di attenzione quotidiana che la malattia richiede: la somministrazione di una medicina, il cambio di una fasciatura. «Se i genitori per primi trasmettono amore e serenità nel vivere questa situazione e nel farsi carico delle debolezze e della fragilità che la malattia sempre comporta, anche il bambino sarà stimolato a farlo», osserva l’esperta.

Come aiutarlo a superare la perdita

Se la situazione dovesse volgere al peggio? «Anche in questo caso, il suggerimento è spiegare al bimbo cosa sta accadendo, naturalmente con parole adeguate», dice la veterinaria. «Se è necessario ricorrere all’eutanasia, per esempio, gli si potrà dire che abbiamo deciso di addormentarlo per non farlo soffrire più. L’importante è sottolineare che anche questa è una scelta d’amore, che è stata fatta pensando sia la cosa migliore per l’animale, non certo per liberarci di lui». Una domanda che dobbiamo aspettarci è: “ma adesso dov’è?”. «Ognuno risponderà secondo i propri valori», commenta Elena Zighetti, psicopedagogista a Milano. «In ogni modo, può essere utile organizzare un piccolo rito di commiato, che consenta di concretizzare ciò che è accaduto e di dare un ultimo saluto al nostro amico peloso. Per esempio, si può invitare il bambino a fare un disegno o a scrivere qualcosa che vorrebbe dirgli, oppure si può decidere di seppellire da qualche parte del giardino un oggetto che gli apparteneva (un gioco, il guinzaglio) e magari lo stesso disegno».

Cane: un altro cucciolo?

Può essere effettivamente una buona idea prendere subito un nuovo cane? «In base alla mia esperienza, direi che il 99 per cento delle persone che ha vissuto la perdita di un animale afferma, almeno in un primo momento, di non volerne più per non soffrire ancora», risponde Borrione. «Poi, li vedo arrivare nel mio studio con un nuovo cucciolo, a volte dopo un mese soltanto. Questo perché l’elaborazione del lutto è estremamente personale, ognuno ha i suoi tempi. Il suggerimento che mi sento di dare, in questo caso, è di optare per un cane o un gatto di una razza diversa. Avrà caratteristiche differenti, un altro nome rispetto al precedente». In questo modo, il messaggio che arriva al bambino sarà: il nostro amico a quattro zampe è stato e resterà per sempre unico. Deve essere chiaro che non stiamo sostituendo nessuno. Semplicemente, siamo pronti ad aprire la nostra casa e il nostro cuore a un nuovo amico».

di Francesca Mascheroni

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